Cronaca

I problemi di Papa Francesco in Sudamerica

Il sostegno della Chiesa a Lula è un segnale eclatante e molti cattolici brasiliani sono disorientati

Chiesa-Brasile

Paolo Manzo

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«Togliete il Pt dall’altare. Per una Chiesa senza un partito». La scritta, dove Pt sta per il Partido dos trabalhadores di Lula, è apparsa lo scorso 30 settembre, a caratteri cubitali, su un cartellone affisso da un gruppo di cattolici in via Adhemar Pereira de Barros, nel quartiere di Bela Suiça, a Londrina, città di mezzo milione di abitanti nel sud del Brasile. Il cartellone, firmato dal movimento «Brasile cattolico», è una critica alle posizioni dell’arcivescovo locale, Dom Geremias Steinmetz, considerato dai fedeli un membro del partito fondato da Lula nel 1980.

«Il movimento è nato quando il vescovo ha chiamato i cattolici a unirsi allo sciopero contro la riforma della previdenza sociale, in una mobilitazione che aveva come patrocinatori la Cut, il principale sindacato brasiliano, fondato da Lula, e gli stessi manifestanti del Pt, e noi cattolici non abbiamo aderito a questa iniziativa» spiega la 47enne Flávia Batistella, membro attivo di «Brasile cattolico».

In seguito alla presa di posizione dell’arcidiocesi di Londrina contro la riforma pensionistica (approvata a fine ottobre dal Parlamento), in linea con quella della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, alcuni cattolici sono andati nelle cattedrali per dire il rosario in segno di protesta contro l’atteggiamento della Chiesa. «Perché sono due idee totalmente diverse, quella del vescovo e la nostra, cattolica» afferma Flávia.

A preoccupare molti cattolici brasiliani è la deriva «a sinistra» della Chiesa cattolica verde-oro, sempre più legata al movimento che chiede la liberazione dell’ex presidente Lula e al Pt, partito nato 40 anni fa anche con l’aiuto, importante, di preti operai italiani e legato a filo doppio alla Teologia della liberazione, che Wojtyla e Ratzinger avevano isolato e condannato mentre Bergoglio ha riportato in auge.

Ma, soprattutto, a sconcertare molti fedeli brasiliani è il sincretismo religioso propagandato attraverso l’idolatria alle statuette in legno della Pachamama, la «madre terra» degli indigeni. Idolatria promossa non solo durante il Sinodo dell’Amazzonia a Roma, lo scorso ottobre (quando la statuetta è stata presa da anonimi e gettata nel Tevere per alcune ore), ma anche nelle principali chiese brasiliane. «Sostituire la Nostra Signora del Rosario, la Santissima Vergine Maria, con la Pachamama è stato un gesto che ha ferito molti fedeli» dice un diplomatico vicino agli ordini religiosi tradizionali brasiliani che, a condizione di mantenere l’anonimato, parla di un «possibile scisma» all’interno dell’istituzione.

Che potrebbe avvenire anche a causa di un’altra proposta uscita dal Sinodo:  consentire ai preti che evangelizzano gli indios di sposarsi. Bergoglio deciderà sul tema entro fine 2019 - limitandolo per ora all’Amazzonia - e ha chiarito che lo scisma non lo spaventa, ma molte voci dal Brasile parlano di «eresia». Capofila delle proteste il cardinale Raymond Burke che ha annunciato «una preghiera di 40 giorni e una crociata di digiuno» contro il documento sinodale, a suo dire macchiato di «errori teologici ed eresie», in primis proprio l’abolizione del celibato.

Che la tensione sia alta, così come l’emorragia dei fedeli dalla Chiesa di Roma in Brasile, è evidente. Se da un lato,  il censimento del 2020 vedrà per la prima volta scendere sotto il 50 per cento i brasiliani che si dichiarano cattolici a vantaggio degli evangelici (nel 1980 erano il 99 per cento), dall’altro si susseguono le denunce, da parte dei fedeli, di politicizzazione degli altari.

Paradigmatico il caso di quello che doveva essere un incontro interreligioso ecumenico per celebrare il Sinodo dell’Amazzonia nella cattedrale da Sé, la principale di San Paolo del Brasile, e si è invece trasformato in un manifesto politico della sinistra a favore della liberazione di Lula. Nella chiesa erano presenti rappresentanti di varie religioni ed esponenti politici di sinistra, da Eduardo Jorge del Partito verde a Eduardo Matarazzo Suplicy del Pt (tra i maggiori sponsor dell’asilo all’ex terrorista Cesare Battisti), passando per  Ivan Valente, del Psol, partito più a sinistra del Pt e tra le cui fila, durante la sua latitanza in Brasile, ha militato Achille Lollo: tra gli autori del rogo di Primavalle e  collaboratore del sito grillino Lantidiplomatico, che appoggia le dittature di Venezuela, Nicaragua e Cuba.

In questo contesto, il 30 settembre un gruppo di giovani cattolici è entrato in chiesa per pregare e ha trovato una corda da bucato legata proprio ai piedi dell’immagine di San Paolo apostolo, con diversi teloni con la scritta «Lula libero» e l’immagine ricamata di un albero: l’intenzione, chiara, era collegare al Sinodo la richiesta di scarcerare l’ex sindacalista condannato per corruzione, riciclaggio e indagato in altri sette processi dov’è accusato di associazione a delinquere in seguito alle tangenti della multinazionale Odebrecht.

Arrabbiati, i fedeli che non credono all’innocenza di Lula hanno iniziato a filmare ciò che stava accadendo. Nel video, diventato virale sui social media, si vede un giovane cattolico indignato mentre viene espulso dalla cattedrale da Sé dalle guardie di sicurezza e da supporter di Lula.

Il parapiglia nella più importante chiesa cattolica di San Paolo si è verificato poche ore prima che apparissero i cartelloni a Londrina con scritto «Togliete il Pt dall’altare»; ignorato dai principali media del Brasile, sui social network ha fatto il botto. L’arcivescovo di San Paolo, il cardinale Dom Odilo Pedro Scherer, ha dichiarato ufficialmente di non aver notato lo scontro ma di aver visto il video, e ha smentito che il giovane sia stato espulso dal tempio (benché il filmato mostri il contrario); aggiungendo infine che non aveva neanche visto la manifestazione di «Lula libero». «Ma soprattutto non si si è scusato per i fatti avvenuti all’interno della cattedrale sotto la sua giurisdizione» afferma il reporter Everson Leal del Jornal da Cidade.

Persino il Santuario di Nostra Signora di Aparecida, dopo San Pietro la maggiore chiesa cattolica al mondo, è diventata teatro di una manifestazione del Pt, sempre alla vigilia del Sinodo dell’Amazzonia, con il gruppo sociale «Coletivo Alvorada» che ha dispiegato enormi striscioni all’entrata chiedendo il rilascio di Lula. Su uno dei drappi si leggeva «La verità sconfiggerà la menzogna, Papa Francesco. Lula libero!».

«Non è la prima volta che i “petisti” usano la cattedrale per promuovere rivolte e contraddire la dottrina della Chiesa cattolica, cercando di imporre il sincretismo religioso e le ideologie politiche attraverso eventi e manifestazioni all’interno della santa messa, chiedendo Lula libero nella preghiera dei fedeli» dice Alvaro Silva, un parrocchiano che aggiunge: «Peggio ancora è per noi cattolici vedere che tutto ciò è fomentato dai nostri sacerdoti e vescovi, cui è stata affidata la missione di Cristo di difendere la dottrina della Chiesa». Se non sarà scissione, di sicuro la politicizzazione della religione cattolica non piace alla maggioranza silenziosa dei fedeli cattolici, non solo brasiliani ma anche del resto delle Americhe. Fedeli che non a caso sono sempre meno numerosi.

Secondo alcune proiezioni, inoltre, il boom delle chiese evangeliche farà sì che in Paesi come Uruguay, Argentina, Guatemala, Honduras, Cile e Perù, nei prossimi cinque anni i cattolici saranno in minoranza. Un fenomeno che si allarga persino tra gli ispanici statunitensi: in base a una ricerca del Pew Research Forum on religion and public life pubblicata a metà ottobre, sono ormai meno della metà, 47 per cento. Molto - forse troppo - sta cambiando nel Continente americano. 

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