Cronaca

Ong, le navi dei "talebani" dell'accoglienza

Quali sono e chi sostiene le 4 navi che continuano a sbarcare migranti in Italia

Sea Watch nave Ong migranti

Fausto Biloslavo

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Quattro navi, due aerei, finanziatori come la Chiesa evangelica tedesca e l’Arci, testimonial del calibro di Gregor Gysi, uno degli ultimi esponenti di spicco della Germania Est e «armatori no global» con una lunga lista di denunce e processi. I «talebani» dell’accoglienza, che continuano a sbarcare migranti in Italia, sono l’ombra della flotta targata Ong del passato, ma sono ancora insidiosi.

Nel 2017 il Mediterraneo centrale era solcato da 12 navi «umanitarie», quando arrivavano 170 mila migranti l’anno. Oggi sono solo quattro, comprese due, al momento sotto sequestro nel porto di Licata. Da gennaio gli irriducibili dell’accoglienza hanno stretto un patto chiamato United4Med. «Un’alleanza che nel momento in cui si voleva desertificare il Mar Mediterraneo, mette in moto una flotta solidale europea (…) di fronte al tentativo di criminalizzare l’atto umanitario» ha annunciato Alessandro Metz, armatore di Mare Jonio, una delle navi sotto sequestro. Il comandante Pietro Marrone e il capo missione Luca Casarini, noto antagonista dei centri sociali del Nord Est, sono indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
United4Med unisce le Ong (Organizzazioni non governative) superstiti e le loro navi: Mare Jonio di Mediterranea, la spagnola Open arms e i tedeschi di Sea Watch 3, l’ultima a venire sequestrata. Il 15 maggio aveva recuperato 65 migranti al largo della Libia senza sognarsi di portarli in Tunisia, porto sicuro più vicino, o di fermarsi a Malta, solo sfiorata nella rotta che puntava verso l’Italia.
Fino al 22 maggio, l’unico natante «umanitario» di fronte a Tripoli, in funzione civetta per i migranti, era il piccolo veliero Yosefa con bandiera tedesca della Ong Resqship. L’ex Burlesque di Open Arms, ribattezzata nel luglio 2018 con il nome dell’unica sopravvissuta del Camerun a un naufragio al largo della Libia. Il capo missione, Josef Werth, è un veterano della flotta delle Ong.
Il capitano di Sea Watch 3, Arturo Centore, è indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E fra gli ultimi 47 africani che era riuscito a sbarcare, la polizia ha scoperto un migrante con due telefoni compreso un satellitare solitamente utilizzato dagli scafisti. «Questa volta non va a finire in una bolla di sapone. Non posso spiegare i dettagli, ma la procura di Agrigento ha tutte le informazioni fornite dalla Guardia costiera per procedere contro la Sea Watch» rivela una fonte di Panorama in prima linea nella lotta all’immigrazione clandestina.
Il 15 maggio il gommone con 65 migranti, poi imbarcati sulla nave dell’Ong tedesca, era stato individuato dal Colibrì, un piccolo aereo di ricognizione dei Pilotes volontaires francesi. Solitamente fa base a Malta, ma quella mattina era decollato da Lampedusa. Colibrì, assieme a Moonbird, sono i due aerei delle Ong che sorvolano il mare sponsorizzati dai tedeschi di Sea Watch.
Un’operazione che non costa poco: per il 2018 la cifra stanziata sfiorava i 200 mila euro. Ogni decollo di Moonbird, un Cirrus SR22 monomotore, prevede un esborso di 2.800 euro; e come si legge nel bilancio dell’organizzazione non governativa, la spesa «è sostenuta in modo significativo dalla Chiesa evangelica in Germania». Gli sponsor dell’accoglienza tedeschi «a tutti i costi» sono personaggi come Gregor Gysi, uno dei leader pro Gorbaciov della Germania comunista prima del crollo del muro di Berlino; Anton Hofreite («Toni»), esponente dei Verdi e parlamentare dal 2005; l’attrice tedesca Katja Hannchen Leni Riemann; il gruppo rock Revolverheld: tutti testimonial e finanziatori di Sea Watch. La più influente, come sostenitrice, è Barbara Lochbihler, europarlamentare dal 2009 ed ex responsabile di Amnesty international in Germania. Grazie a questi personaggi famosi l’Ong tedesca ha raccolto 1.797.388 euro nel 2018 spendendo il 55 per cento per Sea Watch 3, la nave sotto sequestro.
In Italia i talebani dell’accoglienza sono sostenuti dall’Arci e da Banca etica, l’istituto preferito dai grillini. L’organizzazione delle Case del popolo e dei circoli ricreativi di sinistra è fra i fondatori di Mediterranea, il «cartello della disobbedienza morale» di Mare Jonio, la nave sequestrata due volte negli ultimi mesi per aver fatto sbarcare migranti in Italia. L’Arci fa campagna per raccogliere il 5xMille a favore di Mediterranea.
E Banca etica, nonostante le critiche di diversi correntisti, ha permesso l’acquisto della nave con una linea di credito di quasi mezzo milione di euro. Oltre a gestire la raccolta fondi pubblica di «Produzioni dal basso», che fino al 22 maggio era arrivata a 740.096 euro grazie a 3.249 sostenitori.

Uno degli «armatori» di Mare Jonio è il triestino Alessandro Metz, ex no global e consigliere regionale dei Verdi coinvolto in tafferugli con la polizia, assalti ai centri dove sono rinchiusi i migranti e provocazioni varie che lo hanno portato a diverse condanne. In una recente intervista al quotidiano di Syriza, della coalizione di sinistra radicale in Grecia, si scagliava contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini, sostenendo che Mare Jonio gode «della solidarietà dell’Italia che alza la testa davanti al razzismo, alla xenofobia e al fascismo». Personaggi come don Luigi Ciotti e lo scrittore Roberto Saviano si sono spesi pubblicamente a favore della nave recupera migranti, che in marzo è stata sequestrata per poi ripartire liberamente il 13 aprile e venire bloccata di nuovo in maggio. Mediterranea non demorde e organizza corsi di salvataggio dei migranti, che si sono svolti a metà maggio fra Bologna e Cervia.
Della flotta non governativa ancora in azione fa parte l’Ong spagnola Proactiva Open Arms con un nave omonima, che ha sfidato il Viminale. Il 18 marzo è stata bloccata nel porto di Pozzallo per lo sbarco di 218 migranti raccolti davanti alla Libia. Il Gip di Ragusa, Giovanni Giampiccolo, ha disposto il via libera riconoscendo «lo stato di necessità» del salvataggio. L’Ong è stata fondata nel 2015 da due bagnini catalani. Uno è Oscar Camps, che per iniziare ha ottenuto una ingente donazione del Gruppo Ibaziba: non è un’associazione caritatevole ma una compagnia marittima spagnola.
Grazie alla flotta delle Ong, le navi mercantili hanno perso molti meno soldi per l’obbligo di soccorrere i migranti alla deriva. Fondi sono arrivati anche dall’attore americano Richard Gere e da società calcistiche come il Manchester city. Dopo il dissequestro, Open Arms ha operato nel Mar Egeo, dove arriva ancora qualche profugo siriano o afghano. Al momento è l’unica nave degna di questo nome delle Ong superstiti che continua a navigare nel Mediterraneo.
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