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Di Maio e il M5S: tutte le gaffe oltre la Lobby dei malati di cancro

Ecco tutte le volte in cui esponenti del M5S hanno parlato senza sapere e a vanvera: da "Pino Chet" all'età del Presidente della Repubblica

“Caro Di Maio, eterno studente, hai scritto una ca...ta gigantesca - scrive un utente di facebook - Chiedi scusa”. L'epic fail come attrazione fatale, ma anche trappola mortale, per molti politici compresi gli esponenti del Movimento 5 Stelle protagonisti in questi anni di clamorose gaffe. Poco male se a cascarci sono le seconde linee. Ben più grave se, nonostante ore e ore di lezioni di comunicazione, public speaking, media training impartite dai guru della Casaleggio&Associati, anche colui che da mesi studia da candidato premier, scivola sulla più enorme delle bucce di banane che si possano incontrare sul proprio percorso e inventa una nuova categoria di lobbisti: quella dei malati di cancro. Ecco qui di seguito una carrellata di episodi, a cominciare proprio da quest'ultimo, in cui i rappresentati del M5S hanno perso una buona occasione per tacere mentre ne hanno fatalmente colta una per dimostrarsi inadeguati al loro ruolo o a quello al quale ambiscono.

Di Maio e i malati di cancro lobbisti

Dopo aver incontrato un gruppo di lobbisti italiani – scatenando tra l'altro critiche feroci da parte di una una buona fetta della base grillina addestrata fino all'altro ieri a considerare i portatori d'interessi (lobbisti) la gramigna da estirpare dal campo della politica – Luigi Di Maio ha vergato su Facebook un post riabilitatorio della categoria inserendo però nella lista delle lobby attive in Italia anche quella dei “malati di cancro”. Ora, visto che in un caso come questo nessun leader politico può cavarsela accusando un altro partito, nel caso specifico il Pd, di “aver strumentalizzato le proprie parole”, Di Maio potrebbe scegliere un'altra strada. O chiedere scusa tacendo su tutto il resto o spiegando cosa egli intende per “lobby dei malati di cancro”. La solidarietà che si instaura tra malati, soprattutto terminali? La forza e insieme la disperazione dei familiari? I viaggi della speranza in ogni parte del mondo? Gli enormi sacrifici economici che si affrontano anche quando le speranze di guarigione sono ridotte al lumicino?

Soli poche settimane fa, sempre Di Maio era stato al centro delle polemiche per aver accusato Israele di aver impedito al Movimento 5 Stelle di entrare a Gaza in occasione di uno dei suoi ormai numerosi tour nel mondo per accreditare la sua leadership a livello internazionale. Una caduta di stile imperdonabile per chi aspira a guidare un Paese. Soprattutto considerando che l'invito in Medio Oriente per Di Maio era arrivato proprio dall'ambiasciata d'Israele a Roma che, con molto anticipo, aveva dato precise informazioni sui luoghi che la delegazione pentastellata avrebbe potuto visitare e su quali invece no. 

Mamma Virginia

virginia-raggi Il sindaco di Roma Virginia Raggi con il figlio sullo scranno durante la prima riunione della nuova assemblea capitolina in Campidoglio, Roma, 07 luglio 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Nemmeno il tempo di prendere le misure per adattare al suo fisico minuto la fascia tricolore di sindaco di Roma, che Virginia Raggi è incappata subito nelle critiche infuocate di oppositori ma anche di tanti estimatori. A parte i ritardi che hanno caratterizzato l'avvio della sua sindacatura, condizionata dalle risse tra correnti, a mettere in discussione la sua autorevolezza di primo cittadino della Capitale sono state soprattutto due iniziative adottate nel giorno del primo consiglio capitolino. Per la prima volta nella storia, non era mai accaduto prima, il partito vincitore delle elezioni ha infatti occupato fisicamente l'area dell'Aula riservata al Consiglio. Parlamentari, consiglieri regionali, presidenti di municipio pentastellati hanno beneficiato di una sorta di tribuna vip allestita tra i banchi dell'Aula. Inoltre durante una pausa della seduta, Virginia Raggi ha lasciato il suo scranno e si è diretta verso l'area riservata al pubblico, ha preso in braccio il figlioletto Matteo e lo ha portato con sé sui banchi del governo. Mossa di indubbio impatto mediatico. Ma il rispetto delle istituzioni?

Lombardi e la carta intestata

roberta-lombardi La deputata M5s Roberta Lombardi nel corso dell'iniziativa elettorale al Tufello della candidata sindaco Virginia Raggi, Roma, 5 marzo 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Della serie “lei non sa chi sono io”, la potente deputata romana Roberta Lombardi ha pensato bene nelle settimane scorse di inviare al preside della scuola frequentata dal figlio una lettera vergata sulla carta intestata della Camera per sollecitare interventi di manutenzione. Uno scivolone che sorprende solo fino a un certo punto visto che, nonostante il ruolo che in questi anni si è riuscita a ritagliare sia livello locale che nazionale, la “Faraona” resta una gaffeur professionista. Indimenticabili il riconoscimento al fascismo, nella sua fase pre degenerativa, di “altissimo senso dello Stato e della famiglia”, la foto-accusa dell'Aula di Montecitorio vuota (perché in pausa pranzo) per stigmatizzare l'assenza degli altri partiti a un'importante discussione che però si sarebbe svolta solo molte ore più tardi, la frase sul presidente della Repubblica che “non sta scritto da nessuna parte che debba avere una certa età anagrafica” (infatti sta scritto “solo” nella Costituzione) e soprattutto la denuncia shock del furto degli scontrini da rendicontare: “Ieri sera mi hanno rubato il portafoglio – lo sfogo su Facebook – Ho perso tutte le ricevute delle spese sostenute finora. Cosa faccio? Aspetto vostri consigli”.

Taverna e "il complotto per farci vincere a Roma"

paola-taverna Paola Taverna durante la chiusura della campagna elettorale di Virginia Raggi ad Ostia, Roma, 17 giugno 2016. ANSA / ANGELO CARCONI

Resterà probabilmente come una delle frasi indimenticabili della storia della politica italiana. Paola Taverna, verace senatrice romana che a febbraio fu bersagliata dalle ironie dell'intero pianeta social per aver detto che “è incredibile riuscire a proporre per i romani un candidato del genere – riferito a Guido Bertolaso - su Roma e l'elezioni del nuovo sindaco ha dichiarato: "Ho pensato che potrebbe essere in corso un complotto per far vincere il Movimento Cinque Stelle a Roma. La scelta di Bertolaso mi ha lasciato perplessa tanto quanto quella di Giachetti. Diciamocelo chiaramente, questi stanno mettendo in campo dei nomi perché non voglio vincere Roma, si sono già fatti i loro conti".

Grano saraceno, allunaggi e "Pino Chet"

gaffe-m5s Il post pubblicato da Sara Paglini sul suo profilo Facebook nel quale chiede le immediate scuse alla collega a cinque stelle Emanuela Corda incappando però in un errore grossolano nello spingersi ad un parallelo con gli orrori del generale e dittatore cileno Augusto Pinochet, da lei ribattezzato "Pino Chet", Roma, 13 Novembre 2013. ANSA/ WEB/ TWITTER

Dal 2013 a oggi sono decine i casi in che hanno svelato la scarsa preparazione, l'ingenuità, talvolta la pura ignoranza di tanti rappresentanti del M5s: all'inizio dell'attuale legislatura, appena eletti alla Camera o al Senato, molti di loro non sapevano nemmeno dove si trovassero Montecitorio o Palazzo Madama (Bartolomeo Pepe), quanti fossero i senatori (Enza Blundo), che per governare c'è bisogno (almeno fino ad oggi) della fiducia di entrambe le camere (Carlo Sibilia), che l'età minima per poter diventare presidente della Repubblica sta scritta nella Costituzione (Roberta Lombardi).

Anche la passione per la fantascienza è stata spesso foriera di uscite infelici: “le sirene esistono per davvero” (Tatiana Basilio), “l'allunaggio è una farsa” (Carlo Sibilia, responsabile scuola del M5S che in un'altra occasione, a proposito dello sbarco dei Mille, confuse Quarto con Marsala). Mai quanto però la scarsa dimestichezza con l'italiano, la storia e la geografia per cui in un disegno di legge a tutela dei prodotto agro-alimentari il “grano saraceno” è apparso come in nemico numero uno del made in Italy o il dittatore cileno Augusto Pinochet è diventato, in un post della senatrice Sara Paglini, "Pino Chet". Per non parlare di tutte le volte che attivisti grillini hanno usato il web per offendere, insultare, diffamare il prossimo senza che dai vertici arrivasse mai una sola parola di censura. Tra gli episodi più gravi l'invito ai cittadini terremotati di Mirandola a farsi “un esame di coscienza” per non aver votato il Movimento 5 Stelle alle elezioni comunali del 2014.

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