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Calcio

Sos, hanno spento il Var (ma agli arbitri va bene così)

Il designatore Rizzoli lo aveva annunciato: meno revisioni e meno rigori. L'effetto, però, rischia di essere straniante come in Milan-Roma con Giacomelli

Hanno spento il Var e lo hanno anche detto in anticipo. Inutile sorprendersi se in questo avvio di stagione gli arbitri italiani stanno andando sempre meno al teleschermo (con l'eccezione della ricerca maniacale del fuorigioco) dopo l'abbuffata di rigori dell'anno scorso. Erano stati 187 in 380 partite, un record assoluto sia a livello nazionale che europeo. Erano stati troppi, avevano decretato tutti, soprattutto perché legati spesso a contatti leggeri cercati dagli attaccanti o a falli di mano la cui interpretazione era diventata così rigida da trasformarli quasi in una certezza. Ecco perché, alla vigilia della partenza di questo campionato, il designatore Nicola Rizzoli aveva dettato una linea molto più rigorosa e ristretta.

Gli effetti si sono visti nelle prime giornate del campionato, ma è stata la direzione di gara dell'arbitro Giacomelli nella sfida tra Milan e Roma, con al Var Nasca, a chiarire il quadro definitivamente. Mentre tifosi e giornali si sono scagliati contro il direttore di gara (che si è guadagnato anche un titolo in prima pagina sul Corriere dello Sport), non è detto che nei vertici arbitrali quanto accaduto a San Siro sia stato giudicato così negativamente. Non tanto il fatto che i due rigori concessi, uno per parte, non ci fossero; piuttosto sul silenzio Var che ha accompagnato quei minuti frenetici e che dagli osservatori esterni è stato giudicato un abdicare alle proprie funzioni.

Il tema era già stato sollevato nel corso della stessa giornata a Marassi per Genoa-Inter (potenziale rigore su Lukaku), a Bergamo dove la coppia Calvarese-Banti ha confezionato un paio di perle fortunatamente irrilevanti ai fini del risultato, all'Olimpico di Roma dove improvvisamente il Var si è riacceso per cancellare un gol al Bologna facendo rivalutare un contatto a inizio azione e a Torino, per qualche decisione di Pasqua e La Penna che ha poco convinto nel pareggio della Juventus con il Verona.

Il Var funziona ancora o no? E con quali regole di ingaggio? L'indicazione ad avere il minimo impatto sulla partita è stata chiara anche se rischia di creare un cortocircuito nella credibilità di quanto si vede in campo perché immaginare di avere un arbitro dietro al teleschermo che non può e non vuole correggere errori chiari come quelli di Giacomelli è difficile da accettare per un sistema che muove miliardi di euro e spesso è legato al risultato del campo e, di conseguenza, a quegli stessi episodi. Anche perché sarà difficile tenere uniformità per dieci mesi. Per intenderci, sarebbe un errore ancora più grave se, sull'onda delle proteste, ora si tornasse indietro modificando le indicazioni a torneo in corso.

Un bel pasticcio e anche il segnale di una certa debolezza del mondo arbitrale, già alle prese con la transizione dalla generazione che sta lasciando e quella, non ancora prontissima, che deve prenderne il posto. L'Italia non è l'unica nazione in cui il Var e il suo utilizzo sono criticati apertamente, però è anche quella che per prima lo ha sperimentato e mandato a regime. Perdendo poi progressivamente il filo della ragionevolezza col passare dei mesi.

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Giovanni Capuano