Il futuro dei partiti nell'epoca Mattarella
ANSA/ETTORE FERRARI
Il futuro dei partiti nell'epoca Mattarella
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Il futuro dei partiti nell'epoca Mattarella

Ricostruire le macerie post Quirinale non sarà facile. Chi farà le valigie verso nuovi lidi, chi deciderà il ritiro, chi aspetterà le prossime elezioni

Niente sarà più come prima. Terminata la sbornia dell'elezione presidenziale, tutto il mondo politico dovrà dare un senso al proprio futuro. Agli occhi degli italiani, il Parlamento ha mostrato di saper svolgere il proprio dovere, ma era anche il minimo sindacale che si chiedeva dopo il disastro di due anni fa.

Il vincitore unico è stato senza ombra di dubbio alcuno Matteo Renzi che con l'abile regia di Giorgio Napolitano ha portato al Quirinale un signore che sicuramente garantirà il rispetto della Costituzione e non tralascerà alcuna legge pasticciata. Questo si chiedeva e così è stato. Fine della storia.

Giá perchè tutto il resto sono soltanto macerie. In Transatlantico sembrava di assistere al film di Monicelli "Parenti Serpenti". Il Pd, nel momento in cui la Presidente della Camera, Laura Boldrini, contava per la 505esima volta il nome di Mattarella, nonostante i baci e gli abbracci faceva intravedere tutta la distanza esistente tra le varie anime del Partito. La vecchia guardia proveniente dal Pci non esiste più e quindi è inutile discutere; i vari dissidenti alla Fassina o Civati dovranno definitivamente decidere cosa fare da grandi, se continuare a far finta di opporsi pur di apparire in televisione o avere il coraggio di prendere una strada diversa.

In casa Forza Italia, gli inquilini già sanno di dover preparare le valigie. L'atteggiamento avuto dai Grandi Elettori durante tutti i tre giorni delle votazioni ha infastidito non poco, per usare un eufemismo, Silvio Berlusconi che non sorvolerá assolutamente.

I 5stelle, per l'ennesima volta, hanno perso l'occasione di contribuire a un momento decisivo per il Paese. A loro discolpa c'è da dire che sono male consigliati da Grillo e Casaleggio.

L'Ncd può dichiararsi definitivamente un'operazione fallita. Un partito senza voti e senza personalità di medio livello in grado di esprimere un'opinione che è una, difficilmente potrà sopravvivere alla prima consultazione elettorale. L'unica speranza che rimane agli Alfaniani è di prolungare il più possibile la legislatura.

Come in ogni elezione presidenziale le conseguenze non tarderanno ad arrivare. I primi segnali del movimento tellurico partitocratico post Mattarella si avranno immediatamente con le riforme costituzionali e la legge elettorale. I vari soccorsi azzurri, rossi e di chissà quale altro colore non ci saranno più per il bene della Patria. Renzi continuerà con la solita abilità a dare le carte e tutti gli altri dovranno dimostrare di essere almeno capaci di tenerle in mano visto che non gli si può chiedere pure di giocare. Sarebbe pretendere troppo.

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