Esteri

Iraq, la vita sotto l'Isis nei quadri di Taei

Ha rappresentato nei suoi dipinti le decapitazioni, le sofferenze, la paure dei territori sotto il tallone dello Stato islamico

Isis stato islamico guerra

Chiara Clausi

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L’Isis ha picchiato Taei con i bastoni quando ha scoperto che continuava a dipingere.

Dell’inferno che ha passato sotto il regno del terrore dello Stato islamico restano gli occhiali rotti e gli incubi che non si possono dimenticare.

Ma Taei ora sorride. E ha ragione, perché il regno dell’Isis è quasi finito. E lui è libero di dipingere.

Taei vive una città a circa 20 chilometri a sud di Mosul sulla riva occidentale del fiume Tigri, Hammam al-Alil, famosa una volta soprattutto per i bagni termali che gli hanno dato il nome.


È qui che Taei, 53 anni, è cresciuto, lavorando la maggior parte della sua vita come ingegnere e poi facendo un po’ tutti i mestieri, come ha raccontato ad Al-Jazeera il cugino Hamid Yassin Ahmed.


La gente va da lui per aggiustare i fornelli, o il generatore, o anche la macchina, ma lui, però, è famoso soprattutto per i dipinti, racconta Ahmed. Negli ultimi 20 anni la passione di Taei è stata l’arte e ha raccontato di non poter immaginare un giorno senza. Nella sua casa le pareti sono ricoperte di disegni, xilografie e incisioni di calligrafia araba.

Come una dipendenza

A metà del 2014, però, quando l’Isis ha conquistato Mosul e tutta la provincia di Ninive, Taei è stato costretto a nascondere la sua arte. Gli islamisti hanno imposto un regime rigoroso che vietava tutto, dal telefono cellulare al fumo. E anche qualsiasi rappresentazione pittorica della forma umana. Taei ha però nascosto le sue opere e ha continuato a dipingere in segreto. Descrive questa sua passione come una dipendenza. Taei scherzando ha rivelato che ognuno di noi ha una dipendenza: alcune persone fumano, lui, invece, dipinge.

Una svolta sovversiva

Gli abitanti di Hammam al-Alil non collaboravano volentieri con l’Isis. E sotto il suo dominio sono state imposte punizioni terribili, tra cui numerose esecuzioni pubbliche e fustigazioni. Poi il lavoro di Taei ha avuto una svolta sovversiva, ha iniziato a dipingere le atrocità che si compievano sotto l’Isis: decapitazioni, impiccagioni, bambini feriti, vedove singhiozzanti e disperate, tutte dipinte in uno stile naif.

Taei è stato arrestato per due settimane e torturato, ma ha avuto la fortuna di fuggire all’esecuzione finale. Lo scorso ottobre, dopo che il primo ministro Haider al-Abadi ha annunciato l'inizio dell'operazione militare per riprendere la provincia di Ninive, alcuni cittadini di Hammam al-Alil hanno organizzato una rivolta che è stata schiacciata dall'Isis.

In uniforme per restituire la dignità

Un mese dopo, in una fossa comune fuori città, i militari iracheni hanno scoperto circa 100 corpi decapitati. Taei da allora ha rappresentato molte delle loro morti nei suoi dipinti. Come Hany, ucciso poco prima della liberazione. Taei racconta, sempre ad Al Jazeera, che era nudo quando lo hanno ucciso, ma lui ha preferito dipingerlo in uniforme perché lo rispetta e voleva restituirgli la sua dignità. Taei ha recentemente organizzato una mostra in una scuola in città e confessa di essere leggermente deluso per la mancanza di alcun riconoscimento.

I suoi dipinti offrono un testamento oscuro di quella che era la vita era sotto l’Isis.

Taei ha recentemente dipinto "manifesti di martiri" che rendono omaggio al gran numero di soldati che sono morti nel corso dell’operazione militare per liberare Ninive. Ha anche dipinto più di 100 manifesti in memoria dei caduti. Ma sa che non saranno gli ultimi manifesti prima della fine della guerra. Anche se l’incubo sta per terminare.

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