Quantitative easing, uno scioglilingua tra stampa-moneta e acquisti a raffica
Quantitative easing, uno scioglilingua tra stampa-moneta e acquisti a raffica
Economia

Quantitative easing, uno scioglilingua tra stampa-moneta e acquisti a raffica

“E chi lo falà, e chi lo falò? Dove si farà, dico”… “Lo faremo là, dove sta sotterrata la valigia”. È solo uno tra gli scambi di battute più esilaranti tra Totò e Peppino (De Filippo) ne “La banda degli …Leggi tutto

“E chi lo falà, e chi lo falò? Dove si farà, dico”… “Lo faremo là, dove sta sotterrata la valigia”. È solo uno tra gli scambi di battute più esilaranti tra Totò e Peppino (De Filippo) ne “La banda degli onesti”, film cult del 1956 per la regia di Camillo Mastrocinque con protagonisti tre sgangherati e assai goffi falsari che temendo di essere scoperti seppelliscono il bottino e gli danno pure fuoco.

Che c’entra? C’entra. Perché le tanto acclamate “misure non convenzionali” che la Banca centrale europea retta da Mario Draghi potrebbe varare se necessario per mettere al sicuro l’euro e salvare dalla gogna degli spread impazziti i Paesi più a rischio potrebbero passare dalla stampa a raffica di nuova moneta. Nessuna violazione della legge, per carità. E nessuno sfizio da togliersi come per i tre maldestri banditi della porta accanto. Ma in ogni caso il quantitative easing, uno scioglilingua che tradotto in italiano vorrebbe dire “alleggerimento quantitativo” (in pratica in inglese o forse in arabo si capisce meglio!), consiste nella stampa ex novo di soldi, tanti soldi, e la loro iniezione, con operazioni di mercato aperto, nel sistema economico e finanziario.

In altre parole: super-Mario da alle stampe un bel po’ di eurini per ampliare la massa monetaria presente nel sistema e tentare di favorire prestiti e liquidità. O, fatto ancora più probabile, per acquistare attività finanziarie dalle banche commerciali, compresi titoli di Stato e obbligazioni societarie. Si tratta di un intervento importante, da ponderare al meglio, a cui si ricorre quando i tassi d’interesse sono vicini allo zero e sul costo del denaro i margini di manovra sono pressoché azzerati. Qui non siamo ancora allo zero ma poco ci manca: i tassi della zona euro sono allo 0,75%.

Ma quanti eurini potrebbe stampare la Bce? Non è dato saperlo. Anche se i precedenti della Banca centrale Usa dicono che i soldi in palio potrebbero essere parecchi. Nel marzo 2009 il numero uno della Fed Ben Bernanke inondò il mercato con un quantitative easing da 1.700 miliardi di dollari, altri 600 li investì nel novembre 2010 e non è escluso che possa presto optare per un terzo round di stampa-moneta e acquisti a raffica. Entro l’autunno, forse prima. Serve? Serve! Perché stabilizza il sistema mitigando eventuali scossoni ribassisti.

Ma non è affatto detto che si arrivi a tanto. Almeno in Europa. Perché la sola idea che l’Eurotower possa farlo potrebbe bastare a raffreddare gli spiriti più bollenti. I mercati vivono sulle aspettative. E almeno per ora sembrano credere a Mario Draghi. Ma la prudenza non è mai troppa. Così mentre la stragrande maggioranza dei signori in grisaglia di Bruxelles e dintorni si prepara a sollazzarsi almeno per qualche giorno forse più tra mari e monti i membri dei tre Comitati della Bce (monetario, gestione del rischio e operazioni sui mercati) sono al lavoro per definire gli strumenti operativi d’intervento. Nel caso dovessero servire. Sia chiaro.

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