Esteri

Perché l'Ungheria è nel mirino dell'Ue sui fondi per lo sviluppo

Il Parlamento europeo sta indagando sulla gestione poco trasparente con cui il primo ministro Orban e il suo entourage sta gestendo i finanziamenti europei

Il primo ministro ungherese Viktor Orban

Luciano Lombardi

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A Bruxelles, tra i banchi del Parlamento europeo, c’è una preoccupazione crescente per quanto sta accadendo in Ungheria. Per il momento, si tratta più che altro di un sospetto - ancorché corredato da un certo fondamento - che riguarda il modo in cui il primo ministro Viktor Orban e gli oligarchi che ruotano attorno al suo potere stanno utilizzando i fondi europei per lo sviluppo.

Sullo sfondo c’è una partita molto ghiotta, il piano che da qui al 2021, dovrebbe portare nel Paese mitteleuropeo 25 miliardi di euro. Ciò che temono i controllori europei è questo denaro giunga nelle casse del governo ungherese in maniera tutt’altro che trasparente, transitando per sostenitori, amici, familiari di Orban mediante contratti per la creazione di infrastrutture siglati senza rispettare alcuna norma sulla concorrenza.

Gare sospette

Secondo una prima analisi, gli emissari del Parlamento europeo hanno rilevato che, nello scoso anno, il 36 per cento delle offerte effettuate per la realizzazione di progetti pubblici con denaro comunitario aveva avuto un solo offerente. Cifra prontamente smentita dal governo magiaro, secondo cui il dato reale è stato di 10 punti percentuali più basso, che ha poi affermato come l’Ungheria abbia sempre tenuto in massima considerazione il rispetto per le regole di assegnazione dei finanziamenti sottoponendo tali procedure a tutti i processi di controllo, monitoraggio e verifica da parte dell’Ue.

Eppure, ribattono gli eurodeputati che hanno promosso e conducono la supervisione delle indagini in materia, l’Ungheria è stato uno dei pochi Paesi europei ad aver rifiutato di prendere parte a all’ufficio del procuratore europeo incaricato di indagare costantemente sugli eventuali usi impropri dei fondi comunitari.

Le analogie con il passato

Del resto, nella storia del Paese timori e a sospetti di questo genere non sono una novità. L’ultimo caso in ordine di tempo riguarda gli oltre 40 milioni di euro che la Commissione europea ha destinato per una serie di contratti relativi all’illuminazione stadale delle città ungheresi a una società risultata poi essere di proprietà del genero di Orban fino a poco prima che l’Olaf, l’Ufficio Antifrode dell’Ue, cominciasse a indagare sulle presunte irregolarità.

La stessa entità, nel 2014, aveva avviato un'inchiesta sulla destinazione dei 283 milioni di euro che l’Ungheria ricevette per la costruzione di una nuova linea della metropolitana di Budapest pianificata dai predecessori di Orban e completata poco prima che quest’ultimo vincesse un secondo mandato, individuando diverse prove di frode e corruzione.

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