Edoardo Frittoli

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Cinquant'anni fa l'agente di Pubblica Sicurezza Antonio Annarumma, ventiduenne irpino in forza al Reparto Celere, perdeva la vita nel centro di Milano durante gli scontri tra le Forze dell'Ordine e i manifestanti nel giorno dello sciopero generale. Fu la prima vittima della lunga scia di sangue degli anni di piombo.

Milano,  mattina del 19 novembre 1969: gli antefatti

La città era deserta per la proclamazione dello sciopero generale a cui avevano aderito quasi tutte le categorie del lavoro. Al Teatro Lirico in via Larga era in corso un'assemblea delle tre sigle sindacali sui temi chiave del'"autunno caldo": i rinnovi contrattuali, il carovita, la casa. A poca distanza dall'assemblea sindacale l'Università Statale era occupata dalla sera precedente e gli studenti del Movimento Studentesco si erano asserragliati all'interno dell'ateneo simbolo della contestazione sin dall'anno precedente.

Dopo le 10 del mattino altri due cortei andavano formandosi: il primo, sul sagrato del Duomo, era costituito dai "filo-cinesi" dell'Unione Dei Comunisti Marxisti-leninisti e di "Servire il Popolo". Dall'Università occupata andò invece formandosi il corteo degli studenti del Movimento. Il primo gruppo si mosse dal Duomo poco prima delle 11:30 con bandiere e striscioni con l'effigie di Mao Tse-Tung ed alcuni volantini che inneggiano alla "violenza rivoluzionaria" e all'"abbattimento di Esercito e Polizia". Erano scortati da uomini e mezzi del Reparto Celere, alla guida di uno dei quali c'è il giovane agente Annarumma. Dalle barricate della Statale cominciarono a confluire verso via Larga i primi manifestanti. Quando si vennero a trovere nei pressi del Teatro Lirico, alcuni di questi forzarono il blocco del servizio d'ordine dei sindacati. Una trentina di manifestanti riuscirono a penetrare all'interno del teatro. Il resto del corteo si avviò in seguito verso il palazzo di Giustizia, dove la manifestazione si concluse senza incidenti.

La battaglia di via Larga e morte di un agente

La situazione precipitò poco più tardi, quando davanti al Lirico si concentrarono gli studenti che nel frattempo avevano organizzato ben 8 barricate nelle vie circostanti. Il corteo si presentò al termine dell'assemblea sindacale, mentre i partecipanti uscivano dal teatro. Nel caos che si generò, il cordone di polizia rimase tagliato in due e gli agenti cercarono con le camionette una manovra di disimpegno, che allora prevedeva la pratica del "carosello" con le jeep. Nella confusione che seguì uno dei mezzi colpì un manifestante nei pressi di un uscita secondaria del Lirico. Fu la scintilla che fece detonare la battaglia.

Gli studenti e i marxisti-leninisti infiltrati risposero con violenza all'azione della Celere. Oltre ai cubi di porfido divelti dal pavé furono asportati lunghi tubolari di ferro da un cantiere nei pressi del Palazzo dell'Anagrafe. In mezzo alla battaglia si gettò anche il "gippone" (un OM "CL-52") guidato da Annarumma. Durante la corsa, la tragedia. All'improvviso il parabrezza andò in frantumi, il mezzo sbandò andando a impattare violentemente contro una Fiat "Campagnola" della Polizia. Un pesante tubolare da impalcatura scagliato contro la camionetta aveva colpito in pieno volto l'agente 22enne, penetrando in profondità nella scatola cranica con un danno devastante.

Durante la breve agonia di Annarumma la battaglia non si fermò. Per dare la misura della violenza che quel giorno si sfogò per le strade del centro di Milano, basti pensare che i sassi e i tubi di ferro colpirono anche un'ambulanza della Croce Verde e due della Croce Bianca, con un milite volontario finito al pronto soccorso.

Alla fine della guerriglia il bilancio fu di circa 70 feriti (la maggior parte poliziotti) e di 19 arresti, mentre gli studenti rientravano nella Statale occupata e protetta dalle barricate. Annarumma fu portato d'urgenza al vicino Policlinico dove fu tentato il possibile per salvargli la vita Ma alle 14:27 i medici del padiglione "Beretta" si arresero, dichiarando la morte delle prima vittima caduta sulle strade dell'Italia degli anni di piombo.

L'assassinio di Antonio Annarumma rimane senza un colpevole, non essendo stato possibile individuare con certezza la mano che scagliò quel "tubo Innocenti" in un'Italia che entrava in uno dei decenni più drammatici dal dopoguerra e che l'innocenza l'aveva perduta quella tragica mattina sul selciato di via Larga.

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