Dallo spread al fiscal cliff, le dieci parole del 2012
Dallo spread al fiscal cliff, le dieci parole del 2012
Economia

Dallo spread al fiscal cliff, le dieci parole del 2012

Eurobond, spending review, Tobin tax. E ancora: Fiscal compact, Grexit, rating. Tutti i termini astrusi che ci hanno accompagnato in questo anno disastroso

And the winner is… Signori e Signore… Ecco a voi… L’immancabile, inconfondibile, castigatore di destini di ogni genere e grado, lo spauracchio di tutte e tutti, l’ormai arci-noto (almeno a parole) SPREAD !!! È stata la prima sigla a inaugurare la serie del blog Parole Bulgare ed è tuttora sulla bocca di tutti.

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Meno fortunato l’Efsf , sia per l’obiettiva difficoltà di pronuncia pressoché impossibile persino per i linguisti più fini sia perché nel luglio scorso è entrato in vigore l’Esm detto anche meccanismo europeo di stabilità che ne prenderà il posto. Ma dovrà obbedire al diktat della Corte costituzionale tedesca secondo cui qualsiasi decisione salva-Stati dovrà essere ratificata dal Parlamento Ue. Alla faccia del pronto intervento!!!

E l’eurobond ? Quello resta una chimera per il nein della solita Germania e più precisamente di Frau Merkel che a settembre 2013 si gioca tutto con le elezioni federali e non ha certo voglia di fare favori agli Stati della zona euro più spendaccioni e perciò più invisi ai rigoristi teutonici. Italia, compresa. Ovvio. Ergo: il nein resta nein. Punto e stop!

La Tobin Tax  invece dovrebbe farcela. Anche in Italia. Proprio oggi martedì 18 dicembre ha ricevuto il via libera definitivo della Commissione Bilancio del Senato. Peccato che ci sia il fondatissimo motivo per credere che più che nuovi introiti stimati in 1 miliardo di euro l’anno (euro più euro meno) per la disastrate casse nostrane possa produrre solo ed esclusivamente ingenti fughe di capitali verso piazze meno esose. Leggi: Londra in primis. Scommettiamo?

Tra le paroline magiche da non dimenticare nel 2012 c’è l’altro macigno: il rating . Con Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s impegnate a tartassare tutto e tutti. Non senza provocare qualche alzata di sopracciglio o peggio finire nel mirino dei magistrati. Anche di quelli di Trani per aggiotaggio e manipolazione (casi S&P’s e Moody’s docet!). Risultato? Nessuno. Visto che i nostri destini restano appesi alle loro pagelle.
E che dire della spending review ? Nonostante l’inglesismo che a parecchi (me compresa!) dà l’orticaria, è una di noi ormai. Nel senso che se ne parla ovunque. E persino al mercato senti il fruttivendolo che dice: “Nella mia personalissima spending review…”. Maddai! Queste sono le prodezze di Mario Monti. Altroché!!!

Di impronta prettamente estera invece sono gli altri rompicapi con cui abbiamo dovuto fare i conti in questo fantasmagorico 2012 in posa plastica perenne sul precipizio economico: Falliamo? Non falliamo? Tra le altre: Fiscal Compact , Grexit e Quantitative Easing .

E ora? L’anno si chiude con l’ennesima incognita e tanto per cambiare in ballo c’è un baratro. È il fiscal cliff . Stavolta di stampo americano. Ce la farà o non ce la farà Barack Obama ad alzare le tasse ai ricconi d’Oltreoceano? Non è l’unico punto in sospeso, ma la discussione se introdurre o meno una soglia minima di tasse al 30% per i Paperoni in Italia sarebbe un miraggio da paradiso fiscale. O no?

Che dire d’altro? Arrivederci al 2013! E Chestita Nova Godina! Niente paura! Nessuna sigla bizzarra. Significa solo Buon Anno in bulgaro. Del resto parliamo di Parole Bulgare, no?

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