Esteri

Regolamento di Dublino, come funziona e perché si vuole riformarlo

È il sistema d'asilo europeo che stabilisce l'assegnazione dei migranti al Paese di primo arrivo. Punto sgradito all'Italia e a Matteo Salvini

Ventimiglia

Simona Santoni

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Il regolamento di Dublino è il sistema d'asilo europeo che attualmente stabilisce l'assegnazione dei migranti al Paese di primo arrivo. Ed è uno dei chiodi fissi di Matteo Salvini, neo ministro dell'Interno.

È stato al centro della riunione dei ministri dell'Interno dei 28 a Lussemburgo, martedì 5 giugno: in discussione la proposta di riforma del regolamento, elaborata dalla Bulgaria, ma è mancata l'intesa, complice l'Italia e altri sei Paesi.
Il leader della Lega, pur essendo assente poiché a Roma per votare la fiducia al Senato al nuovo governo, aveva già esternato il suo no alla riforma e a nuove politiche di asilo, in vista del vertice del 28 e 29 giugno a Bruxelles. 

Si sono trovati a far fronte comune nella bocciatura della riforma, con un ennesimo stop dopo due anni e mezzo di lavoro, l'Italia e il gruppo "nemico" dei Paesi dell'Est del Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), per motivi opposti.

Cos'è il regolamento di Dublino

I regolamenti dell'Unione Europea valgono per tutti gli Stati membri e hanno applicazione diretta. Il regolamento di Dublino (2013/604/CE), detto anche Dublino III, è stato adottato nel 2013 ed entrato in vigore il 1° gennaio 2014, in sostituzione del precedente regolamento Dublino II (343/2003/CE), che a sua volta andava a rimpiazzare la Convenzione di Dublino, un trattato internazionale firmato nel 1990 ed entrato in vigore nel 1997.

Il regolamento di Dublino stabilisce i criteri per determinare quale Stato dell'Ue sia competente per esaminare una domanda di protezione internazionale.

Nell'estate del 2013, durante la revisione della norma, nonostante le richieste dell'Italia e di pochi altri Paesi del Mediterraneo, nonostante la stessa Commissione europea all'epoca guidata dal portoghese Barroso avesse auspicato l'introduzione di un elemento di maggiore solidarietà per la ripartizione dei richiedenti asilo, fu espressa una forte opposizione da 25 Stati membri. 

L'attuale versione del regolamento è stata sottoscritta dal governo italiano nel 2013, con Enrico Letta a Palazzo Chigi. Il regolamento di Dublino II era stato invece ratificato dal governo Berlusconi nel 2003, mentre la Convenzione di Dublino fu siglata nel 1997 dall'esecutivo Prodi.

I punti principali del regolamento di Dublino

Ecco i punti principali dell'attuale regolamento di Dublino:

  • Qualsiasi domanda di asilo deve essere esaminata da un solo Stato membro.

  • Lo Stato competente è quello dove abitano i parenti stretti del richiedente o dove ha già ricevuto un permesso di soggiorno.

  • In seconda battuta, è lo Stato di primo ingresso. Di fatto è il criterio più utilizzato. Per stabilire di quale si tratta, c'è una banca dati centrale, Eurodac, con le impronte di chi entra irregolarmente o presenta richiesta di asilo.

  • In caso di dubbi sulla competenza si apre una fase di accertamento. Le autorità del Paese dove è stata presentata una domanda possono chiedere il trasferimento del richiedente a un altro Stato, se si accerta che è quest'ultimo quello di ingresso nell'Ue.

  • Chi ottiene protezione internazionale da uno Stato può circolare per tre mesi nell'Ue ma non può trasferirsi stabilmente in nessun altro Stato membro.

  • Lo Stato mantiene la sua responsabilità per l'ingresso del migrante in Ue per 12-18 mesi. Trascorso questo periodo, il migrante può far ripartire la procedura in un altro Paese dell'Ue.

Perché se ne chiede la riforma

A causa dell'aumento considerevole del flusso migratorio degli ultimi anni, si è resa necessaria una riforma del regolamento di Dublino. L'Italia, insieme agli altri Paesi del Mediterraneo più esposti alle rotte dei migranti, chiede una ripartizione più equa delle responsabilità.
Al centro delle polemiche, soprattutto, i passaggi del regolamento che impongono di inoltrare la domanda d'asilo nello Stato di ingresso, sistema che fa gravare il peso dell'emergenza migratoria sui Paesi che guardano all'Africa, Italia e Grecia, che non a caso hanno visto l'insediarsi di governi di destra e aspramente critici verso l'accoglienza migratoria. 

Il compromesso della presidenza bulgara mette insieme elementi della proposta originaria della Commissione ma resta lontano da quella dell'Europarlamento che arriva quasi ad annullare il criterio di primo ingresso. Ha anche inglobato le pressioni in primis di Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia, che vogliono che la responsabilità per i Paesi di primo ingresso sia di 8 anni contro i massimo 2 chiesti da Italia, Grecia, Spagna, Cipro e Malta. 

L'Italia ha già opposto il suo veto irremovibile alle modifiche peggiorative chieste dai Paesi di Visegrad. Questi, dal fronte opposto, contrari alla ripartizione dei migranti tra tutti gli stati membri, preferiscono allora lo status quo, lasciando la patata bollente ai Paesi in cui i profughi sbarcano.

"La gestione dei flussi finora è stata un fallimento: l'Europa ha consentito chiusure egoistiche di molti Stati che hanno scaricato, in primo luogo sul nostro Paesi, oneri e difficoltà", ha detto il premier italiano Giuseppe Conte. "Chiederemo con forza il superamento del regolamento di Dublino per ottenere l'effettivo rispetto dell'equa ripartizione delle responsabilità e realizzare sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo".


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