Tunisia in fiamme, la rivoluzione non è ancora finita

Intervista al professor Franco Rizzi di Unimed e fondatore di Medarabnews, sull'assassinio a Tunisi del leader laico Chokri Belaid e sugli eventi che hanno trasformato i paesi della Primavera araba

Scontri e gas lacrimogeni per le strade di Tunisi dopo l'uccisione di Chokri Belaid, leader dell'opposizione laica (Credits: Ansa/Epa/STR)

Anna Mazzone

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Il brutale assassinio di Chokri Belaid, leader dell'opposizione secolarista in Tunisia, ha appiccato il fuoco delle proteste di piazza come ai tempi dello scoppio della Primavera araba. Belaid è stato ucciso appena uscito di casa, mentre si stava per recare al lavoro. Secondo i famigliari il politico è stato freddato da due colpi, uno alla testa e l'altro al collo. Immediate le reazioni. In tutto il Paese in migliaia sono scesi per le strade per protestare. Scontri con la polizia, gas lacrimogeni, spari. La situazione in Tunisia è drammatica.

"Questo assassinio deruba la Tunisia di una delle sue voci più libere e più coraggiose". Sono le parole del presidente francese François Hollande, che per primo ha commentato i tragici fatti di Tunisi. Mentre il presidente tunisino Moncef Marzouki, che si trovava a Strasburgo in visita ufficiale, ha deciso di tornare immediatamente a Tunisi, dopo aver condannato l'assassinio di Chokri Belaid e, di fronte al Parlamento europeo, ha dichiarato che l'omicidio non avrà effetti sulla rivoluzione tunisina, iniziata nel 2011. Ma è anche vero che è la prima volta che un leader politico viene assassinato da quando è scoppiata la Primavera araba. Segno che le tensioni in Tunisia ormai hanno superato il livello di guardia.

Ma come si è trasformata la rivoluzione tunisina e come cambierà ancora il volto del Paese dopo questi ultimi eventi? Panorama.it l'ha chiesto al professor Franco Rizzi, segretario generale di Unimed , l’unione della Università del Mediterraneo, e fondatore di MedarabNews , oltre che autore di Mediterraneo in rivolta , la prima analisi approfondita degli eventi che, a partire dalla Tunisia hanno interessato tutti gli altri paesi dell’area.

Professor Rizzi, cosa è successo alla rivoluzione tunisina?

Sto finendo di scrivere il mio nuovo libro (Dove va il Mediterraneo?), che sarà presto pubblicato da Castelvecchi, e il capitolo dedicato alla Tunisia si intitola: "Dalle parole ai fatti"- A parole i nuovi leader tunisini, dal primo ministro al presidente, hanno fatto dichiarazioni democratiche per quanto riguarda le riforme economiche e i diritti civili e umani. Ma le loro parole sono state finora disattese dai fatti. I musulmani parlano di democrazia, ma non hanno interiorizzato la democrazia e, quindi, alle parole non fanno seguire pratiche politiche democratiche. Quello che sta accadendo in Tunisia lo vediamo anche in Egitto. Gli islamici non sono preparati a governare, non sanno farlo. Al Cairo (e non solo) appena arrivati al potere hanno occupato tutte le cariche possibili e tutte le istituzioni, e questo ha scatenato la rabbia della piazza. Non si può governare in questo modo, con il 40% della popolazione che ti è contro. E' vero che si ha la maggioranza, ma le pratiche da seguire sono altre.

Perché questo omicidio e perché questa nuova rabbia per le strade?

L'omicidio di Chokri Belaid è solo l'ultimo tragico evento di una serie di altri fatti drammatici. La rivoluzione scoppiata in Tunisia due anni fa, la cosiddetta Primavera araba è stata un terremoto e dopo il terremoto è naturale vivere uno sciame sismico di scosse di assestamento. Noi occidentali commettiamo un grave errore quando pensiamo che la Primavera si sia trasformata in Inverno. E' sbagliato. Il processo di democratizzazione di Paesi come la Tunisa e l'Egitto non è un cammino di breve periodo, ma è un percorso lungo. La rivoluzione non è ancora terminata, ne è stata disattesa. Esiste tuttora una profonda mobilitazione della società civile che non ha ancora smesso di battersi per i diritti umani e civili. E, a fronte di tutto questo, i musulmani stanno dimostrando di non essere in grado di governare.

I laici denunciano il pericolo di un governo a targa islamica? Questo pericolo è concreto?

Sicuramente. Il pericolo di un'islamizzazione trisciante in Tunisia, come in Egitto, esiste. E' una possibilità concreta. Per decenni i musulmani tunisini sono stati messi al bando. Se lei va a Tunisi, sull'Avenue Bourguiba spicca una maestosa cattedrale cattolica, retaggio del colonialismo e anche del fatto che gli islamici fino alla Primavera araba sono stati trattati come dei reietti. Ora hanno acquistato una nuova dignità e tendono a imporre il loro sistema di valori. Il partito islamico tunisino, Ennahda, deve cercare di tenere buone le ali più estreme, che chiedono l'applicazione della sharia. Questo, in una società laica come quella tunisina crea conflitto. Pensi che da quando è scoppiata la rivoluzione in Tunisia le pillole anticoncezionali costano tantissimo, mentre il viagra è a prezzi popolari. Le donne sono spesso sotto attacco, la pratica dell'aborto è diventata quasi impossibile. E questa cos'è se non un'islamizzazione strisciante?

Come vede la Tunisia del futuro?

Prevedo che gli scontri continueranno, che lo sciame sismico non si arresterà. Ripeto: quello rivoluzionario è un percorso lungo e complesso, non possiamo pensare che si sia esaurito solo con la fine dell'epoca di Ben Alì. E sbagliamo quando ragioniamo in termini di Primavere e di Inverni. Nel caso, ci dovremmo ricordare che dopo ogni Inverno c'è sempre una nuova Primavera. La rivoluzione nei Paesi del Mediterraneo non si è certo fermata.

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