padre figlio
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Cronaca

Ascolto e dialogo genitori-figli per salvare i Riccardo dalla paura di fallire

La terribile vicenda del giovane padovano, le parole del padre, ci riportano ad affrontare i problemi educativi e le distrazioni che non ci fanno comprendere i segnali che i ragazzi (soprattutto fragili) mandano

Con la consulenza della dottoressa Elisa Stefanati psicoterapeuta presso la clinica Quisisana di Ferrara

Senso di colpa, paura del giudizio, vergogna, timore del fallimento personale, e una profonda fragilità hanno portato un ragazzo 26enne a mentire ai genitori sul proprio percorso di studi. Ed ora sopra al dolore di un’intera comunità per una giovane vita spezzata, si alza, come un grido, la sofferenza dei genitori che dichiarano di provare sensi di colpa per non avere compreso le difficoltà del figlio che stava attraversando un momento di fragilità, e che non ha avuto fiducia nell’aprirsi con la propria famiglia e ha escluso a priori la possibilità che i genitori potessero anche comprendere le criticità che stava vivendo e magari potessero sostenerlo, nonostante tutto, e spronarlo a riprovarci, senza il timore di essere valutato negativamente perché stava avendo difficoltà nel sostenere gli esami.
È questa la premessa, che lascia tutti attoniti, davanti al caso del ragazzo padovano che non è riuscito a dire la verità ai genitori davanti a quell’obiettivo, la laurea che loro attendevano di festeggiare con lui. Era riuscito infatti solo a dare pochissimi esami senza trovare la forza di parlare dei suoi problemi nel percorso di studio.

Il fallimento della comunicazione

Il caso, che scuote le sensibilità di tutta la comunità, stretta attorno al dolore di due genitori che ora piangono la scomparsa del figlio morto in un incidente stradale, sulle cui cause si attendono i riscontri degli inquirenti, deve far riflettere, una volta di più, su quanto sia importante comunicare e mostrarsi ogni giorno interessati, incuriositi, e in ascolto della vita dei figli. Spesso non è facile comunicare con giovani e adolescenti, che tendono a tenere fuori gli adulti dal proprio mondo interiore. Mostrarsi “interessati” alla vita dei ragazzi, non significa “investigare” o “controllare” ma si traduce nella capacità di stare in ascolto, di mostrarsi curiosi di ciò che riempie il loro mondo.

Le domande da fare

Non bisognerebbe mai stancarsi, nemmeno davanti alle chiusure tipiche o alle non risposte dei giovani di chiedere loro cosa pensano, cosa provano, cosa li preoccupa, cosa temono, cosa sognano, farsi raccontare chi frequentano, perché apprezzano un amico/amica o perché a volte scelgono qualcuno come punto di riferimento. Un dialogo quotidiano, fatto di ascolto attivo, presuppone prendersi ogni giorno il tempo di sedersi accanto a loro, guardarli negli occhi e far sentire la propria presenza, il proprio supporto. Questo favorisce un clima accogliente e di apertura.

Se si chiede ai ragazzi quali siano le loro paure si può favorire l’instaurarsi di un clima di fiducia, che permetta loro di non sentirsi vulnerabili, anche se sbagliano, di non sentirsi fragili anche davanti ad un insuccesso, che non deve mai essere espressione di un valore. L’insuccesso fa parte della vita, tanto quanto il successo. E ogni adulto dovrebbe passare questo messaggio al proprio figlio. Un atteggiamento eccessivamente autoritario, intransigente, può far sentire un ragazzo non all’altezza delle aspettative, esattamente come un atteggiamento che spinge a tutti costi a mostrarsi “invincibile” può favorire l’insorgenza di paure che necessitano di essere “mascherate” e non permettono ad un giovane di mostrarsi per ciò che è veramente…e di manifestare la propria umanità.

I segnali da cogliere

Se si osservano i propri figli con attenzione e cura si possono cogliere segnali di sofferenza psicologica. Certo, una famiglia può fare fatica ad accorgersi dell’insorgenza di un disturbo dell’umore come una depressione, ma alcuni segnali possono far sospettare che vi sia qualcosa che non va e può essere utile chiede l’aiuto di un professionista

- Improvvise chiusure nella vita di un giovane rappresentano sempre una spia di allarme, soprattutto dopo il disagio vissuto dai ragazzi in questa pandemia. Un genitore si deve sempre interrogare se i propri ragazzi riducono le uscite, dismettono le frequentazioni con il gruppo dei coetanei e tendono ad isolarsi, preferendo alla vita di relazione la permanenza in casa o l’uso eccessivo di dispositivi tecnologici. La vita di adolescenti e giovani, in condizioni normali, è orientata ad una naturale apertura al gruppo dei pari, è un normale processo che porta i ragazzi a separarsi dai genitori per costruire la propria identità.

- Disturbi del sonno, difficoltà di addormentamento, frequenti risvegli o problematiche nella regolazione del ritmo sonno-veglia richiedono sempre un’indagine, per capire se qualcosa li preoccupa, li spaventa o se pensano di non essere all’altezza di prove o traguardi

- Anche il disinteresse progressivo ed il distacco dalle proprie passioni sportive, o un calo importante del rendimento scolastico richiedono un approfondimento

- Mostrare ansia eccessiva davanti a performance sia scolastiche che legate allo sport preferito, può essere spia di una paura del giudizio, paura del fallimento che un genitore deve sempre invece poter accogliere mostrando comprensione e incoraggiando un giovane a perseverare con impegno per i propri obiettivi, senza paure o timori di insuccesso.

- Attenzione ai sintomi fisici, un mal di pancia o un mal di testa che non trovano un riscontro organico, possono essere spia di un malessere psicologico. Il corpo nei giovani, viene spesso prima della parola e della capacità di esprimere un disagio interiore e a volte un sintomo fisico può rappresentare un primo tentativo di “curare” un malessere psicologico.

- attenzione anche a ferite o bruciature che compaiano su gambe e braccia. Ne va sempre indagata l’origine, soprattutto in adolescenza perché possono essere la spia di atti autolesionistici

La famiglia può chiedere aiuto ai professionisti della salute mentale, ogni volta che “percepisce” un segnale di malessere, quando qualcosa non va. Per questo andrebbe implementata anche la figura dello psicologo scolastico per intercettare precocemente segnali di disagio psichico che possono nel tempo poi tradursi in disturbi più strutturati in grado di minacciare la tenuta psicologica e la capacità di far fronte agli ostacoli della vita.

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