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Calcio

Sfortuna Italia. E adesso si pensi (tutti) solo al Mondiale

Sorteggio malevolo per la nazionale di Mancini: Macedonia del Nord e poi Portogallo (o Turchia) fuori casa. Ecco perché bisogna remare tutti dalla parte degli azzurri, anche sacrificando un po' di campionato

Non è andata male, è andata malissimo. Peggior sorteggio non ci poteva essere nel disegnare la strada della nazionale verso il Mondiale del Qatar che abbiamo complicato con le nostra mani, gettando al vento la qualificazione, ma che adesso è diventato un sentiero stretto e in salita. Per staccare il pass ed evitare di ripetere l'umiliazione del 2018 dovremo battere la Macedonia del Nord in casa (ci mancherebbe) e poi andare a vincere a Lisbona contro il forte Portogallo, oppure a Istanbul nell'inferno della Turchia. Non esiste altro piano se non questo, risultato della beffa riservata alla nazionale campione d'Europa nel sorteggio di Zurigo.

Ce la siamo meritata, perché siamo colpevoli di omissione in questo autunno in cui siamo stati incapaci di battere Bulgaria, Svizzera - due volte - e Irlanda del Nord. Però la punizione è dura, durissima, financo immeritata per un gruppo che solo quattro mesi fa ci ha fatto sognare e che ora rischia di precipitare tutti nel peggiore degli incubi. Esserci o no al Mondiale del Qatar non è una questione di forma ma di sostanza, maledetta sostanza. Stare fuori significherebbe cancellare l'esaltante percorso di crescita vissuto negli ultimi due anni e mezzo, mettere in serio dubbio un futuro già delineato con Roberto Mancini, riportare tutti alla casella zero e perdere una clamorosa vetrina per il calcio italiano nel suo complesso.

Il Mondiale in Qatar fa storcere giustamente il naso ai puristi del pallone e non solo, però è il calcio che si va a vendere nell'angolo più ricco del pianeta. Non presentarsi sarebbe un delitto con conseguenze a cascata anche per la Serie A e i suoi club, che già remano contro corrente nella competizione internazionale dei diritti tv e dell'appeal commerciale. Insomma, un disastro assoluto da evitare a qualsiasi costo.

Bisogna essere chiari e onesti: in questo momento l'Italia non è la nazionale favorita per strappare quel pass. Punto. Il fatto di essere campioni d'Europa non regala nulla, lo svantaggio di un'eventuale finale in casa altrui invece è già oggi certezza di partire con un gap notevole. Prenderne atto, terminate le imprecazioni, è l'unico modo per cercare di costruire la migliore marcia di avvicinamento possibile per Mancini e per i suoi ragazzi.

Cosa serve? Un po' di fortuna sotto forma di condizione buona e nessun infortunio pesante a marzo, così che non si ripeta lo stillicidio di novembre. E poi prendere atto che serve qualche sacrificio per dare alla nazionale tutti gli strumenti. E' vero che non sembrano esserci spazi per spostare, ad esempio, la giornata di campionato che precede il doppio impegno di marzo (calendari già full), ma chi deve decidere in via Rosellini si metta una mano sulla coscienza e trovi un guizzo di fantasia. Uno qualsiasi. Stare fuori dal Mondiale è peggio che qualsiasi altro scenario. Devono saperlo i presidenti, gli allenatori e i giocatori stessi. Stiamo giocando col fuoco e le possibilità di bruciarci sono concrete. E' il momento dell'unità. Nei fatti, non a parole.

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