La Guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, in videoconferenza con il Parlamento di Teheran il 12 luglio 2020 (GettyImages).
Cronaca

Teheran ammette di aver abbattuto il Boeing ucraino per errore

Secondo un rapporto dell'aviazione civile iraniana, la regolazione sbagliata di un radar militare provocò, lo scorso 8 gennaio, lo schianto dell'aereo dell'Ukrainian International Airlines, colpito da due missili. Nell'incidente persero la vita 176 persone.

Ci sono voluti più di sei mesi per ottenere una prima relazione di inchiesta sull'abbattimento del Boeing 737-800 avvenuto l'otto gennaio scorso nel cielo di Teheran, e dopo la prima fase dell'inchiesta l'Iran ha ammesso che sono stati due missili a provocare la morte delle 176 persone a bordo.

Secondo la Difesa iraniana, «un disallineato del sistema di difesa e l'interruzione delle comunicazioni, quindi delle procedure» portarono l'aereo a essere identificato erroneamente come un velivolo ostile. Una motivazione del tutto inaccettabile se si considera che in un momento di altissima tensione internazionale, con gli Usa che avevano annunciato un possibile attacco, gli iraniani avevano lasciato aperto il loro spazio aereo civile. Ma anche perché la velocità e la traiettoria del Boeing erano tali da non poter essere scambiate per quelle di un velivolo ostile, né di un drone né di un bombardiere.

Nel dettaglio, le prove fornite dagli investigatori iraniani indicano che solo il primo missile ha colpito l'aereo dell'Ucraina international airlines, mentre l'indagine non ha ancora definito se il secondo missile, sparato 30 secondi dopo il primo, abbia raggiunto o meno il B737. L'indagine sulla batteria antiaerea che fece fuoco ha invece rilevato che il suo rapido trasferimento da un luogo remoto fino alle vicinanze dell'aeroporto avrebbe causato un disallineamento di 107 gradi della torre radar, in grado di rilevare le minacce rispetto alla batteria lanciatrice, e che questo avrebbe fatto interpretare all'operatore l'eco generato dal Boeing come quello di qualcosa che proveniva da una zona interdetta al volo.

La notte dell'otto gennaio, intorno alle quattro, la lista dei voli civili e degli orari di decollo in partenza dalla capitale era stata consegnata ai vertici della Difesa iraniana e regolarmente trasmessa alle postazioni remote per evitare una potenziale errata identificazione dei velivoli. Tuttavia il comandante del volo PS752 richiese l'autorizzazione per la messa in moto alle 05:51 invece che alle 05:15, a causa di un ritardo accumulato nelle operazioni di scarico dei bagagli del volo precedente.

Successivamente, il controllo del traffico aereo civile richiese l'autorizzazione al volo al centro di coordinamento della difesa aerea alle 05:53, permesso che fu concesso autorizzando il decollo subito dopo le 06:10. Sebbene l'aereo abbia volato la rotta correttamente e all'altitudine prevista con una rotta di 309°, quindi avvicinandosi al sistema di difesa aerea da Sud-Est, l'errore nel sistema di rilevamento indicò che l'aereo era su una rotta di 056° e che si stava avvicinando da Sud-Ovest. A quel punto, l'operatore del sistema di difesa tentò di trasmettere i parametri di questo potenziale obiettivo al centro di coordinamento che però non ricevette l'informazione, lasciando l'operatore solo nell'analizzare le informazioni di cui disponeva. Informazioni che quindi l'hanno portato a classificare quella traccia radar come una minaccia.

Vero è che, in mancanza di una risposta da parte del centro di coordinamento, il militare non doveva ordinare di sparare il primo dei due missili Tor M-1 alle 06:14:55. Secondo le procedure della Difesa iraniana, se l'operatore della postazione non è in grado di stabilire la comunicazione con il centro di coordinamento non è autorizzato a fare fuoco. Ma la mancanza di risposta fu interpretata come una possibile distruzione del centro comando e quindi in modo peggiorativo sulla situazione di indecisione in essere.

Alle 06:15 il centro radar civile, non in contatto con la batteria, perse sia la lettura del transponder dell'aeromobile sia le trasmissioni radio, ma non l'eco radar passivo che mostrò come l'aeromobile già colpito virò a destra, cominciando una manovra che le scatole nere dimostreranno essere involontaria, quindi non provocata dall'equipaggio ma dai danni subiti. Anche il sistema di difesa aerea ha continuato a seguire l'obiettivo e, a seguito di questa manovra, interpretata come un tentativo di scampo, l'operatore ha sparato un secondo missile circa 30 secondi dopo il primo.

Il radar militare diede però come «mancato» l'esito del secondo lancio. Nel frattempo, il Boeing rimase in volo per altri 3'30" secondi dopo il primo attacco, proseguendo la virata a destra fino a invertire la rotta di circa 180° percorrendo una traiettoria ampia quasi 15 chilometri di diametro prima di precipitare a Khalajabad, vicino all'area di Shahedshahr, circa 18 chilometri a Nord dell'aeroporto. Infine, l'analisi degli effetti prodotti dall'esplosivo del missile sulla struttura dell'aeromobile sono pienamente compatibili con quelli di un Tor M-1, con la frammentazione della testata di guerra che avrebbe centrato sia il motore destro, sia l'area della cabina di pilotaggio.

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