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Gli ostaggi occidentali decapitati dagli islamici prima di James Foley

Con l'atroce morte di James Foley l'Isis manda un messaggio all'Occidente. I precedenti di Daniel Pearl e Nicholas Berg

Il video con la decapitazione di James Foley è un messaggio all'Occidente. Nella civiltà delle immagine, l'atroce morte di quest' uomo, lo stesso metodo usato, lo sgozzamento, diventa lo strumento per colpire, intimidire, inorridire i nemici occidentali dell'Islam radicale.

La guerra non si fa solo con le armi, ma anche con la propaganda e nell'ottica dei miliziani dell'Isis, la decapitazione del giornalista americano è uno degli elementi della comunicazione fatta nei confronti dell'America e dell'Europa, ora che hanno deciso di intervenire nel conflitto in Iraq.

Uccidere Foley con un colpo di kalashnikov e poi diffondere un comunicato non avrebbe avuto lo stesso effetto che ha avuto in Occidente vedere il filmato della sua decapitazione.

Il messaggio all'Occidente

I miliziani dell'Isis si rifanno a due tradizioni. La prima, più recente, è quella dell'utilizzo di internet per diffondere le immagini più cruente. Lo hanno fatto prima di loro Osama Bin Laden e Al Qaeda, poi tutti gli altri gruppi islamici armati hanno seguito l'esempio, sapendo che i video che girano in rete e che che mostrano l'assassinio del Nemico diventano strumento non solo di propaganda (militare), ma anche di proselitismo.

La seconda tradizione seguita è quella della stessa decapitazione. Questo metodo di morte si rifà agli antichi rituali che l'Islam radicale vuole riattualizzare. L'ostaggio (in questo caso Foley) è ridotto ad animale da purificare. Per colpe sue o di altri. In alcuni casi, la vittima, secondo la logica dei miliziani dell'Isis, diventa il capro espiatorio di azioni compiute da altri (Barack Obama). E come tale, deve essere sacrificato. Deve lui, singolo, in questo caso espiare una colpa collettiva.

Notizie sulle decapitazioni dell'Isis arrivano da settimane. Non tutte possono essere controllate, ma è evidente che anche sulla base di racconti di sopravvissuti possono essere ritenute veritiere. Le stragi di Yazidi sono state compiute tagliando le teste degli adulti (e dei loro figli) che non volevano convertirsi all'Islam. Gruppi per i diritti umani siriani hanno postato foto cristiani crocefissi e decapitati dall'Isis.

I precedenti: Daniel Pearl e Nicholas Berg

La strategia della decapitazione degli ostaggi occidentali dell'Isis è quella seguita in passato da Al Qaeda e da altri gruppi islamici radicali. Il primo caso fu quello di Daniel Pearl, il giornalista del Wall Street Journal che venne rapito in Pakistan nel 2002. Figlio di un ebrea irachena, Pearl voleva indagare sui talebani in Pakistan. Venne rapito e decapito nove giorni dopo. Il suo corpo fu trovato in pezzi.

Al Qaeda rapì e decapitò numerosi ostaggi occidentali nell'Iraq del dopo invasione Usa. Il caso più conosciuto fu quello di Nicholas Berg, l'americano rapito dagli islamisti nell'aprile del 2004. Un mese dopo, venne diffuso un video in cui si vedeva il capo dell'organizzazione a Baghdad, Abu Musab al-Zarqawi , mentre decapitava Berg.

Fu quello il primo caso in cui Al Qaeda diffondeva un video simile. Allora come ora, lo scopo era quello di creare terrore tra le truppe americane che erano presenti nel paese mediorientale e convincere l'opinione pubblica statunitense che la guerra contro Al Qaeda sarebbe stata brutale, sanguinosa, ma soprattutto, sarebbe stata perduta.

In quei giorni iniziò una vera e propria campagna del terrore. Nicholas Berg fu solo il primo. Owen Eugene "Jack" Armstrong fu rapito insieme a altri due contractors nel settembre di quell'anno. Erano arrivati in Iraq, assunti da una compagnia saudita. Amstrom venne decapitato dallo stesso al-Zarqawi.

Era il 20 settembre del 2004. Il giorno dopo venne decapitato il secondo ostaggio Jack Hensley. Al Qaeda chiese agli Usa di liberare tutte le donne ostaggio nella prigione di Abu Ghraib. Al rifiuto delle autorità statunitensi, al-Zarqawi decapitò anche il terzo ostaggio, il britannico Kenneth Bigley.

Decapitazione degli ostaggi occidentali

L'offensiva dei jihadisti nel 2004 fece un'altra vittima americana. Paul Marshall Johnson, Jr. era un ingegnere areonautico e viveva in Arabia Saudita da tempo. Il 15 giugno 2004 venne fermato a un falso posto di blocco fuori Riad. A rapirlo in quel caso fu la cellula saudita di Al Qaeda. Tre giorni dopo, i terroristi diffusero le foto del suo corpo senza testa.

Ma, in quel lontano 2004, non solo americani e britannici vennero decapitati. Kim Sun-il era coreano, traduttore dall'arabo e missionario cristiano. Il video della sua decapitazione venne messo in rete dal gruppo di Abu Musab al-Zarqawi. La sua colpa ? Soprattutto quella di essere un cristiano che voleva convertire gli islamici alla sua religione. Stessa sorte toccò a due camionisti bulgari.

Dieci anni dopo, i terroristi islamici in Iraq tornano a usare la stessa brutalità per convincere l'Occidente a non farsi coinvolgere nella guerra che l'Isis sta conducendo per la conquista di Baghdad.

Lo stesso orrore di dieci anni fa si ripresenta in rete.

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