Quando un padre
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Padri separati (dai figli)

In Italia sono 4 milioni ed in estate le tensioni aumentano. Conflitti e ripicche cha a volte finiscono in tragedia

«Ho visto cose che voi sposati non potete neanche immaginare». Non è un replicante di Blade Runner a dirlo, ma un padre separato. Sono quattro milioni in Italia, secondo gli ultimi dati Istat. E per la Caritas 800 mila si trovano sotto la soglia di povertà. D’estate i conflitti tra ex diventano più aspri. La posta in gioco sono le vacanze con i figli, gli agognati 15 giorni. Ma spesso ai padri viene negata questa possibilità. «Sono situazioni che si ripetono ogni agosto e a Natale» racconta Tiziana Franchi, presidente dell’associazione Padri Separati, la prima nata in Italia nel 1991 (www.padri.it). «Con i quattro soldi risparmiati comprano il biglietto aereo per portare il bambino al Sud dai nonni paterni. Ma la ex moglie nel giorno stabilito non non risponde al telefono. Disperati chiamano i carabinieri. Ma neanche loro possono fare niente. L’avvocato è in vacanza e così il giudice. E poi, anche se riuscissero a fare ricorso, la risposta, se va bene, arrivebbe a ottobre. E intanto l’estate è perduta e nessuno pagherà».

Il primo problema è accordarsi sul periodo. Ci sono dipendenti di aziende private che raccontano come debbano comunicare le ferie a inizio anno, mentre le ex mogli insegnanti li tengono in scacco fino all’ultimo rendendogli impossibile organizzare qualcosa di decente. Anche quando si trova un accordo, continuano i dispetti: non vengono consegnati nella data prestabilita adducendo malanni inesistenti, c’è chi se li porta dall’altra parte del Paese e non rispetta gli accordi. Madri che chiedono di tardare un giorno «perché il bambino ha una festa di compleanno» e poi denunciano gli ex compagni, dicendo che non si sono presentati.

Continua Franchi, che in 28 anni dentro l’associazione ha visto ogni genere di scorrettezze: «Cosa può fare un padre? L’unica cosa che noi sconsigliamo: iniziare a chiamare. Lei spegne il cellulare e lui continua. Ma alla terza telefonata scatta la denuncia per stalking. E da lì inizia il calvario nel «penale». L’uomo che soffre è una figura non contemplata. Nei tribunali non viene creduto. Gli ex mariti sono i violenti, gli stalker, gli inadeguati». Nell’ultimo anno si è parlato di oltre 200 suicidi. A metà luglio, a Roma, un 45enne si è buttato dal 13° piano all’Eur. Su Facebook aveva lasciato un messaggio: non riusciva più ad andare avanti per la situazione familiare.

«Non ci sono stime ufficiali, ma credo a questo numero. È una strage silenziosa. Mi ricordo anni fa, in Valle d’Aosta, un papà si diede fuoco. Lo avevano accusato di avere molestato i suoi bambini. O a Bologna un noto medico cui avevano portato via la figlia di 12 anni per presunti abusi. Quando ha capito che avrebbero fatto lo stesso con la più piccola, l’ha uccisa e si è ucciso» conclude la presidente di Padri Separati.

Per molti è un calvario. «L’affido condiviso, stabilito dalla legge n. 54 del 2006, ormai è la regola, ma troppo spesso resta solo sulla carta. La norma è vaga e lascia ampia interpretazione ai giudici», spiega il sociologo Eraldo Olivetta, autore di Separazione e bigenitorialità (Bonanno). «Per cinque anni ho frequentato numerose associazioni e ascoltato centinaia di casi. I padri sono sempre più giovani e vogliono fare davvero i genitori. Quello che ho riscontrato è che l’alienazione parentale esiste. Ne ho visto gli effetti devastanti. Ma non è facendosi la guerra che si risolvono i problemi».

Una guerra lunga ed estremamente costosa, come racconta M.V., 61 anni, napoletano: «Quando mia moglie mi ha lasciato la bimba aveva 8 mesi. Oggi ha 11 anni e mezzo. In questo tempo sono passato attraverso tre giudici, ho cambiato otto avvocati e, per cinque ann,i ho incontrato la mia bambina solo in presenza degli assistenti sociali. Due volte alla settimana per un’ora e mezza. Dopo di che mia figlia ha cominciato a dare segni di rifiuto nei miei confronti».

Padri con il timer, riflette l’avvocato Salvatore Dimartino, presidente di Mantenimento Diretto, associazione che ha una seguitissima pagina Facebook: «Ci contattano padri frustrati, in difficoltà economica e con un profondo malessere psicologico. Tutto nasce dalla disapplicazione della legge sull’affido condiviso. La responsabilità deve essere di entrambi i genitori. Tempi paritetici e mantenimento diretto. Il DdL Pillon tocca molti punti su cui occorre fare una riforma. Ma finché i bambini saranno considerati come premi della lotteria non andremo da nessuna parte».

Mantenimento Diretto ha fatto un sondaggio tra 1.271 padri chiedendo quante notti trascorrono in un mese con i figli. Matteo Bernini, responsabile scientifico dell’associazione, illustra i risultati: «Il 40 per cento ha dichiarato mai, il 50 meno di dieci notti e solo il 10 per cento ne trascorre di più». Non è sempre così. Come racconta Leyla Ziliotta, 26 anni, campionessa italiana di bocce, nel suo libro Mia madre mi odia (Tabula fati), dove racconta non solo la propria esperienza, ma anche quella di anni di lavoro come vicepresidente in un’associazione. Lei e suo fratello hanno fatto una scelta controcorrente: «Quanto i miei si sono separati dieci anni fa abbiamo chiesto al giudice di essere affidati a nostro padre. Ricordo ancora lo scetticismo nelle aule del tribunale».

Moltissimi i casi di affidi ai servizi sociali. Alcuni durano anni, anche fino alla maggiore età. «Nelle separazione con un’alta conflittualità è la prassi, almeno qui in Emilia Romagna» dice l’avvocato matrimonialista Stefano Cera. «Soprattutto al Centro Sud d’estate, tra ferie, turni e riduzione del personale, è difficile trovare gli assistenti. E il diritto di visita resta sulla carta. Bibbiano è il caso limite, ma i problemi degli affidi nelle separazioni conflittuali sono la regola». L’avvocato racconta di servizi sociali latitanti anche per un anno e mezzo: «Finché con il mio cliente non siamo stati costretti a tornare davanti al giudice per chiedere che fosse fatto quello che già aveva ordinato».

I tempi della giustizia sono lunghissimi, basta una falsa denuncia per vedersi arrivare il provvedimento di allontanamento. Possono passare anche due anni, e i figli si distaccano. Come è successo a E.V., 52 anni, provincia di Milano: «Abbiamo convissuto 12 anni e nel 2007 è nata una bambina. Tre anni fa il rapporto si è deteriorato. La vigilia di Natale, dopo l’ennesima litigata, la cosa ci è sfuggita di mano. Lei mi ha insultato. Io per la prima volta l’ho minacciata con un vaso. Ha chiamato i carabinieri. Me ne sono andato e non ho più visto mia figlia. La casa che avevo comprato è andata a lei e le passo 400 euro di mantenimento. Sono andato a vivere da mia nonna. Alla fine ho potuto incontrare mia figlia attraverso i servizi. Ma lei era sempre più chiusa. Poi la mia ex è finita in comunità e dopo essersi rifiutata di seguire il percorso stabilito le è stata tolta la bambina. L’hanno messa in una casa famiglia. L’ho incontrata e la prima cosa che mi ha chiesto è di portala via da lì. Lotterò finché non ci sarò riuscito».

Crescono le denunce: dallo stalking all’abuso sessuale. Spesso è una strategia processuale consigliata da avvocati spregiudicati. Otto su dieci si rivelano false. È la «sindrome di Medea», così la chiama la psichiatra Liliana Dell’Osso, presidente del Collegio dei professori ordinari di Psichiatria italiani: «Tutto ciò si rifletterà sullo sviluppo dei figli. La situazione è drammatica e merita un’urgente rivisitazione critica che prenda le mosse da una casistica di interesse psichiatrico per individuare soluzioni più adeguate». Così è successo a P.M., padre torinese: «Mi sono separato nel 2008. La bimba aveva 18 mesi. All’inizio collaboravamo. Poi mi sono trovato i carabinieri alla porta. Hanno perquisito la casa, sequestrato tablet e cellulari. La madre aveva portato la bambina all’Ospedale infantile Regina Margherita, riscontrando dopo la giornata passata con me i genitali arrossati. Lì c’era il team di Hansel e Gretel, la onlus di Bibbiano. Mandarono una segnalazione alla Procura ipotizzando abusi. Per due anni ho potuto incontrarla solo in luoghi neutri e anche quando tutto è stato archiviato, ho avuto difficoltà a rivederla». «Conosciamo il problema dei figli tolti alle famiglie molto prima che scoppiasse lo scandalo di Bibbiano» dice l’avvocato Walter Buscema, presidente di «Nessuno tocchi papà». «La giustizia minorile è kafkiana, irragionevole. E le coppie separate sono quelle che rischiano di più. Sul semplice assunto della conflittualità un tribunale può portare via i figli e sbatterli in una casa famiglia. Sono casi diffusissimi in Italia».

La conflittualità è aumentata anche a causa della crisi economica. Secondo l’ultimo rapporto Caritas, oltre il 46 per cento dei padri separati è in una situazione di povertà. Il 66,1 non riesce a provvedere alle spese per i beni di prima necessità. Michele Ricotta, presidente di Papà Separati Torino Onlus racconta: «Tanti vivono con 150 euro al mese, il resto va nel mutuo, magari hanno un finanziamento sulle spalle, l’assegno di mantenimento e poi il nuovo affitto. Sono disperati». I nonni paterni hanno sempre aiutato, ma oggi è difficile ospitare il figlio in casa, perché si ripercuore negativamente sull’indice Isee e così perdono le agevolazioni fiscali che li aiutano a tirare avanti. Si finisce a dormire in automobile. In Lombardia sono stati messi a punto interventi di sostegno abitativo, canoni agevolati per genitori separati in difficoltà. Lo chiedono anche le altre Regioni. Ormai è un’emergenza sociale.

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Terry Marocco