Edoardo Frittoli

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La 47a edizione della Fiera Campionaria di Milano si svolse dal 14 al 25 aprile 1969. La rassegna segnò il record di partecipazione di paesi di tutto il mondo, con ben 90 nazioni rappresentate.

Dal punto di vista architettonico, la manifestazione internazionale presentava un nuovo palazzo battezzato "Meccanica 7", uno spazio multipiano di 42.000 mq. con un grande terrazzo posto a 24 metri dal suolo.

I temi principali dell'edizione 1969 riguardarono la salute del pianeta, in particolare "Acqua per domani", l'"Inquinamento del mare" e la zootecnia con "L'alimentazione e nutrizione degli animali".

La 47a Fiera Campionaria, la sintesi del progresso dell'industria

Inaugurata dalla visita dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e dal Ministro dell'Industria Mario Tanassi, la Campionaria apre i cancelli a centinaia di migliaia di visitatori tra professionisti del commercio e semplici cittadini. Si confermava la presenza delle grandi aziende italiane pubbliche e private come Enel, Eni, Montecatini e Fiat. Quest'ultima presenta un padiglione allestito per celebrare i 70 anni dalla fondazione del colosso torinese e dove per l'occasione sarà presentato un futuro best seller, la "128".

Il padiglione dell'ENEL rivolgeva lo sguardo al passato, dedicandosi ai grandi impianti che diedero vita al settore dell'energia elettrica in Italia: viene ricostruita le sala comando della centrale idroelettrica di Muscoline in provincia di Brescia (1896) con il suo primitivo alternatore monofase messo a paragone con le ultime soluzioni tecnologiche nel campo della produzione nazionale di elettricità.

L'edizione 1969 vide tra le manifestazioni in calendario anche una singolare gara di aerostati, inaugurata dal pioniere del volo in pallone Generale Umberto Nobile accompagnato dall'appassionato di mongolfiere Giorgio Dompé ed alla presenza della madrina d'eccezione Caterina Caselli.

All'improvviso, gli anni di piombo: 25 aprile 1969, ore 19:00

La chiusura della entusiasmante 47a edizione della Fiera Campionaria era fissato per il tardo pomeriggio del 25 aprile, anniversario della Liberazione. La Banda dell'Esercito avrebbe dovuto accompagnare l'ammainabandiera delle 19:30 alla presenza delle autorità schierate. Mezz'ora prima della chiusura, poco dopo le 19:00, un boato assordante si levava dal padiglione Fiat. Era il segnale di inizio degli anni di piombo.

L'attentato dinamitardo alla Fiera giungeva nel pieno della tensione politica e sociale che aveva caratterizzato il biennio iniziato con la contestazione del 1968 ed inasprita dall'ondata della protesta operaia dell'inizio dell'anno successivo. Anche il 25 aprile 1969 era stata una giornata piena di tensioni esplose in occasione del tradizionale corteo per l'anniversario della Liberazione , durante il cui svolgimento si verificarono disordini in diverse città italiane da parte di gruppi extraparlamentari di sinistra e destra. A Venezia il Vicepresidente del Consiglio, il socialista De Martino, è contestato da maoisti che gli ricordano i fatti di Battipaglia come espressione di uno stato di polizia "borghese". A Brescia un gruppo di estrema destra assale e devasta la sede dell'Anpi locale.

Milano non fece eccezione. Nel pomeriggio dell'attentato al padiglione Fiat, il corteo della celebrazione venne in contatto con gruppi di "filo-cinesi" e di comunisti "marxisti-leninisti" all'altezza di piazzale Oberdan a Porta Venezia. L'intervento pronto del servizio d'ordine dell'Anpi evitò il peggio e riuscì a respingere i "provocatori da sinistra" che disturbarono senza sosta il corteo in movimento fino al contatto che costerà un ferito per la violenta bastonata di un filo-cinese.

Anche negli uffici della Fiera, nonostante il trionfo dei numeri dell'edizione 1969, l'inquietudine di quei giorni si era fatta concreta per una serie di telefonate anonime giunte ai centralini in occasione delle visite di Rumor e del Ministro dell'agricoltura statunitense che minacciavano un imminente attentato.

Nella sala delle proiezioni del padiglione Fiat, mentre sullo schermo giravano le immagini della storia di Mirafiori, gemevano 20 feriti nella nube di polvere e detriti intrisa dell'odore acre dell'esplosivo. Soltanto il caso volle che nessuno dei presenti perse la vita a causa dell'ordigno nascosto in una valigetta di cuoio proprio ai piedi dello schermo. Mentre la macchina dei soccorsi si metteva in moto e il piazzale antistante la Fiera si riempiva di ambulanze e mezzi delle forze dell'ordine, un altro ordigno esplodeva a qualche chilometro di distanza, all'interno della Stazione Centrale. Un'altra bomba ed un'altra grazia ricevuta per l'assenza in quel momento del personale dell'Ufficio Cambi, squassato da un'ordigno del tutto simile a quello esploso poco più di un'ora prima all'interno della Fiera.

Dalle prime dichiarazioni emerse che i testimoni videro un uomo sul metro e 70 vestito di scuro e con i capelli lunghi allontanarsi dalla sala proiezioni del padiglione appena prima della deflagrazione. Gli inquirenti cominciano le indagini coordinati dal Questore di Milano Giuseppe Parlato, con cui collaborano i dirigenti dell'Ufficio Politico (la Digos di allora) Antonino Allegra e Luigi Calabresi. Già il 26 aprile la Polizia irrompe nelle sedi dei circoli anarchici milanesi: la sede centrale di Piazzale Lugano e al circolo "La Comune" dove due militanti sono arrestati presso i locali della centrale via Lanzone, già sotto la lente degli inquirenti per una serie di attacchi dinamitardi tra il 1967 e il 1969 alla Filiale della Citroen milanese, alla Banca d'Italia e alla Biblioteca Ambrosiana.

Sembrò, ad una prima analisi dei fatti, che gli inquirenti si stessero dirigendo in modo univoco verso la pista anarchica con ulteriori fermi presso lo storico circolo del Ponte della Ghisolfa. In realtà negli uffici di via Fatebenefratelli si vennero a trovare tra i fermati anche tre esponenti vicini alle Sam, l'organizzazione di estrema destra Squadre D'Azione Mussolini. Il che lascia presagire che Calabresi ed i suoi, pur avendo elementi per spingere verso la pista anarchica, non avessero escluso nessuna ipotesi.

La pista anarchica e quella nera

Mentre nelle sedi anarchiche venivano trovati candelotti e materiale per confezionare bombe per cui gli uomini dell'Ufficio Politico stringevano il cerchio attorno a quattro soggetti dell'ultrasinistra, la Questura di Milano continuò a porre attenzione ai movimenti dell'estrema destra, in particolare agli ambienti padovani dove avevano avuto origini le posizioni dette "nazimaoiste" germogliate negli ambienti universitari negli anni della contestazione dalle organizzazioni studentesche di destra "La Caravella" e "Primula Goliardica". DI tali movimenti uno degli esponenti di spicco era il nazimaoista padovano Franco Freda. Mentre a Milano le indagini proseguivano con la successiva carcerazione degli anarchici Eliane Vincileone, Giovanni Corradini, Paolo Braschi, Paolo Faccioli, Angelo Piero Della Savia e Tito Pulsinelli, veniva recapitato da un rappresentante della resistenza ellenica un rapporto segreto al corrispondente del "The Observer" Leslie Finer.

Il documento era stilato da un agente dei servizi segreti di Atene in Italia e indirizzato direttamente al primo ministro della giunta dei colonnelli Georgios Papadopoulos. Nel dossier, i cui contenuti saranno sostanzialmente minimizzati dalla stampa italiana, si faceva riferimento diretto alle bombe della Fiera e della Stazione Centrale. Nel secondo capitolo intitolato "azione concreta", che faceva riferimento ad un ipotetico piano di pressione su alcuni esponenti delle Forze Armate italiane (in particolare dell'Arma dei Carabinieri) verso la sollevazione militare sul modello ellenico, si dichiarava che "le azioni la cui realizzazione era prevista per epoca anteriore non hanno potuto essere realizzate prima del 20 aprile. La modifica dei nostri piani è stata necessaria per il fatto che un contrattempo ha reso difficile l'accesso al padiglione Fiat. Le due azioni hanno avuto un notevole effetto". (…). Per l'arresto degli anarchici ( ai quali effettivamente erano stati attribuite azioni e possesso di materiale esplosivo) gli uomini dell'Ufficio Politico della Questura (tra cui Luigi Calabresi) attirarono l'odio delle frange più estreme della sinistra extraparlamentare, così come della destra eversiva in quanto le indagini non esclusero mai la pista nera nonostante gli arresti di quei giorni. Un punto di svolta decisivo si verificò tra il 1971 e il 1972 quando il giudice di Treviso Giancarlo Stiz raccolse i frutti delle indagini sul gruppo padovano di "Ordine Nuovo" e dispose l'arresto di Franco Freda e Giovanni Ventura con riferimento agli attentati dinamitardi in Veneto nel 1968 e quindi a Torino e Milano nel 1969 (tra cui le bombe della Fiera e della Stazione Centrale). Poco dopo viene arrestato anche Pino Rauti, uno dei massimi esponenti del "Centro Studi Ordine Nuovo". Nei giorni che videro svolgersi gli interrogatori del gruppo dei nazimaoisti il Commissario Luigi Calabresi veniva assassinato di fronte alla sua abitazione milanese di via Cherubini. Era il 17 maggio 1972. Cinque giorni più tardi, gli ordinovisti venivano inquisiti anche per la strage di Piazza Fontana, il cui processo si stava svolgendo a Milano.

Pino Rauti, scarcerato dopo la custodia cautelare nell'aprile 1972 sarà eletto deputato nelle file del MSI, mentre l'inchiesta che coinvolgeva gli ordinovisti sarà affidata al giudice Gerardo D'Ambrosio che già si stava occupando della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli. Freda e Ventura saranno condannati per la bomba del 25 aprile e rimarranno in carcere fino alla metà degli anni '80. L'inchiesta sulla strage di Piazza Fontana, trasferita a Catanzaro, scagionerà invece in via definitiva i due ordinovisti con la conferma della sentenza già espressa dalla Corte di Cassazione di Bari.

La strage più tristemente famosa della storia dell'Italia repubblicana avrebbe potuto essere anticipata di qualche mese durante quell'ammainabandiera di 50 anni fa nei viali della Fiera, che indicò simbolicamente l'inizio della lunga e drammatica stagione del terrorismo e degli attentati. Per quanto riguarda la Fiera di Milano, l'ordigno del 25 aprile era la seconda bomba esplosa durante una edizione della Campionaria dopo quella del 12 aprile 1928.

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