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Calcio

Allarme Sarri: dove è finita la Juve?

Difesa senza equilibri, condizione fisica insufficiente, Ronaldo spento e la sensazione di un gioco non definito. A meno di un mese dalla Champions League

Non c'è niente di meno juventino dell'altalena di emozioni e gol vissuta a Reggio Emilia contro un bel Sassuolo. E nemmeno nel lungo dominio subito in casa dall'Atalanta o del blackout che ha condizionato la sfida di San Siro contro il Milan. Nulla di riconoscibile per una squadra che ha fatto della solidità il suo tratto distintivo storico e che anche in questa stagione, fatta di alti e bassi, ha comunque attraversato momenti in cui la solidità del progetto non è stata messa in discussione.

La Juventus vincerà lo scudetto e lo farà anche con merito, perché dopo 38 giornate difficilmente non vince il più forte e completo. Però la settimana che ha lasciato in eredità a Sarri la miseria di 2 punti (strappati con i denti e in maniera anche fortunosa) e 9 gol incassati fa suonare forte il campanello d'allarme. Dove è finita la Juventus d'autunno, la più bella della stagione, o anche solo quella di fine giugno e inizio luglio? Quella capace di incassare lo stesso numero di reti degli ultimi 270 minuti spalmate però in 13 gare e che aveva fatto dire ai più che finalmente la mano di Sarri sulla fase difensiva si vedeva con nettezza. E l'aggravante è che il crollo dietro non è stato episodico visto che Sczcesny ha dovuto fare gli straordinari contro il Sassuolo e nel complesso la formazione bianconera ha subito in tre serate una quantità record di tiri in porta.

Può essere in parte un problema fisico, anche se contro il Sassuolo i numeri non condannano la corsa dei bianconeri, ma è soprattutto la questione tattica e di testa a preoccupare. La sintesi è un centrocampo strappato, che copre pochissimo, allunga la squadra, manca del punto di riferimento da 130 palloni a gara; contro il Sassuolo i due giocatori che hanno messo insieme più tocchi sono stati i due esterni Danilo (78) e Alex Sandro (65) con Bentancur staccato e Pjanic sostituito nel mezzo della bufera. Può darsi che manchi l'uomo adatto per il gioco di Sarri, ma dopo un anno di lavoro è lecito attendersi di più.

A colpire è la frequenza dei blackout anche dentro la stessa partita. Era successo con il Milan e si è ripetuto a Sassuolo. Il tecnico ormai da settimane parla apertamente di squadra legata ai colpi dei singoli, sconfessando anni di carriera da giochista organizzato, ma da quando Dybala è leggermente sceso nel suo rendimento scintillante del post lockdown i nodi sono venuti al pettine: 4 gol nelle prime 4 partite, spesso decisivi, zero nelle successive tre di cui una saltata per squalifica.

Anche Ronaldo non riesce a cambiare la storia. Freddo dal dischetto, i numeri lo promuovono tanto che lotta con Immobile per il titolo di capocannoniere, però il portoghese è lontano dalla migliore condizione. Gettando lo sguardo a quello che attende la Juventus a Lisbona nel mese di agosto non è una notizia confortante. C'è tanto lavoro da fare e pochissimo tempo per metterlo in cantiere, si gioca di continuo e non c'è spazio per provare ad aggiustare i difetti che emergono. Se questa Juventus può bastare per lo scudetto, anche perché Inter e Lazio hanno fatto peggio dopo la ripresa, è difficile immaginare che possa essere sufficiente per la Champions League. Il vero palcoscenico dove si gioca il destino della stagione. Lione, poi eventualmente Manchester City (o Real Madrid), quindi una dal quartetto Napoli-Barcellona-Bayern Monaco-Chelsea: la sorte non è stata benevola con i bianconeri, ma il primo a doversi aiutare da solo e in fretta è proprio Maurizio Sarri.

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