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Lo stallo del negoziato sul nucleare iraniano

Si fa largo l'ipotesi di una proroga delle trattative a Vienna, come vuole Vladimir Putin

Dovrebbe essere il giorno della verità sulla questione del negoziato sul nucleare iraniano. Il condizionale però è d'obbligo. Nonostante la contrarietà degli Stati Uniti, che vorrebbero chiudere la partita entro la mezzanotte di lunedì 24 novembre 2014, come inizialmente stabilito, l'ipotesi che si sta facendo largo ora è quella di un prolungamento delle trattative, anche di un anno, nella speranza che possa servire a trovare un punto di mediazione, anche solo transitorio.

L'obiettivo di Mosca è infatti chiaro: prendere tempo. Imponendo la sua linea, dopo aver raggiunto un accordo con Teheran per la costruzione di otto nuovi reattori nucleari in Iran da parte della società nucleare russa Rosatom. Gli Stati Uniti, contrari a qualsiasi proroga, dovranno accontentarsi. Un accordo politico permanente è escluso. Le divergenze tra i negoziatori di Vienna - assistiti da team di esperti nucleari e militari - sono troppo forti.  Il piano di Washington, a questo punto, è quello di arrivare a un'intesa che preveda un meccanismo certo che consenta alle intelligence occidentali di scoprire ogni singolo passo iraniano, magari in un sito segreto, verso la bomba atomica. Ma la complessità della partita (cui partecipano tutti i Paesi del Consiglio di Sicurezza, l'Iran e la Germania) rende difficile la chiusura delle trattative nei termini stabiliti. 

Le due questioni sul tappeto
Sul tappeto rimangono due questioni, cruciali: da un lato il tema dell'arricchimento dell'uranio, con Teheran pronta a rispettare l'accordo sullo stop all'arricchimento al 20% - considerato la linea rossa superata la quale la bomba atomica sarebbe a portata - ma decisa a continuare a produrre combustile per le proprie centrali nucleari. Dall'altro quello delle sanzioni contro il regime, in particolare quelle sull'export del petrolio,  per la cancellazione delle quali è sceso in campo anche la Guida suprema iraniana, Ali Khamenei.

Ashton al tavolo
A condurre i negoziati in corso a Vienna, in rappresentanza dell’Unione Europea, non sarà  l’Alto Rappresentante per la politica estera Federica Mogherini ma l’uscente Catherine Ashton. «È stata lei ad accogliere a Vienna il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif per discutere fasi e snodi del negoziato. E sarà lei – e soltanto lei – a presentare a Zarif le proposte dei 5+1 fino alla conclusione dei colloqui» ha scritto Il Giornale, che per primo ha rivelato il retroscena. Considerati gli scarsi risultati ottenuti dalla politica estera dell’Unione sotto la sua guida, sarebbe stato certamente più proficuo cambiare strategia affidando comunque l’incarico alla Mogherini? È la domanda che si sono fatti in molti prima che i negoziati prendessero il via.


 

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