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La zizzania di Pyongyang divide Washington da Seul

La Corea del Nord ha chiuso alle proposte di dialogo americane e teso invece la mano alla Corea del Sud. Intanto Washington e Seul si dividono sulle sanzioni

La Corea del Nord ha lanciato giovedì scorso un missile antiaereo di nuova concezione: a riferirlo è stata l'agenzia di stampa locale Kcna. Si è trattato del secondo test nella stessa settimana, dopo che Pyongyang aveva lanciato poco prima un nuovo missile ipersonico. Insomma, come notato dalla Cnn, il regime nordcoreano sta elaborando armamenti sempre più sofisticati. "Sono state verificate le notevoli prestazioni di combattimento del missile antiaereo di nuovo tipo con caratteristiche di rapida reattività e precisione di guida del sistema di controllo missilistico, nonché il sostanziale aumento della distanza di abbattimento dei bersagli aerei", ha dichiarato l'Accademia della scienza per la difesa nordcoreana, a commento dell'ultimo test: test che è stato supervisionato dal generale Pak Jong Chon.

In questa fase, Pyongyang sta tenendo un atteggiamento piuttosto ambiguo sul fronte internazionale. Mercoledì scorso, Kim Jong-un ha respinto le proposte di dialogo avanzate dall'amministrazione Biden, definendole "di facciata" e accusando più in generale Washington di condurre una "politica ostile" ai propri danni. Contemporaneamente ha comunque affermato di essere pronto a ripristinare le linee di comunicazione con la Corea del Sud, "per promuovere la pace" (linee di comunicazione che effettivamente sono state riaperte ieri). Tutto questo, sebbene il leader nordcoreano non abbia risparmiato delle stoccate a Seul, tacciata di "seguire ancora gli Stati Uniti". Ora, secondo The Guardian, l'obiettivo del leader nordcoreano sarebbe quella di "seminare zizzania" tra la Corea del Sud e gli Stati Uniti, cercando di mettere Seul sotto pressione e ottenere conseguentemente un alleggerimento delle pesanti sanzioni economiche a cui è sottoposto da tempo il regime di Pyongyang.

Nel frattempo, sono arrivate delle reazioni da Washington. Giovedì scorso, il segretario di Stato americano, Tony Blinken, ha dichiarato: "Siamo preoccupati per queste ripetute violazioni delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza che creano, credo, maggiori prospettive di instabilità e insicurezza". "Stiamo valutando i lanci", ha proseguito, "per capire esattamente cosa hanno fatto, quale tecnologia hanno usato, ma a prescindere, abbiamo assistito a ripetute violazioni ora delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che la comunità internazionale deve prendere molto sul serio".

In tutto questo, sembrerebbe che – almeno in parte – la strategia nordcoreana della zizzania stia funzionando. Come riferito da Voice of America, Venerdì scorso, il ministro degli Esteri sudcoreano, Chung Eui-yong, si è detto favorevole a smorzare le sanzioni. "Penso che ora i tempi siano maturi per prendere in considerazione la riduzione delle sanzioni", ha dichiarato. Del resto, già a fine settembre il ministro aveva affermato: "Se lasciamo che lo status quo continui, porterà al rafforzamento delle capacità missilistiche nordcoreane".

Venerdì stesso, è tuttavia arrivata la replica del Dipartimento di Stato americano. "La Corea del Nord continua a finanziare i suoi programmi di armi di distruzione di massa e missili balistici attraverso sforzi di evasione delle sanzioni in violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite", ha dichiarato Foggy Bottom. "È importante che la comunità internazionale invii un messaggio forte e unitario che la Rpdc deve fermare le provocazioni, rispettare i suoi obblighi ai sensi delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e impegnarsi in negoziati intensi e sostenuti con gli Stati Uniti", ha proseguito. "Le sanzioni delle Nazioni Unite contro la Rpdc rimangono in vigore e continueremo ad applicarle, anche attraverso la diplomazia presso le Nazioni Unite e con i vicini della Rpdc", ha concluso. Insomma, le posizioni di Washington e Seul sulla questione delle sanzioni nordcoreane sembrano divergere significativamente.

Non è del resto escluso che Pechino stia giocando un ruolo importante in queste dinamiche. Pochi giorni fa, la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha invocato un alleggerimento delle sanzioni contro Pyongyang, mentre – appena due settimane fa – lo stesso ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, si era recato in Corea del Sud, dove ha avuto colloqui molto cordiali con il presidente Moon Jae-in e la sua controparte, Chung Eui-yong. Segno che, forse, Pechino è coinvolta nella strategia della zizzania.

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