Svezia: perché è la patria dei miliardari
Svezia: perché è la patria dei miliardari
Economia

Svezia: perché è la patria dei miliardari

Il termini pro-capite, il Paese scandinavo batte gli Stati Uniti per la capacità di generare super ricchi

Cinque su dieci fra le persone più ricche del mondo sono americane. Ma, come fa notare un recente articolo pubblicato da Slate , gli Stati Uniti sono un Paese molto popoloso. Le cose cambiano, quando si analizza il numero di miliardari della classifica di Forbes 500  in termini di rapporto pro-capite. A questo punto, diversi piccoli Paesi battono gli Stati Uniti. Se Monaco e le isole caraibiche St. Kitts and Nevis partono avvantaggiate – Monaco guida la classifica con tre miliardari su una popolazione di 35.427 abitanti, seguito dalle due isole con due miliardari su 53mila abitanti –, la Svezia con 14 miliardari su una popolazione che non arriva a dieci milioni di abitanti richiede attenzione. E’ vero: nessuno svedese accumula una fortuna paragonabile a quella di Bill Gates o Warren Buffett, ma Stefan Persson, presidente, principale azionista ed ex-ceo della catena H&M guida la classifica del Paese con una ricchezza stimata 28 miliardi di dollari. Morale: il fatto che un Paese caratterizzato da un approccio particolarmente favorevole al welfare sia così ricco di miliardari, obbliga alla riflessione. 

L’alta pressione fiscale tipica della Svezia contribuisce a finanziare il sistema sanitario, l’educazione e un efficace trasporto pubblico, ma non mancano nemmeno generosi contributi per le famiglie meno abbienti, cosa che mantiene la povertà e le ineguaglianze a un livello basso. Tutto questo senza impedire la scalata al successo di imprenditori come i casi di Ikea o di Tetra Pak dimostrano. L’analisi pro-capite dei risultati della classifica di Forbes mette in discussione le teorie di economisti come Daron Acemoglu, James Robinson e Thierry Verdier che – ma non sono i soli - hanno concluso che il modello americano sia, fra tutti, il più favorevole allo sviluppo del capitalismo. La loro spiegazione: alti livelli di ineguaglianza creano gli incentivi finanziari per l’innovazione che mancano ai Paesi che investono di più in welfare, come la Svezia. Per dimostrarlo, gli economisti prendono in considerazione il numero di brevetti registrati da ogni Paese. Non a caso, infatti, gli Stati Uniti registrano più brevetti della Svezia, ma la misura, in realtà, è rappresentativa della politica relativa alle nuove idee, più che della fertilità del terreno economico.

Per contro, la Svezia non ha tasse sull'eredità o sulle abitazioni e il suo 22% di tasse per le imprese è più basso del 35% che pagano le aziende americane. Anche dopo i tagli del Governo di centro destra, il pubblico in Svezia rappresenta circa la metà del totale dell’economia, ma è finanziato soprattutto da tasse sui consumi. Senza contare il fatto che alcuni aspetti dell’economia sono la materializzazione di principi neo liberali. Le tariffe dei taxi, per esempio, non sono controllate, le scuole possono puntare al profitto e la Svezia è uno fra i Paesi dove è più facile lanciare un business, senza contare la quasi totale assenza di regole che proteggono le imprese esistenti con barriere all’entrata di nuovi player. A differenza di quello che, per esempio, succede in Francia dove è al varo una legge che intende mettere al bando la spedizione gratuita di libri, per proteggere le librerie tradizionali. In Svezia, anche a fronte di un’alta tassazione e di un robusto welfare, le aziende migliori sono messe nella condizione di crescere e prosperare, dividendo i benefici con gli altri cittadini. 

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