Esteri

Mogol for Africa: un progetto contro la fame

L'ultima sfida dello scrittore e autore di canzoni Giulio Rapetti: coltivare milioni di ettari trasformando le terre aride del Continente in orti e frutteti biologici

Mogol

Orazio La Rocca

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"Dare una casa, un lavoro, una sicurezza economica e sociale agli africani e ai migranti". Da componente del più grande sodalizio artistico della storia della musica pop italiana, Mogol-Battisti, a padre di un progetto avveniristico che punta a contribuire alla soluzione dei più gravi problemi che pesano sull'Africa, sugli africani e sui milioni di uomini, donne e bambini coinvolti nei flussi migratori attraverso il Mediterraneo.

È l'ultima sfida di Giulio Rapetti, in arte Mogol, che dopo aver scritto un pezzo importante della storia della musica del nostro Paese insieme a Lucio Battisti e a tanti altri artisti (da Celentano a Riccardo Cocciante, a Gianni Bella), ha deciso di dedicarsi a un progetto ad hoc per l'Africa – benedetto anche dal Papa tramite il cardinale segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin - per "risolvere il problema numero uno dell'Italia e dell'Europa e cioè quello dei migranti" provenienti in gran parte dai paesi africani.

Persone quasi tutte sofferenti che scappano da guerre, fame, malattie e oppressioni che – spiega Mogol - "noi stiamo accogliendo tutti i giorni, ma ai quali non abbiamo molto da offrire: assicuriamo loro la possibilità di dormire e di mangiare, ma non possiamo garantire loro un futuro". Ecco, quindi, l'idea del progetto, nato tra sentimenti di utopia e di realtà – che sarà presentato il 22 novembre prossimo al Parlamento Europeo -, con cui l'artista propone di far coltivare milioni di ettari nei Paesi africani per trasformarli in orti e frutteti biologici.

In quella data si terrà una seduta plenaria sulle possibili politiche di sviluppo per l'Africa e Mogol auspica, riferendosi al suo progetto, che la "Commissione possa valutarne la fattibilità attraverso un'inchiesta che ne dimostri la validità".

Nei mesi scorsi Mogol ha portato la sua idea anche all'attenzione delle gerarchie vaticane, ed il cardinale Parolin gli ha scritto, a nome di papa Francesco, esortandolo a "proseguire, con impegno e perseveranza, nella realizzazione della benemerita proposta umanitaria a favore dei nostri fratelli più deboli".

UN AIUTO CONCRETO PER L'AFRICA

Per l'Africa, dunque, grazie all'intuizione di Mogol, si prospetta la nascita di un “vero” progetto di aiuto destinato agli stessi africani, non ad “altro”. E tantomeno, non un “regalo” a fondo perduto e nemmeno una perversa forma di colonialismo camuffato, ma – è lo spirito del piano – una mano concreta offerta a quanti vivono nelle aree più depresse dell'Africa per dare loro aiuto e fiducia in cambio di una seria presa di responsabilità da parte di chi sarà aiutato.

"Al migrante con famiglia - si legge infatti nella relazione introduttiva al progetto - verrà affidato un appezzamento di terreno di circa 4000 metri", nel quale dovrà "dedicarsi alle coltivazioni con buona volontà" altrimenti, "dopo tre lettere di richiamo da parte dei supervisori verranno rimandati nei Paesi di origine".

Come sarà strutturato il Progetto e qual è il ruolo dell'Europa? Sarà istituita una società, che il poeta compositore ha chiamato "African Agricolture" o "A2", composta dal 51% dall'UE e dal 49% da grandi aziende europee selezionate con bando, e che si occuperebbe di finanziare e realizzare l'intero programma per poi ritirare la produzione e venderla in Europa, "consegnando il 30% del compenso al Paese che ha ospitato il migrante al quale verrà versato il restante 70%".

Una proposta, quella di Mogol, che dopo due anni dall'ideazione, dopo il placet convinto del Segretario di Stato del Vaticano Cardinale Pietro Parolin, ha avuto anche l'appoggio del presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani: "Il presidente mi ha procurato un incontro in Commissione Europea per presentare il progetto” nella sede della Ue di Bruxelles, il 22 novembre prossimo", preannuncia l'artista, che esclude tassativamente che tra le righe della pianificazione possa celarsi una sorta di pericolo di postcolonialismo economico.

"Non mi pare proprio", risponde deciso, "non è una forzatura, non c'è un esercito che imporrà volontà forzate - spiega - ma è una proposta che deve essere accettata sia dai migranti sia dai Paesi che li ospitano". Paesi che "avranno l'opportunità di migliorare le loro condizioni economiche" e offrire un lavoro ed un futuro a chi vorrà lavorare la terra. Un impegno "necessario" per Mogol, che si è già cimentato nell'ideazione di un altro progetto che riguarda l'ambiente e il clima, di cui però non vuole dare alcuna anticipazione.

TRA UTOPIE, SOGNI E REALTÀ

"Il mondo è andato avanti realizzando le utopie", ragiona Giulio Rapetti, che nel Centro Europeo di Toscolano (CET), che ha fondato 25 anni fa, ha diplomato 2500 giovani tra autori, compositori e interpreti.

Per il progetto sui migranti non è stato ispirato dal testo di uno dei tantissimi brani che ha scritto durante il lungo sodalizio artistico con Lucio Battisti, ma dalla presa d'atto dell'esistenza di uno dei più grandi problemi che affliggono attualmente gran parte dell'umanità, i flussi migratori forzati con tutto quel che ne consegue: "Mi meraviglio delle canzoni che ho scritto, almeno il 5% l'ho dimenticato, - confessa il compositore-poeta -, le riascolto come se le avesse scritte qualcun altro e devo dire che qualche volta mi compiaccio.

Penso che questo progetto faccia parte non della mia creatività, ma dello stesso canale di ricezione che mi ha permesso di scrivere canzoni". "Poiché molte volte sono autobiografico, - aggiunge - chissà che nel futuro possa scriverne qualche parola che possa nascere proprio da African Agricolture ".


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