Lavoro nero, ecco quali sono i settori più colpiti
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Lavoro nero, ecco quali sono i settori più colpiti
Economia

Lavoro nero, ecco quali sono i settori più colpiti

Il fenomeno purtroppo è in aumento, e colpisce nel 60% dei casi lavoratori domestici, ossia colf e badanti

In queste ore l’Istat ha fatto sapere che la disoccupazione in Italia ha toccato il suo livello minimo dal 2012, fissandosi a quota 10,8%. Allo stesso tempo però l’Istituto di statistica ci spiega che il fenomeno è dovuto da una parte all’aumento di 112mila unità degli inattivi, ossia di soggetti che non hanno un lavoro e non lo cercano neanche, e dall’altra dal calo degli occupati, ossia dei soggetti che hanno un lavoro, sia esso stabile o precario.

Insomma, la fotografia di un Paese in cui l’occupazione resta purtroppo ancora un problema molto serio. E non sorprende allora che una ricerca del Censis, condotta insieme a Confcooperative, rilanci l’allarme per il lavoro nero in Italia.

Secondo lo studio, nel periodo 2012-2015, quello per il quale sono disponibili gli ultimi dati, mentre il lavoro regolare si riduceva del 2,1%, quello sommerso aumentava infatti del 6,3%, portando a oltre 3,3 milioni di soggetti che nel nostro Paese vivono in questa condizione di illegalità lavorativa.

I settori più colpiti

Tra i lavoratori più colpiti dal fenomeno del nero ci sono operai, agricoltori, camerieri, magazzinieri, lavoratori dello spettacolo, ma soprattutto, ben nel 60% dei casi, lavoratori domestici. Questo significa che in 6 casi su 10, gli occupati irregolari lavorano in famiglia, e sono soprattutto badanti, colf e assistenti domestici.

Va fatta però una distinzione tra il livello di irregolarità di una badante e quello di un lavoratore sfruttato ad esempio nei campi, nei cantieri o nel facchinaggio, fanno notare gli stessi autori della ricerca. Il primo caso infatti, seppur in un contesto di irregolarità, fotografa le difficoltà di tante famiglie che nell'assistere un anziano, un disabile o un minore evadono per necessità.

Negli altri casi si tratta invece di sfruttamento dei lavoratori, che nasce solo per moltiplicare i profitti e mettere fuori gioco le tantissime imprese che competono correttamente sul mercato.

Il prezzo del lavoro nero

Le imprese che operano in maniera irregolare sul mercato del lavoro infatti, spesso costringono i propri dipendenti ad accettare, per le difficoltà economiche, un’occupazione ad ogni costo, senza diritti e con uno stipendio dimezzato rispetto ai loro colleghi regolari (in media 8 euro l'ora al posto di 16).

Le aziende che ricorrono al sommerso, in questo modo, riducono il costo del lavoro di oltre il 50%, evadono fisco e contributi per quasi 108 miliardi di euro e, come accennato, lasciano spesso fuori mercato le aziende che operano nella legalità.

Il Sud più colpito

Secondo i dati del focus realizzato da Censis e Confcooperative, il fenomeno del lavoro nero colpisce soprattutto il Mezzogiorno. L'incidenza dell'occupazione irregolare sul valore aggiunto regionale è infatti più alta in Calabria e Campania (rispettivamente il 9,9% e l'8,8%), seguite da Sicilia (8,1%), Puglia (7,6%), Sardegna e Molise (entrambe con il 7%). In Veneto invece si registra la situazione meno preoccupante.

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