Consulta e riforma elettorale: il M5S è in stato confusionale
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Consulta e riforma elettorale: il M5S è in stato confusionale
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Consulta e riforma elettorale: il M5S è in stato confusionale

Matteo Renzi non li ascolta e loro bruciano i propri candidati alla Corte costituzionale disperdendo i voti

 

Il Movimento 5 Stelle cerca l’accordo con il Partito Democratico anche sull’elezione dei giudici della Corte Costituzionale e nell’attesa di trovarlo, benchè abbia i suoi candidati decide di disperdere i propri voti. Ieri il Parlamento in seduta comune (deputati e senatori) si è riunito per la seconda votazione per eleggere due giudici della Corte Costituzionale ma l’elezione si è chiusa con un nulla di fatto causa del mancato accordo tra i partiti e del quorum dei 2/3 necessario fino alla terza votazione (dalla quarta in poi bastano i 3/5). Il Movimento 5 Stelle ha già identificato i suoi quattro  candidati: Antonio D’Andrea, Franco Modugno, Silvia Niccolai e Felice Besostri ma anziché votarli compattamente, i grillini delle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato hanno scritto a tutti i colleghi intimandogli disperdere i propri voti in maniera scientifica.

Il messaggio indirizzato a tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle spiega infatti che tutti “i deputati con il cognome compreso tra Agostinelli e Micillo votano i candidati D’Andrea e Modugno” mentre “i deputati con il cognome compreso tra Mucci e Zolezzi e tutti i senatori votano i candidati Niccolai e Besostri”. Il Motivo? Lo spiegano gli stessi parlamentari pentastellati delle Commissioni Affari Costituzionali nella lettera ai loro colleghi di Movimento  “In questo modo i quattro candidati dovrebbero ricevere 77 voti ciascuno, 144 in totale, numero necessario per dimostrare che siamo in grado di far superare il quorum a un candidato condiviso col Pd, se buono”. Il risultato della votazione di ieri però è stato ben altro, i quattro candidati alla Corte Costituzionale dei grillini; D’Andrea, Modugno, Besostri e Niccolai hanno rispettivamente preso 60 voti ciascuno i primi due, mentre i restanti ne hanno presi 58 e 54. Parecchi meno di quanti i vertici del Movimento non ne disponessero sulla carta, cioè quei 77 per ciascuno candidato a cui si fa riferimento nella mail. Una strategia fallimentare a dir poco che porta alcuni parlamentari del Movimento a chiedersi “perché abbiamo dovuto perdere tempo a scegliere i nostri quattro candidati se poi non li votiamo neppure noi in attesa di trovare un accordo con il Pd che nessuno sta portando avanti?”.   

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