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Cronaca

Sull’inquinamento si danno i numeri, a casaccio

L'idea di cancellare i jet privati è solo l'ultima di una serie di follie che il mondo green fa girare, senza alcun senso vero

In fatto di politiche verdi a furia di dare i numeri non si sa più a chi credere e si è cominciato a delirare, quando non si crede alle notizie per posizione politica e non su dati oggettivi. Ogni istituzione si sente autorizzata a pubblicare dati percentuali a suo uso e consumo, cifre che poi però condizionano politici e opinione pubblica, spingendo a fare scelte che finiscono per distruggere interi comparti produttivi. Tra le più pericolose ci sono le relazioni sulle emissioni di anidride carbonica. Sotto elezioni poi, non fosse tragico per i posti di lavoro e il tessuto produttivo che si sta distruggendo, ci sarebbe da ridere a crepapelle.

Ne è esempio plateale la boutade che la sinistra e i verdi hanno fatto la settimana scorsa in Francia e poi in Italia, proponendo di proibire i voli dei jet privati. Colpevoli, secondo loro, di mettere migliaia di tonnellate di anidride carbonica per “gioco”. A parte l’impossibilità di attuare un tale provvedimento – sarebbe come voler fermare i soli furgoni sulle strade – a parte anche le considerazioni sull’invidia sociale, forse Fratoianni e soci hanno dimenticato quanti operai specializzati in Italia fabbricano, per esempio, Yacht di lusso. Forse pensano che i clienti di queste aziende possano venire a vederli e ad acquistarli in lowcost o in treno. La proposta poi prende lucciole per lanterne scambiando il 2% del totale delle emissioni di anidride carbonica nel mondo, quanto in effetti corrisponde alle emissioni di tutta l’aviazione secondo chi se ne occupa, e attribuendole ai soli aeroplani privati con motore a reazione.

A sinistra non sono nuovi a queste cose: Gianni Cuperlo, nel 2013 in tv da Fabio Fazio, disse che in Italia c’erano oltre 600 possessori di jet privati, confondendo il numero con il totale degli aeromobili non intestati a società, come se tutti avessero il motore a reazione (magari fosse così!) . La realtà dei fatti è molto triste, l’Italia oggi vede identificati poco più di 130 jet d’affari, un peccato per l’immenso indotto che generano, poiché a farli emigrare nei registri aeronautici tedeschi e inglesi ci pensò Monti, che dalla sua tassa sull’aviazione non cavò alcun utile per le casse dell’erario. Tassa che nessuno però ha ancora cancellato.

Nel settore automobilistico è anche peggio: una ricerca sui siti web di organi istituzionali porta a rilevare che la UE sarebbe responsabile del 16% delle emissioni come del 72%, mentre il dipartimento dei Trasporti Usa dichiara che il parco vetture statunitense sarebbe colpevole per il 27%. Senza contare le decine di siti web che usando lo stesso file Excel diffuso dall’Onu permettono di calcolare l’impronta ecologica del proprio mezzo o attività. Da quanta CO2 emette un furgone di Amazon a quanto contribuirebbe a scaldare la Terra una capra che fa il latte.

Sulle vacche poi, la leggenda di quanta acqua ci voglia per fare una bistecca è già entrata nel guinnes dei primati delle notizie false. Lo stesso avviene in tutti i settori nei quali la parola d’ordine è “verde a ogni costo”. Nelle linee guida dell’Onu dentro l’Agenda 2030, si attribuisce all’industria manifatturiera il 30% delle emissioni. Risultato: nei “corsi di sostenibilità” che le aziende somministrano ai dipendenti – dopo quelli di inclusività e di comportamenti politicamente corretti - passano le cifre più diverse e viene palesemente dichiarato che le attività produttive non “allineate a politiche e azioni mitigatrici”, saranno meno sostenute dal sistema bancario. Insomma, o ai dipendenti si fanno fare i corsi di sostenibilità, ovvero li si sottopone al catechismo delle percentuali farlocche di quanto inquina ogni cosa, oppure l’azienda potrebbe non essere considerata dai suoi committenti come virtuosa e neppure sostenuta da istituti di credito, come potrebbe essere esclusa dai programmi finanziati con soldi pubblici.

Impossibile ormai sapere quanto si stia spendendo nel mondo occidentale per calcolare quanto inquiniamo, persino cucinando un piatto di pasta o facendo l’amore. Non si contesta la necessità di lavorare per ridurre le emissioni, non si nega neppure il cambiamento climatico, ma sulle presunte cause abbiamo qualche riserva. Ma è ora di smetterla con queste cifre buttate a caso sulle quali costruire la peggior politica. E fare danni.

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