Abolizione delle Province: ecco quanto risparmieremo davvero
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Abolizione delle Province: ecco quanto risparmieremo davvero
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Abolizione delle Province: ecco quanto risparmieremo davvero

Con la loro soppressione le spese diminuiranno al massimo di 500 milioni. Che cosa prevede il decreto Delrio

UPDATE: l'abolizione delle provice è legge. Approvato anche dalla Camera, il disegno di legge Delrio è esecutivo. Ma quanto farà risparmiare alle Casse dello Stato? Qui l'articolo che avevamo pubblicato il 27 marzo, il giorno successivo alla prima approvazione da parte del Senato e in cui facciamo due conti. Che dimostrano come, seppur efficace, il taglio delle province sia solo un piccolo tassello recuperato in un mare di sprechi.

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Nessuno pensi fin d’ora che dall’abolizione delle province potranno arrivare quei 10 miliardi di tagli vaticinati nei mesi scorsi da qualche improvvido osservatore. I risparmi su cui molto più realisticamente si potrà contare saranno infatti molto inferiori e la ragione principale è fondamentalmente una: la scomparsa delle province porterà con sé la dissoluzione di qualche migliaia di incarichi politici, tra consiglieri, assessori e presidenti, ma nulla però dovrebbe accadere ai circa 80mila dipendenti delle 107 province italiane che in un modo o nell’altro saranno comunque riassorbiti dalla pubblica amministrazione in uffici comunali o regionali.

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E se si tiene conto che solo la spesa per stipendi dei suddetti lavoratori è pari a circa a 2,5 miliardi di euro, si capisce perché parlando di tagli e di miliardi ci si debba andare molto cauti. A questo particolare poi, c’è da aggiungerne un altro. Gli immobili e le strutture logistiche provinciali comunque rimarranno in funzione perché, come previsto dal disegno di legge Delrio, approvato con voto di fiducia al Senato e che ora passerà alla Camera, una serie di funzioni comunque resteranno in capo a questi enti territoriali, con relative spese ovviamente. Andiamo allora a vedere nello specifico quali sono i reali risparmi su cui al momento si può fare conto e da dove proverranno.

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Il primo vero risultato, sventolato tra l’altro con orgoglio dal premier Renzi, è la scomparsa di circa 3.000 incarichi di carattere strettamente politico. Come già accennato si tratta di consiglieri provinciali, assessori e presidenti che non verranno più eletti e per i quali si risparmieranno circa 120 milioni di euro in compensi. Tra l’altro, coloro che verranno chiamati a svolgere le accennate funzioni residuali ancora di competenza delle province, dovranno farlo a puro titolo gratuito. Al centinaio di milioni sopra citato, si sommeranno poi i circa 380 milioni che si risparmieranno dalla mancata convocazione delle elezioni provinciali che si sarebbero dovute tenere nelle prossime settimane. Tra l’altro si nota subito come quest’ultima rappresenti una posta una tantum, nel senso che già l’anno prossimo non si potranno invocare questi trecento milioni e rotti come ulteriore risparmio,visto che le elezioni si tengono una volta ogni cinque anni.

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Detto ciò dunque, si giunge alla stima realistica di un risparmio complessivo che al momento può essere valutato in circa 500 milioni di euro. Una cifra che, guarda caso, è la stessa che, con tempi e modalità diverse, avevano preventivato due diversi studi. Da una parte quello della Cgia di Mestre, che aveva tempo fa valutato appunto in circa 500 milioni il risparmio ottenibile dall’abolizione delle Province. Dall’altro il Piano Cottarelli sulla spending review: nell’analisi in questione infatti si presentava una prima stima di risparmio pari a un miliardo di euro, facendo poi scendere più realisticamente il taglio delle spese per l’addio alle province appunto a 500 milioni di euro.

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Insomma, verrebbe da dire che per il momento i conti, anche se al ribasso, tornano un po’ per tutti. In ogni caso però, per un calcolo preciso bisognerà attendere il testo definitivo che uscirà dal Parlamento e, come detto in apertura, allo stato dell’arte certezze su quello che potrà accadere non ce ne sono.

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