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Spagna: chi sono le 11 ministre del governo Sanchéz

Per la prima volta nella storia l'esecutivo spagnolo è a maggioranza femminile e c'è un preciso motivo

La neo vicepremier spagnola Carmen Calvo mentre giura (non sulla Bibbia e sul crocifisso) dopo la formazione del governo socialista di Pedro Sanchéz

Barbara Massaro

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La prima cosa che salta all'occhio studiando la composizione del nuovo governo socialista di Pedro Sanchéz è che l'esecutivo spagnolo è profondamente e volutamente politico nonostante si tratti di un governo "tecnico" sorto sulle ceneri dello sfiduciato esecutivo di Mariano Rajoy.

Come è composto il governo Sanchéz

Diciassette dicasteri (4 in più del governo precedente) 11 dei quali occupati da donne e due da omosessuali dichiarati (quello degli interni dove siede il giudice Grande-Marlaska portavoce della comunità LGTB e quello della cultura occupato dal giornalista Maxim Huerta).

Le 11 ministre siedono su poltrone pesantissime e la loro presenza è una chiara presa di posizione politica e un messaggio elettorale lanciato all'intera società spagnola che mai come oggi ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale e ideologico

"Tutti i ministri e le ministre che formano il nuovo governo di Spagna - ha detto Sanchéz - sono il riflesso della società in cui vorremmo vivere. Il mio è un governo che rappresenta la società spagnola: paritaria, intergenerazionale e impegnata socialmente".

E poi ha aggiunto: "Si tratta di un esecutivo composto da professionisti rispettati e riconosciuti ognuno nella sua area di competenza con una visione progressista, europeista e modernizzante".

Il labor limae di Sanchéz

Nonostante la velocità con cui è stato formato il nuovo gabinetto di governo ogni nome è frutto di un lungo lavoro e di un'attenta selezione da parte di Sanchéz che, come scrive la stampa spagnola, per mesi ha operato a "compartimenti stagni" informando singolarmente i singoli membri del suo ipotetico esecutivo del progetto politico che aveva in mente per loro aspettando che Rajoy cadesse per prendere il suo posto con idee tanto chiare quanto differenti dal precedessore.

Puntare sulle donne e sui due ministri gay è stato il suo coupe de theatre. A conferma del fatto che la predominanza di ministri donne non sia solo frutto di una scelta di professioniste competenti, ma soprattutto un messaggio politico alla società ci sono le parole dette in merito proprio da Sanchéz che ha spiegato: "Il mio gabinetto è un fedele riflesso e continuazione del movimento femminista 8-M. Si tratta di donne che attestano un'acceditata formazione e un'ineguagliabile vocazione al servizio pubblico".

Chi sono le 11 ministre di Sanchéz

E allora vediamo da vicino chi sono le 11 ministre che cercano di cambiare il destino di una Spagna logorata dal cerchiobottismo dei grandi moderati che hanno creato negli anni uno stallo politico e istituzionale dal quale la giovane democrazia spagnola (la Costituzione ha solo 40 anni) fa fatica a uscire.

Il nome più di spicco è quello di Carmen Calvo (1957), la donna che ha più potere in tutto l'esecutivo. E' l'unica vice di Sanchéz oltre a ricoprire il ruolo di Ministro della presidenza e delle relazioni con le corti di giustizia. Docente di diritto costituzionale presso l'università di Cordoba è il vero braccio destro di Sanchéz.

Tutti e tre i dicasteri più importanti del governo, poi, sono in mano a donne. Alla difesa c'è Margarita Robles, 1956, magistrato indipendente da sempre vicino al PSOE; il dicastero della giustizia, invece, è stato affidato a Lola Delgado (1962), giudice dell'Audiencia Naciónal, esperta di terrorismo jihadista, diritti umani e giustizia universale, molto vicina all'ex giudice Baltasar Garzón. All'istruzione, infine, siede Isabel Celaà (1949) già presidente della commissione federale etica del PSOE, una sorta di tribunale interno al partito.

Anche l'economia alle donne

Altre 3 donne si occuperanno dell'economia spagnola. Nadia Calviño cui è stato affidato il ministero dell'economia e dell'impresaMaría Jesús Montero si occuperà delle aziende mentre Reyes Maroto avrà il compito di curare il dicastero dell'industria, commercio e turismo.

Quello della Calviño (1968) è il nome più forte tra i tre e un chiaro messaggio all'Europa e ai mercati visto che fino a ora la ministra è stata direttrice generale del settore nella Commissione UE e la sua presenza nel Governo indica l'intento di ridurre il deficit pubblico e promuovere tranquillità e stabilità

Per completare

Un messaggio all'Europa è anche quello che arriva dal fronte ambientale con il nuovo dicastero della "Transizione ecologica" affidato a Teresa Ribera (1969) la donna che dovrà traghettare la Spagna verso un futuro ecosostenibile.

Infine le due ultime tessere del mosaico rosa del nuovo esecutivo sono Magdalena Valerio nuova responsabile del ministero del lavoro, migrazione e salute pubblica, e Meritxell Batet ministra della politica territoriale e della funzione pubblica.

Accanto alle 11 ministre la squadra di completa con 6 uomini e il premier Pedro Sanchéz. Al nuovo governo il compito di cambiare marcia e traghettare una Spagna polverosa e rallentata da un sistema elettorale farraginoso e vecchio verso una moderna democrazia europeista e illuminata.

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