Come funziona il divorzio breve
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Come funziona il divorzio breve
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Come funziona il divorzio breve

Abbiamo chiesto ad una nota matrimonialista, l'avvocato Daniela Missaglia, cosa cambia per le coppie che si stanno separando

Il Parlamento ha approvato la norma per il cosiddetto "divorzio breve". Abbiamo chiesto ad un noto avvocato matrimonialista di Milano, Daniela Missaglia, alcune considerazioni tecniche ma non solo.

Avvocato Missaglia, come funziona il "divorzio breve" e quindi cosa cambia rispetto al passato?

"In base alla legge in vigore ( legge del 1970 modificata nel 1987) il divorzio si può chiedere solo se sono decorsi tre anni dal giorno in cui i coniugi sono comparsi avanti al Presidente del Tribunale nel giudizio separativo a condizione che vi sia una sentenza parziale, passata in giudicato, che attesti lo stato di separazione. Secondo il testo approvato dalla Camera e ora al vaglio del Senato , i tempi si ridurranno a 12 mesi dalla notificazione della domanda di separazione giudiziale e a 6 mesi in caso di separazione consensuale. Inoltre, la nuova legge verrà applicata anche per i procedimenti in corso, sicchè chi sta affrontando una lunga e travagliata separazione consensuale potrà subito depositare domanda di divorzio che verrà assegnata allo stesso giudice della separazione. Altra novità importante introdotta nel testo di legge riguarda la comunione dei beni, regime patrimoniale eventualmente scelto dai coniugi al momento della celebrazione del matrimonio, che si scioglierà nel momento in cui il Presidente del Tribunale autorizzerà gli stessi a vivere separati. Oggi, invece, la comunione legale si scioglie solamente con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione o con l'omologazione del verbale di separazione, quando la causa è consensuale".


Quali sono gli aspetti negativi di questa nuova legge?

"Leggendo lo scarno testo della proposta di legge, qualche dubbio lo nutro relativamente alle questioni procedurali. Infatti, in caso di pendenza della procedura di separazione, troverei adeguato che la domanda di divorzio venisse risolta già alla prima udienza presidenziale con l'emissione della sentenza parziale sullo status di divorziato, riservando poi al giudice designato la risoluzione delle questioni economiche e personali ( affidamento, collocamento figli). In buona sostanza l'urgenza è ottenere lo status di persona libera che eviti condizionamenti alla vita privata e svincoli le persone da problemi successori. I titoli che ho letto recentemente sui giornali sembrerebbero far intendere che, ai sensi di questa nuova proposta, entro al massimo un anno i coniugi potrebbero aver definito ogni aspetto relativo al loro divorzio. Ma non credo che ciò avverrà se non si prenderanno accorgimenti procedurali specifici. Tali modifiche sono indispensabili se si vuole raggiungere il vero obiettivo, altrimenti si anticiperebbero solo i tempi per proporre la domanda, ma la causa in sé potrebbe comunque rimanere sospesa per anni e con essa l'attesa della sentenza di divorzio. Senza contare che lo snellimento della procedura sarebbe solo apparente. Al contrario, così come è stata ipotizzata la legge, si avrebbe un maggior carico per i Tribunali, già oberati, che certamente non saranno in grado di definire una causa giudiziale in meno di 12 mesi. Basti pensare che, oggi, dalla notifica del ricorso divorzile alla fissazione della prima udienza trascorrono, mediamente, almeno tre mesi che vanno ad aumentare, anche fino a cinque/ sei mesi, se il ricorso viene notificato in prossimità delle vacanze estive quando i Tribunali (per questo tipo di cause e se non ricorrono questioni di estrema necessità) sono 'chiusi' dal 1° agosto al 15 settembre".

Questa norma è sufficiente per equipararci al resto d'Europa e del mondo (occidentale) o si può fare ancora qualcosa?

"In diversi paesi europei non esiste l'istituto della separazione, come in Spagna, Romania od in Svezia e questo permette di velocizzare notevolmente le tempistiche per poter ottenere un divorzio; in Spagna appunto il tempo necessario per divorziare oscilla tra i 90 ed i 180 giorni. L'Italia, al contrario, prevede anche l'istituto della separazione, non consentendo, in questo modo, alle coppie sposate di addivenire immediatamente ad un divorzio. Il procedimento di separazione personale dei coniugi, pertanto, rimane ancora un presupposto imprescindibile per poter presentare un ricorso divorzile. Abolire la fase di separazione, accedendo al divorzio diretto, sarebbe risolutivo. Ma l'Italia non è ancora pronta a questo passo".

Qual'è stata la reazione i suoi clienti? Cosa le chiedevano nei mesi scorsi e magari cosa le hanno scritto o detto tra ieri ed oggi?

"Quando spiego ad un cliente i tempi di un procedimento di separazione, magari conflittuale per problemi relativi al collocamento figli e alla responsabilità genitoriale, solitamente si mette le mani nei capelli. Mi è capitato di seguire anche casi molto complicati dove ottenere il divorzio diventa questione di primaria importanza. Ho curato una vicenda in cui il mio cliente è premorto nel pieno di una causa di separazione complicatissima dove la moglie gli impediva di vedere i figli liberamente, accusandolo falsamente di abusi sessuali sulla loro bambina. Credo che lui si sia ammalato dal dolore di quelle accuse e del distacco dai figli. Ho dovuto fare i salti mortali per poter ottenere il divorzio anche se il procedimento di separazione non era ancora terminato dopo cinque anni di battaglie legali. E' morto tre mesi dopo averlo ottenuto. Per lui è stato l'unico atto di giustizia ottenuto che gli ha permesso di poter vivere gli ultimi mesi di vita accanto alla sua nuova compagna che poi ha sposato in punto di morte. Comunque non sono mancate certo anche telefonate preoccupate di donne che hanno dedicato tutta la vita al loro uomo e adesso temono che il coniuge possa ottenere subito il divorzio al solo fine di spuntare benefici economici non dovuti. Ma questa è un'altra storia".

La Chiesa ha criticato la decisione del Parlamento. Le persone che si rivolgono a lei per un divorzio sono in qualche maniera interessate o influenzate dalle opinioni del Vaticano?

"Capitano, in effetti, alcuni clienti molto religiosi e fortemente contrari all'idea del divorzio che non accettano in alcun modo la richiesta avanzata dall'altro coniuge. Per questo motivo mi chiedono di oppormi strenuamente citandomi le parole ricorrenti del Cardinale Angelo Bagnasco che è fermamente contrario all'eliminazione dei tre anni di separazione non essendo per lui una forma di coercizione della libertà degli individui ma, semmai, “la possibilità di far decantare l'emotività e le situazioni di conflitto". Personalmente non credo che la separazione sia di aiuto alla coppia ma anzi dilati i tempi del conflitto a scapito dei figli e degli stessi coniugi . La crisi della famiglia è un'emergenza sociale che trova le proprie radici in ben altre cause e non sarà certo l'accorciamento dei tempi per ottenere il divorzio a peggiorare le cose. Non a caso Papa Francesco ha ribadito la necessità di “ studiare le procedure di nullità matrimoniale, studiare la fede con cui una persona va al matrimonio e chiarire che i divorziati non sono scomunicati. Tante volte sono trattati come scomunicati". Ed è con le parole di Papa Francesco che cerco di ridare speranza a quelle persone che subiscono, loro malgrado, un divorzio che pur avendo effetti solo civili travolge le fondamenta delle loro convinzioni religiose, facendoli sentire isolati ed abbandonati dalla Chiesa".

Info: https://www.danielamissaglia.com/

Per richieste: segreteria@danielamissaglia.com

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