Passera, il ministro tecnico che fa le prove da politico
Passera, il ministro tecnico che fa le prove da politico
Economia

Passera, il ministro tecnico che fa le prove da politico

Il suo discorso al meeting di Rimini è il segnale di un desiderio di scendere in campo

In questa interminabile vigilia della Terza Repubblica, un “golden boy” della futura politica, mai “confesso” ma immaginato tale praticamente da tutti, con sfumature diverse quando non opposte, è senza dubbio Corrado Passera, attuale superministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture. Non vuol dire che tutti lo considerino già “sceso in campo” di fatto, o sicuro di scendervi, ma desideroso di farlo questo sì. E hanno ragione.

La sua uscita di questa mattina a Rimini, molto “visionaria” ma anche fattuale (ha voluto accodarsi al gelido ottimismo del premier ma ha aggiunto un volontarista e “Ciampiano” richiamo alle responsabilità di tutti) conferma questa sua vocazione ormai insopprimibile in lui. Che non vuol dire, però, avere una strada chiara davanti a sé.

Passera in realtà fa già politica, e da anni (a meno di non volersi accodare al verbo dei talebani iper-tecnocrati, convinti che si possa fare l’amministratore delegato delle Poste o di Banca Intesa San Paolo senza fare, implicitamente, politica: cioè senza compiere quotidianamente scelte ben diverse da quelle che farebbe un calcolatore elettronico…). E per questo quando è stato chiamato da Monti, e dopo aver negoziato i propri poteri, non ha avuto dubbi a rinunciare ai 300 mila euro al mese di stipendio che intascava… Che sia un buon segno o il suo contrario, fatto sta che Passera vuole impegnarsi “per il bene comune”… Che significa esattamente scendere in politica, magari dopo un riscaldamento a bordo campo come tecnico…

Ma l’ex banchiere non ha ancora deciso come e quando scendere in politica nel verso senso della parola, cioè ponendosi a capo o creando un partito e facendosi eleggere. Già: perchè degli schieramenti attuali l’unico che potrebbe (ma bisogna dire: avrebbe potuto) puntare su di lui come su un “nuovo Prodi” è quello guidato dal Pd, ma è chiaro che Bersani & C. a tutti pensano fuor che a Passera, anche subornati dal castrante influsso dell’Ingegnere, Carlo De Benedetti, che del primo Prodi era stato invece king-maker, e che detesta Passera, o meglio il suo successo, come ha sempre detestato l’autonoma affermazione di tutti coloro che hanno lavorato insieme a lui, da Roberto Colaninno ai propri stessi figli.

Quindi un nuovo Ulivo con il nuovo-Prodi-Passera non si può fare; il centro è gracile e confuso, tra Casini, Api, Montezemolo-moi non plus ed è inaffidabile per chiunque; la destra, che in fatto di confusione neanche scherza, è comunque eterogena a Passera. Non resterebbe che “far da sé”: ma innanzitutto il ministro è benestante, anche ricco, ma in decine di milioni di euro, non in centinaia: quindi non può autofinanziarsi un partito come ha fatto Berlusconi. E poi non può farlo ora che è al governo.
Quindi? Tutto rinviato. Per il Passera-politico, ri-chiedere dalla prossima legislatura in poi, sempre che il caos che c’è dentro il Paese non partorisca un altro esecutivo tecnico, e qualcuno non ri-chiami Passera al governo, ri-bloccandone le autonome intenzioni politiche con il vincolo dell’eterna emergenza italiana…

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