Cronaca

Napoli: la storia di Kekko, ragazzino autistico, e della sua città "adattabile"

Ci sono il macellaio, il panettiere, il gestore del cinema e tanti altri. Coinvolgendoli, la madre di Francesco, con l'aiuto di un'esperta dell'Asl, ha fatto sì che un quartiere diventasse un mondo sicuro per il suo bambino

Francesco Tafuri

Maria Pirro

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Le otto tra poco. Il bambino è avvolto da una coperta sul divano, vicino alla finestra, dove ha dormito accanto ai fratelli inseparabili. "Kekko" lo chiama Elvira nella stanza in penombra. La camera colorata e ordinata, che serve da letto e soggiorno, inizia a illuminarsi con la voce lieve dell'autorità materna, ma le imposte, tutte quelle della casa, restano chiuse fino a quando il principino non si è svegliato.

Al Vomero la "città adattabile" per Kekko

"Tocca a lui aprirle, così fa un po' di esercizio" avverte Elvira Sartori, madre dalla volontà invincibile, protagonista di una storia straordinaria: è riuscita a creare, nel quartiere napoletano del Vomero, una "città adattabile" intorno al suo secondogenito, undicenne autistico, coinvolgendo l'intera famiglia, affiancata da una dottoressa dell'Asl e altri genitori, commercianti, sportivi, baristi, pizzaioli: il cuore grande di Napoli e i compagni di classe del figlio che adesso, lei dice, è innamorato.
La piccola Beatrice risponde con una lettera alla dichiarazione di Kekko: "La cosa che più mi piace di te è il coraggio di dirmi le cose in faccia e di essere unico. Ti voglio un mondo di bene". Alle 8.10 è l'ora di sbrigarsi, ma senza forzare. Il ragazzino, con i suoi tempi, deve andare in bagno, passare l'aspirapolvere, preparare la colazione e la merenda da portare a scuola e, naturalmente, vestirsi da solo.

Nell'armadio le etichette con i nomi incollate sui cassetti sono l'unico aiuto concesso perché non confonda i suoi con gli abiti dei fratelli, Christian il maggiore e Gianfranco vivace youtuber. Allacciate le scarpe, Kekko va a lavarsi i denti. "Queste buone abitudini se le ritroverà" dice orgogliosa Elvira, scacciando l'angoscia del "dopo di noi".

 

Come l'istituto Vanvitelli ha accolto Kekko

"Organizzati" gli ripete, mentre lui indossa la felpa con la scritta Francesco rivolta al quartiere perché possa riconoscerlo. Kekko attraversa infatti la strada senza mamma ("dopo quanta fatica") e, con l'amico fidato, raggiunge l'istituto Vanvitelli sulla collina al Vomero.
La maestra Ida Calenda oggi legge la Costituzione, l'insegnante di sostegno Imma Sangermano siede sempre in cattedra anziché accanto al suo alunno speciale. "È il più bravo a disegnare" lo lodano gli altri. "Riconoscono che può essere una risorsa per loro e non solo il contrario" spiega Calenda. E i 21 bimbi elencano le cose che hanno imparato: "Gli animali in spagnolo"; "a capire quando è triste"; "i rumori gli danno fastidio"; "odia le persone arrabbiate"; "non bisogna ripetergli le cose"; "sua madre ci ha fatto cucinare gli hot dog"; "ora sappiamo che l'autismo non è una malattia ma un modo di essere".

"Da quando è arrivato, siamo una classe più felice" conclude Christian, l'amico con cui condivide il percorso casa-scuola. Sua madre Angela Gargiulo aggiunge: "Anche mio figlio è più autonomo: ha superato la paura di restare in casa da solo sia pure per 5 minuti".

Nelle relazioni, la neuropsichiatra infantile Luisa Russo è categorica: se il bimbo autistico abbraccia troppo forte i coetanei o fa gesti insopportabili, bisogna dirgli di smettere. Come si fa tra pari e per non escluderlo poi. "Questi bambini sono la migliore risposta al bullismo" dice un'altra mamma, Antonella Colonna, salutando Elvira che è anche rappresentante di classe e fa raccogliere al figlio persino i soldi delle gite, in una busta chiusa.

Alla Vanvitelli ci sono 31 studenti con disabilità. Il dirigente scolastico Ida Francioni, 33 dei suoi 53 anni trascorsi tra i banchi, è entusiasta della sua rivoluzione: "Ho riavuto la casa dell'ex custode, occupata abusivamente, la uso per corsi di riabilitazione e logopedia". Ciò significa che gli allievi con bisogni speciali non devono essere più assentarsi durante le lezioni per raggiungere le strutture sanitarie. "Vengono qui gli operatori di un centro convenzionato, spetta a loro adeguarsi alle esigenze dei più fragili".

Dal panettiere e dal barbiere al posto delle terapie

Da due anni Kekko non segue, però, terapie. La sua palestra è la vita. Uno dei compiti dopo scuola è entrare dal panettiere, dove ordina, paga e prende il resto, nonostante le difficoltà di linguaggio chiarite ai suoi interlocutori da Elvira. "Ho detto loro che sarebbero servite poche frasi" spiega. E rievoca il test, nel 2014, con una banconota finta dal salumiere (disegnata da lui, un ex grafico): il primo esperimento finalizzato a far incrociare lo sguardo di Kekko con quello dei negozianti.
"Lo stimoliamo comunque a parlare" interviene Maria Grazia Ardia, dietro al bancone con i proprietari Romina, Tonia e Carmine Pericotti. "Siamo qui da tre generazioni".

Un'altra sosta è dal barbiere: Marco Romano ha una scatola dei giochi sotto la poltrona a disposizione di tutti i bimbi del Vomero. "Il dinosauro è tra i preferiti", dice il 28enne Gaetano del Mese, che si occupa di Kekko ("Dopo un bel po' di gavetta" sorride).
Dietro l'angolo c'è il pizzaiolo Luigi Gragnaniello. E il macellaio Salvatore Iavarone: "Io sono ipovedente e volontario Telethon, so bene quanto sia importante spronare gli altri". Anche il barista Piero de Gregorio è riferimento di tanti ragazzi disabili che abitano nei paraggi; l'edicolante Salvatore Serafino li conosce tutti ed è un volto familiare; il proprietario del cinema Vittoria, Antonio Pisani, fa qualcosa in più: adotta piccoli accorgimenti per attirarli in sala ("a prezzi solidali" si commuove Elvira).

Anna Tessir, titolare di un negozio di intimo, ricorda lo stupore nel vedere per la prima volta il bambino girovagare senza accompagnatori e la telefonata fatta alla madre, preoccupata. Oggi tutto questo è normale.

Le difficoltà di inserimento nella squadra di basket

Più complesso, invece, è l'inserimento che l'11enne sta tentando nella squadra di basket alla Filzi Irolli Belvedere. Il presidente dell'associazione sportiva Mariano Angelotti dice con franchezza: "Il suo esordio è stato dirompente: tirava la palla in testa ai compagni, si buttava per terra. Di qui la richiesta di una figura di supporto".
L'allenatrice Martina Prestisimone segue già 10 bimbi nel corso, con obiettivi avanzati, tecnica e rigore, e nessuno molla. "Il segreto è comprendere che siamo tutti diversi" dice Luisa Russo, referente Asl per l'autismo che da anni indirizza Elvira. "Presentare questi bimbi così come sono è l'unico modo per affrontare i problemi. Ma i genitori tendono, per primi, a nasconderli".

La dottoressa gestisce un gruppo WhatsApp con 71 famiglie del Vomero e le incontra al social club, un appartamento dell'azienda sanitaria trasformato in laboratorio, che rientra nel percorso della "città adattabile". E "la città adattabile" è anche il docufilm di Giuseppe Mastrocinque incentrato sulla crescita di Kekko e di un altro ragazzino autistico.

Inclusione scolastica e sociale, pur con poche risorse 

Il progetto di inclusione scolastica e sociale, denominato Pass e definito "un nuovo modello evolutivo sull'autismo", verrà presentato da Russo il 10 marzo a Parigi, nella sede della Société psychanalytique française.
Dice Antonella Costantino, presidente della Società italiana di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, in servizio alla Fondazione Cà Granga, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano: "Ci sono tanti profili e cause diverse nel disturbo dello spettro autistico ed è fondamentale un intervento medico terapeutico, soprattutto nella fase iniziale. Dopodiché è importante proseguire con percorsi di integrazione per sviluppare relazioni, usando modalità specifiche". Un'operazione, avvisa Costantino, che al principio dà scarsi risultati, non è tra le attività finanziate e "si basa spesso su sacrifici e buona volontà degli operatori".

A Napoli la situazione è persino peggiore: "Ciascun disabile è sostenuto con risorse fino a 16 volte inferiori a quelle stanziate in altre realtà e, più in generale, il fondo per la non autosufficienza rimane inadeguato" come denuncia l'associazione Tutti a scuola (di cui Sartori è stata vicepresidente), con sede sempre al Vomero. È l'altra faccia del quartiere impegnato nella battaglia per i diritti dell'inclusione.

Preparando la cena ai tre ragazzi, Patrizio Tafuri, imprenditore 42enne, confida che un po' si vergogna. È il marito di Elvira, coprotagonista della storia: "All'inizio le davo della pazza. Non l'ho aiutata abbastanza quando restava ore sotto i portoni degli amici di Kekko perché potessero accoglierlo senza che fosse presente, ma pronta a intervenire". L'acqua bolle e Tafuri prende il pesto dal frigorifero e su un magnete c'è scritto: "Mentre ai nostri ragazzi insegniamo a vivere, loro ci insegnano come va la vita". "Ci piacerebbe che la comunità continuasse a prendersene cura" è il sogno di entrambi. 


Articolo pubblicato sul n° 10 di Panorama, in edicola dal 22/2/2018, con il titolo "Kekko e i suoi fratelli (acquisiti)"

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