Chiara Degl'Innocenti

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Quando Kenji Fujimoto lavorava in Corea del Nord era considerato uno chef molto popolare. Poi, dopo la sua fuga tutto è cambiato e da allora, per poter raccontare di alcuni episodi della sua vita trascorsa accanto a quella del dittatore Kim Jong-un, deve usare un nome di fantasia perché, nonostante siano passati molti anni, rivelando aspetti privati del leader coreano Kenji rischia la vita.

Chi è Kenji Fujimoto

Fujimoto, 69 anni e un nome appunto che non sapremo mai, inizia la sua carriera come cuoco addetto alla preparazione del sushi alle dipendenze di Kim Jong-Il, padre dell’odierno dittatore. Non importa che abbia trascorso di recente un solo pranzo con il Grande Successore, e che gran parte delle informazioni derivino dalla sua permanenza a palazzo fino fine degli anni '90, come racconta in un’intervista al Washington Post e in un libro.

La cosa interessante è che fa delle rivelzioni che aiutano a dissolvere una piccola parte della nebbia che il Partito della propaganda ha contribuito negli anni a creare su tutta la "dinastia Kim", anche se molti dei racconti appaiono edulcorati e fanno suscitare il dubbio che l’anziano cuoco abbia manipolato alcuni episodi di vita coreana al fine di renderli "innocui".

Nonostante tutto, Kenji si definisce l’unico "kimjongunologo professionista" esistente, poiché è uno dei pochi non coreani ad aver mai incontrato davvero il giovane Kim (oltre ovviamente a un gruppo selezionato di persone che ha potuto avere contatti diretti con lui anche dopo che era diventato il capo della Corea del Nord).

“Non c'è nessun altro in Giappone. Io sono l'unico", ha detto Fujimoto al giornale americano. "Sto rivelando tutti i miei segreti al mondo. Per questo, potrei essere catturato e giustiziato in qualsiasi momento”, dice al Washington Post mostrando il giubbotto antiproiettili con cui va in giro.

I ricordi di Fujimoto

Ma che sia per informare il mondo o per paura vera dai suoi racconti emerge la stima che lo chef nutre ancora per il dittatore e i suoi familiari. La sua fortuna "inizia nel 1982", quando Fujimoto risponde a un annuncio di lavoro: Pyongyang cerca un maestro di sushi per il partito. E nel giro di poco, l'uomo arriva a preparare il pesce direttamente per Kim Jong Il, padre dell'attuale presidente.

Fuori dalla cucina di palazzo, durante il tempo libero, Fujimoto sta con i giovani della famiglia diventando una sorta di "compagno di giochi" per il piccolo Kim Jong-un (che Fujimoto conferma essere nato nel 1983) oltre che di suo fratello maggiore.

E visto il mistero che avvolge la vita del giovane dittatore, qualsiasi ricordo dello chef giapponese incuriosisce. Come sapere che a 17 anni Kim Jong-un era un grande fan della cantante Whitney Houston.

Ma aneddoti a parte, i racconti dello chef mettono in mostra un lato del dittatore che pochissimi conoscono. Quello fatto di piccoli gesti compiuti da ragazzino quando ancora non era diventato lo spietato trentenne che tiene sotto la morsa dell’indigenza e della violenza oltre 25 milioni di persone. E’ recente infatti la denuncia (raccolta dalla Bbc e ripresa da Corriere.it) di alcune soldatesse che sarebbero state sottoposte a stupri, abusi sessuali, aggressioni, schiavitù da parte delle più alte cariche dell’esercito di Kim Jong-un.

La carriera dello chef

Tornando alla carriera dello chef questa si avvia luminosa con momenti che alternano trascorsi su jet-sci e motociclette in compagnia del "Caro Leader" (oltre che volando con lui per tutto il mondo al fine di consigliarlo negli acquisti di caviale sopraffino e cognac pregiati) a periodi di paura temendo di commettere qualche errore o di suscitare più del dovuto le invidie di palazzo.

Kim è la bomba nuclere

Apparentemente senza freni lo chef parla anche dell'arsenale coreano. Secondo lo chef, tra le priorità di Kim Jong-un la corsa agli armamenti rifletterebbe la necessità di “incrementare l'economia, quindi il bisogno di pubblicizzare l'avanzamento tecnologico del suo Paese, così come l'Iran".

L’invito a tornare a Pyongyang

Verità vere o stemperate, nonostante siano trascorsi anni dalla sua fuga da Pyongyang nel 2012 hanno fatto sapere che Fujimoto sarebbe stato accolto dal presidente in persona se mai fosse rientrato nel suo Paese di adozione.

E poteva un umile cuoco "traditore" rifiutare l'invito? “È molto tempo che non ci vediamo, Fujimoto-san ", gli avrebbe detto Kim Jong-un all’incontro chiamando l'uomo per la prima volta con il suffisso onorifico giapponese e lasciando intendere il proprio perdono.

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