Il doppio errore della legge Severino
Roberto Salomone
Il doppio errore della legge Severino
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Il doppio errore della legge Severino

Perché sospendere un sindaco (come De Luca) o un parlamentare (Berlusconi) non è corretto costituzionalmente

Con un’ordinanza lampo del Tribunale amministrativo di Salerno, Vincenzo De Luca torna sindaco della città, la carica da cui la prefettura lo aveva sospeso venerdì 23 gennaio in base alla legge Severino e in virtù di una condanna in primo grado per abuso di ufficio. È il secondo caso: la prima volta era toccato al sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, sospeso lo scorso ottobre (sempre per una condanna in primo grado per abuso d'ufficio) e poi reintegrato dal Tar.
 
"La legge Severino" accusa oggi De Luca "è una legge sgangherata nata sull’onda del caso Fiorito e delle ruberie nelle regioni. Lo sa anche Paola Severino, ex ministro della Giustizia, che l’ha firmata. Hanno fatto qualcosa di abnorme dal punto di vista del diritto: è una legge incostituzionale, da cancellare e sostituire con un provvedimento che tuteli le persone perbene e consenta di cacciare i ladri dalle istituzioni".

In effetti, una norma amministrativa la quale stabilisce che in base a una condanna di primo grado possa essere sottratto alla carica politica che ha ottenuto pare in netto contrasto con il secondo comma dell'articolo 27 della Costituzione: “L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva". 

In passarto, la legge Severino è stata usata anche nel caso di Silvio Berlusconi, in quel caso condannato in via definitiva per frode fiscale: nei suoi confronti, peraltro, la legge Severino (promulgata nel dicembre 2011) fu impiegata con effetto retroattivo: il reato risaliva a parecchi anni prima. Ma il secondo comma dell'articolo 25 della Costituzione recita: "Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso".

Ora, per la seconda volta, la legge Severino potrebbe essere sottoposta al vaglio della Corte costituzionale: l'ha chiesto De Luca come l'aveva già chiesto lo scorso ottobre il sindaco di Napoli. La sentenza della Consulta, si spera, farà giustizia di una norma intimamente sbagliata.



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