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Il futuro degli eventi sarà ibrido

La Rubrica "The Lob"

I più avvezzi all'inglese la chiamano "experience economy": è l'economia dell'esperienza, fatta di eventi, concerti, convegni, corsi, lezioni. Un report piuttosto autorevole fatto tra i Millennials prima del Covid diceva che 8 su 10 preferivano spendere soldi per comprare un'esperienza piuttosto che un prodotto fisico. Poi è arrivata la quarantena e ogni contatto fisico è saltato. Panico, disorientamento, previsioni apocalittiche su un settore in crescita. Eppure, le esperienze, quelle no, non sono affatto finite. Semplicemente, sono diventate virtuali.

Nel mondo diversi player hanno riconvertito i loro eventi in nuovi format digitali. Il Financial Times, per esempio, ha lanciato il webinar The Global Economic Emergency. Nei primi tre giorni, ha raccolto a sorpresa ben 7 mila registrazioni. Qualche settimana dopo ha organizzato una tre giorni dedicata all'impatto del Coronavirus: 110 speaker in videocall. 52 mila registrazioni. Un risultato cui loro stessi stentavano a credere. L'utente può scegliere tra tre tipi di biglietto: da quello gratuito a quello da 385 dollari, che gli dà pure la possibilità di 1:1 con ospiti dei panel.

La Rubrica "The Lob"

Bloomberg ha continuato il suo palinsesto di eventi, e ha monetizzato creando all'interno dei suoi programmi virtuali dei "momenti sponsor", in cui ospitava i dirigenti dei brand investitori. The Atlantic, invece, prestigiosa rivista americana di politica, nei primi mesi del lockdown ha tenuto 28 eventi virtuali, visti da un totale di 20 mila persone. "È un audience che non avremmo mai raggiunto dal vivo, e molto più internazionale", hanno commentato gli organizzatori, sottolineando anche l'entusiasmo degli sponsor.

Gli investitori infatti sono attratti dai numeri degli eventi virtuali (superiori a quegli degli eventi fisici) e dai dati personali degli utenti che si riescono a raccogliere. La Condé Nast (casa editrice che possiede anche Vanity Fair, Vogue, New Yorker e Wired) ha intervistato 2.500 tra fruitori e organizzatori di eventi online, scoprendo come l'attenzione di sponsor e utenti verso gli eventi sia aumentata nel corso della quarantena. Il 92% degli intervistati aveva ammesso di aver partecipato a un seminario o performance virtuale a maggio, e il 75% prevedeva di aumentare il proprio tempo speso a imparare a casa nel prossimo anno.

https://medium.com/point-nine-news/why-virtual-events-are-the-future-8a659ec2d692

Come ha spiegato il venture fund Point Nine Capital, gli eventi online presentano almeno sei vantaggi.

I primi tre sono dal punto di vista dell'organizzatore:

  1. un accesso più facile e immediato a speaker di altissima qualità, al di là del loro luogo di residenza
  2. una diffusione dell'evento potenzialmente planetaria
  3. meno costi d'organizzazione e più sostenibitlià dell'evento stesso

Gli altri tre vantaggi sono appannaggio del pubblico:

  1. Risparmio di tempo e di soldi
  2. più flessibilità nella scelta dei contenuti da seguire
  3. più facilità d'accesso

Le tendenze, a mio avviso, potranno essere due.

Prima, esploderà la formula ibrida. Vedremo sempre di più eventi che si terranno sia dal vivo che online, bilanciando l'engagement del mondo fisico con la comodità e la sicurezza di quello digitale. Seconda, gli eventi fisici saranno sempre più esclusivi, dedicati a persone ancora più motivate e disposte a investire denaro per accedere a un ristretto parterre di ospiti.

"Gli eventi saranno sempre più esperienze esclusive e di altissimo livello dal vivo, che al tempo stesso saranno portate grazie alla tecnologia a un pubblico più ampio e diffuso geograficamente", ha spiegato Lauren O'Brien, di VentureBeat. La sensazione di condividere una stanza con persone influenti no: quella non è (ancora) replicabile con una connessione internet.

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