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Dopo El Chapo: i 10 narcos più ricercati del mondo

Dal messicano Ismael Zambada al birmano Wei Hseuh-Kang: ecco chi sono, secondo la Dea, i più potenti signori della droga del pianeta

El Mayo (Messico)

Ismael El Mayo Zambada è la primula rossa del narcotraffico messicano. Non ha mai fatto un solo giorno di prigione. Boss del cartello di Sinaloa, ha mantenuto a differenza del Chapo, arrestato l'8 gennaio dopo una rocambolesca fuga dal carcere dove era detenuto, sempre un profilo basso. La Cia ritiene che El Mayo abbia appena superato la sessantina. Il suo impero produce eroina, marijuana, metamfetamine, oltre a garantire il transito della cocaina proveniente dalla Colombia e diretta verso gli Stati Uniti e il Canada.  Come El Chapo, Ismael ha mosso i suoi primi passi all'interno del cartello di Guadalajara, nei primi anni 80. Dopo la prima fuga del Chapo nel 2001, avrebbe stretto con lui un patto d'acciaio che ha consentito ai due numeri uno del narcotraffico internazionale di fondare la famigerata Federazione di Sinaloa. Nell'unica intervista che ha concesso, al newsmagazine messicano El Proceso, El Mayo ha dichiarato che - anche se fosse catturato e venisse ucciso - il narcotraffico continuerebbe indisturbato come prima. Suo fratello e i suoi tre figli sono stati arrestati. Uno di loro, Vicente Zambada Niebla, ha accettato di collaborare con la Dea in cambio di una forte riduzione della pena.

Rafael Caro Quintero (Messico)

Come El Chapo e El Mayo, anche Rafael Caro Quintero è considerato uno dei fondatori del cartello di Sinaloa che ha mosso i suoi primi passi a Guadalajara.  È stato catturato nel 1985 dopo il rapimento, la tortura e l'uccisione di Kiki Camarena, agente della Dea. Condannato a 40 anni di prigione è stato rilasciato da un giudice nell'agosto 2013 grazie a un cavillo giuridico. Quella decisione ha mandato su tutte le furie i dirigenti della Dea. L'antidroga americana ritiene che la sua famiglia e il suo clan abbiano un ruolo chiave nel lavare il denaro sporco proveniente dal narcotraffico sudamericano.

 

El Mencho (Messico)

Nemesio Oseguera Cervantes, alias El Mencho, è il più spietato boss del nuovo cartello della Nuova Generazione di Jalisco (CJNG), una delle organizzazioni in ascesa del narcotraffico messicano, alleata col cartello di Sinaloa, specializzata nella produzione di droghe sintetiche e metamfetamine. El Mencho e il suo cartello di Jalisco hanno ricevuto scarsa attenzione da parte delle forze di sicurezza fino allo scorso anno quando i suoi uomini abbatterono un elicottero militare dell'esercito. Suo fratello e suo figlio sono stati recentemente arrestati, così come alcune delle figure di rango del CJNG. Questi arresti hanno dato il via a una faida nello Stato di Jalisco. 

Chepe Diablo (El Salvador)

Il savadoregno José Adán Salazar Umaña è uno dei leader del Cartello di Texis. Controllerebbe le vie della droga che, dal Sud America transitano in America centrale e giungono fino agli Stati Uniti. Avrebbe stretto un'alleanza con i boss colombiani e quelli messicani. Oltre a essere un narcotrafficante tra i più potenti dell'area, Chepe Diablo è accusato anche di riciclaggio di denaro sporco. È dal 2014 nella lista nera del Dipartimento del Tesoro americano. Ai suoi uomini Chepe Diablo ripete sempre di non portare con sé armi, ma denaro con cui corrompere la polizia. Avrebbe maturato anche legami molto stretti con alcuni uomini politici e businessmen salvarogeni. Proprietario di una catena di alberghi, Umaña è stato anche il presidente della federazione del calcio salvadoregno. Secondo varie fonti giornalistiche il Cartello di Texis sarebbe attivo sin dai primi anni 90 del 900.

Dario Antonio Úsuga (Colombia)

Dario Antonio 'Otoniel' Úsuga è il capo del più importante cartello della droga colombiano: gli Urabeños. Su di lui il governo americano ha messo una taglia di 5 milioni di dollari. La sua organizzazione - specializzata anche nel racket dei rapimenti - controlla la regione costiera di Urabá, vicino alla frontiera panamense. Gli Urabeños mantiene stretti rapporti col Cartello di Sinaloa. Secondo varie fonti sono una delle organizzazioni criminali che accettano di essere pagate in armi, anziché in denaro. Conterebbero almeno 2000 affiliati. L'esercito colombiano avrebbe iniziato recentemente a bombardare le basi costiere del gruppo.

Gerson Gálvez Calle (Perù)

Gerson Gálvez Calle è il boss più ricercato del Perù. È il capo di un'organizzazione conosciuta come i Barrio King. Soprannominato Caracol, ha diretto l'organizzazione dal carcere in cui è stato rinchiuso per dodici anni (per omicidio, narcotraffico e rapine) fino al suo rilascio avvenuto nel 2015. Da allora  Caracol si è dato alla macchia. Secondo l'Interpol si nasconderebbe ora in Ecuador o in Brasile. Il suo cartello controlla tutta la filiera della cocaina nel suo Paese, dal produttore al consumatore, ha acquistato centinaia di navi container  per trasportare la droga dal porto peruviano di Callao fino all'Europa e al Messico, dove conta molti "amici".

 

Wei Hseuh-Kang (Myanmar)

Wei Hseuh-Kang, 63 anni, è considerato il capo dell'United Wa State Army, un cartello della droga che controlla la produzione e il commercio dell'eroina nel famoso Triangolo d'oro, nell'area orientale di Myanmar. Il suo cartello avrebbe a disposizione circa 30 mila uomini superequipaggiati secondo la Dea. Wei Hseuh-Kang è stato descritto dall'ex numero uno della Dea come "il genio finanziario e l'amministratore delegato che sta dietro il famigerato United Wa State Army". Gli Stati Uniti gli danno la caccia dai primi anni 90. Sulla sua testa pende una taglia di 2 milioni di dollari.

Haji Lal Jan Ishaqzai (Afghanistan)

Originario di Kandahar, dove la sua organizzazione avrebbe la sua base operativa, Haji Lal Jan Ishaqzai è il più importante produttore di eroina afghana dai primi anni 90. Ha vissuto per anni nella stessa strada dove viveva Ahmed Wali Karzai, il fratellastro dell'ex presidente Hamid Karzai, dal quale avrebbe ricevuto - fino alla sua morte, avvenuta nel 2012 - protezione per la sua latitanza. Arrestato nel 2012 è scappato dal carcere due anni dopo dopo aver pagato 14 milioni di dollari, secondo la Dea, ad dirigenti e agenti afghani corrotti.

Rocco Morabito (Italia)

Non poteva mancare un italiano tra i narcos più ricercati dagli americani:  Rocco Morabito è un boss della 'ndrangheta. Calabrese trapiantato a Milano conterebbe secondo la Dea su circa 60 mila affiliati all'organizzazione sparsi in ogni angolo del pianeta. Il giro d'affari della n'drangheta è stimato - secondo varie fonti giornalistiche - in circa il 3% del Pil del Paese. "Il Chapo ripeteva sempre che gli piaceva fare affari con i trafficanti calabresi" ha dichiarato il magistrato anti-madia Nicola Gratteri. "Li riteneva più affidabili dei colombiani e dei peruviani". Morabito potrebbe ora trovarsi in Brasile grazie alle sue connessioni con i boss sudamericani.

Semion Mogilevich (Russia)

Semion Mogilevich è considerato il più sanguinario e potente mafioso della Federazione russa. Prima della sua morte, avvenuta per avvelenamento a Londra nel 2006, la spia del Kgb Alexander Litvinenko lasciò una registrazione nella quale sosteneva che Mogilevich avesse ottimi rapporti con Vladimir Putin. 

Mogilevich, conosciuto come Brainy Don, è stato arrestato per evasione fiscale nel 2008 e rilasciato l'anno seguente. L' FBI ha inserito Mogilevich nella lista dei most wanted dal 2009, rimuovendolo poi nel 2015 dal momento che gli Stati Uniti non hanno siglato con Mosca un trattato per l'estradizione. Mogilevich vive in Russia, da uomo libero.

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