lgbt
(Ansa)
lgbt
Cronaca

Perseguitato per aver aiutato una mamma a salvare la figlia da una pedofila

Philip Zodhiates è un cristiano attaccato dalla lobby LGBT che l'ha accusato ingiustamente di aver aiutato una mamma a salvare sua figlia dagli abusi di una pedofila protetta dal sistema

Philip Zodhiates è un cristiano perseguitato dalla lobby LGBT che l'ha accusato ingiustamente di un falso crimine: la sua "colpa" è aver aiutato una mamma a salvare sua figlia dagli abusi di una pedofila protetta dal sistema.

I tribunali che giudicano sotto l'influenza di precisi diktat imposti da lobby di potere non sono solo quelli noti al nostrano giudice Palamara. Dagli Stati Uniti abbiamo ricevuto una testimonianza agghiacciante.

Philip Zodhiates è un professionista del fundraising che lavora per organizzazioni non profit di ispirazione cristiana. Sposato, ha adottato sei bambini dall'America centrale e ha generosamente donato denaro lui stesso, e ha svolto attività di volontariato in diverse circostanze.

Il 21 settembre 2009, Zodhiates ha offerto aiuto a una giovane donna che aveva conosciuto in chiesa, Lisa Miller, accompagnando in macchina lei con la sua figlioletta di 7 anni, Isabella, dalla Virginia a Buffalo, nello Stato di New York.
Quello fu l'inizio dell'incubo di Zodhiates. Il Dipartimento di Giustizia (ai tempi di Obama) e i principali gruppi LGBT lo hanno accusato di concorso nel rapimento di minore e l'uomo è finito nella prigione federale dove si trova ancora oggi.

Ma tutta la storia è iniziata quasi dieci anni prima.

Nel dicembre 2000, Lisa Miller e un'altra giovane donna, Janet Jenkins, avevano una relazione lesbica e si sono unite civilmente nel Vermont.
Lisa si è fatta inseminare artificialmente e ha avuto una bambina, con la quale Janet non ha alcun legame biologico. Nel 2002, quando è nata Isabella, Janet non era nominata sul certificato di nascita, e dopo di allora si è rifiutata di adottare Isabella in almeno due occasioni.
Nel 2003, la relazione si rompe e Lisa e Isabella tornano in Virginia. Dopodiché, Janet ha visto Isabella solo una volta nel 2003 e due nel 2004.
Intanto, Lisa si converte e cambia vita. Nel 2004, un giudice della Virginia ha riconosciuto ufficialmente Lisa come unico genitore di Isabella e Lisa ha deciso di non avere più rapporti con Janet (né le ha più fatto vedere Isabella). E Janet non ha mostrato alcun interesse per la cosa.

Poi, però, è intervenuta la lobby LGBT.

L'ACLU (American Civil Liberties Union) e il Lambda Legal Defense and Education Fund hanno usato la vicenda di Janet per farne un precedente e cercare di ottenere che ai partner delle unioni civili fossero riconosciuti diritti genitoriali sui bambini, anche non biologicamente legati a loro, né adottati legalmente .

A partire dal 2007, questi gruppi hanno finanziato la lunga battaglia legale, nei tribunali della Virginia e del Vermont, perché Janet Jenkins potesse ottenere la custodia legale di Isabella. Un giudice ha quindi un giorno ordinato che a Janet fosse permesso di trascorrere la notte con la bambina senza la supervisione della madre, anche se a quel tempo la donna non vedeva Isabella da 2 anni e mezzo.

Lisa inizialmente si è adeguata. Ma poi ha notato che la piccola si comportava in modo molto inquietante le visite a Janet. La bambina, allora di 5 anni, si svegliava di notte piangendo e chiedendo alla mamma di prometterle che non doveva fare il bagno o la doccia con Janet. Ha assunto atteggiamenti gravemente preoccupanti: per esempio si premeva un pettine contro lo stomaco dicendo che si voleva uccidere. Ha cominciato a masturbarsi apertamente e una volta ha cercato di infilarsi una penna nella vagina.
Era ovvio che la bambina subiva abusi sessuali quando andava da Janet.
Quindi, Lisa ha rifiutato di continuare ad obbedire all'ordinanza del tribunale del Vermont e ha cercato di combattere legalmente. Ma le scarse risorse di Lisa non potevano competere con l'enorme potere dei gruppi Lgbt.

Tre assistenti sociali avevano testimoniato a favore di Lisa e di Isabella, ma i giudici hanno dichiarato la prova inammissibile e non ne hanno tenuto conto.

Nel 2008, Lisa è arrivata fino alla Corte Suprema della Virginia, ma anch'essa si è pronunciata a favore di Janet.

Poiché Lisa si è rifiutata di obbedire, nel 2009 un giudice le ha ordinato di consegnare Isabella a Janet, cui sarebbe stata riconosciuta la piena potestà sulla bambina.

Ecco perché il 21 settembre 2009, Lisa ha chiesto al suo amico Philip Zodhiates di accompagnarla a Buffalo, NY. Il giorno successivo, in taxi, mamma e figlia hanno attraversato il confine con il Canada, da dove pare siano volate da qualche parte in America Centrale.

Ecco perché i gruppi LGBT hanno accusato Zodhiates di rapimento. Il suo processo è stato una vera farsa. Il Dipartimento di giustizia ha fatto spostare la causa dalla città della Virginia, a maggioranza conservatrice, dove vivevano Lisa e Zodhiates, al tribunale di Buffalo, New York, città a maggioranza liberal, anche se il "rapimento" era avvenuto in Virginia.
Lisa, nel momento in cui è partita aveva ancora la piena potestà legale su Isabella, avevano passaporti regolari e non c'erano limitazioni di viaggio.
Un emendamento (per la difesa del matrimonio) della Virginia impediva il riconoscimento dell'unione civile contratta nel Vermont e il certificato di nascita della Virginia di Isabella indicava Lisa come suo unico genitore.
Durante il processo, Zodhiates è stato presentato come un orribile bigotto, ma il giudice ha rifiutato di accogliere prove e testimonianze della sua filantropia e delle sue opere di beneficenza.
E soprattutto, alla giuria non sono state fatte ascoltare le testimonianze sugli abusi sessuali subiti da Isabella.
Il team legale delle associazioni LGBT è stato a dir poco travolgente e gli avvocati di Zodhiates sono stati francamente incapaci. Anche i ricorsi in appello e alla Corte Suprema degli Stati Uniti sono stati respinti.
Nel 2018 Zodhiates è stato condannato a tre anni di prigione federale, fino alla fine del 2021. Non lo hanno nemmeno lasciato uscire per il Covid, cosa concessa a migliaia di altri detenuti.

Nel dicembre 2019, Zodhiates ha chiesto la grazia al presidente Trump, che in quegli anni l'ha concessa a più di 100 persone, ma Philip Zodhiates non era tra loro: nessuno di quelli che sono stati graziati, però, aveva commesso un crimine in cui era coinvolta la lobby Lgbt.

Inutile dire che Zodhiates si trova anche pieno di debiti, non ha più entrate, e probabilmente verrà citato da Janet per una causa civile di risarcimento dei danni.

info: provitaefamiglia.it

Ti potrebbe piacere anche

I più letti