inter marotta mercato inzaghi lukaku dybala scudetto
Ansa
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Calcio

La nuova vita dell'Inter

Un anno dopo l'estate delle cessioni choc, Marotta può tornare a investire sul mercato. E ad alzare l'asticella senza timori: scudetto e seconda stella - INTER, ECCO COME CHIUDERA' IL BILANCIO 2022

“Non bisogna avere paura di perdere, bisogna avere il coraggio di vincere”: in una frase la nuova Inter, quella dell'anno Uno dopo lo scudetto scivolato via nel duello con il Milan, una stagione che ha lasciato in bocca un sapore agrodolce e portato a Milano due trofei. Tanto, ma non abbastanza. Non per la nuova vita di un club che, dodici mesi dopo lo choc dell'estate delle cessioni e del rischio di smantellamento, della fuga del tecnico che aveva riportato lo scudetto, del malore di Eriksen, dell'addio di Lukaku nel mezzo delle vacanze e della "necessità di mettere in sicurezza l'azienda" (parole di Simone Inzaghi) sta riscoprendo il piacere di lavorare su un progetto sportivo espansivo.

La massima sulla paura di perdere e il coraggio di vincere l'ha inserita il capo dell'area sportiva, Beppe Marotta, all'inizio del discorso con cui ha chiuso definitivamente i conti con il passato aprendo la finestra sul futuro. Quasi un manifesto programmatico che spiega perché i nerazzurri siano stati i più attivi nel primo mese di trattativa, abbiano già consegnato al proprio allenatore una squadra profondamente modificata (forse rinforzata) e non si precludano nulla da qui all'inizio del campionato. O alla fine del calciomercato che, in questa annata anomala spezzata in due dal Mondiale degli altri, significa poter lavorare ancora due mesi per aggiungere e non solo per togliere.

Che l'aria fosse diversa rispetto alla scorsa estate si era capito nelle scorse settimane, anche se il passivo di bilancio al 30 giugno 2022 è stato pesante (non meno di 120 milioni di euro), il rapporto con la Cina complicato, gli introiti da sponsorizzazioni nell'area asiatica in drastico calo e gli equilibri di cassa da rispettare senza concedersi troppe deroghe. Quel concetto di sostenibilità che un anno fa era l'unica stella polare, con l'obbligo di portare denaro cash per saldare pendenze pregresse e in arrivo, mentre oggi nelle parole dello stesso Marotta viene configurato come un termine importante "ma a volte anche abusato".

La prima conseguenza è che nessuno a casa Inter rifiuta ora il concetto di vittoria come obiettivo. Neanche chi guiderà la squadra dalla panchina, fresco di prolungamento con aumento di stipendio ("Ha dimostrato con i fatti di essere all'altezza"), scottato un anno fa dai pronostici di mezza stagione, quelli che lo davano in pole dopo averne suonato il de profundiis nel mezzo dell'estate degli addii eccellenti. Quindi il Milan viene messo davanti, perché è campione d'Italia e si deve prendere il peso del pronostico, ma la parola scudetto non è un tabù. Anzi. Viene quasi evocata con piacere.

E poi le ricadute dirette sul mercato. Giugno è stato il mese dei miracoli (Lukaku), delle scelte oculate (Mkhitaryan) e degli investimenti futuribili (Onana, Asllani, Bellanova) dopo che a gennaio ci si era portati avanti con Gosens per parare il colpo della partenza di Perisic. Luglio sarà il mese del riequilibrio ("Perché almeno uno dovrà partire") ma senza farsi prendere alla gola perché c'è il tempo per fare tutto, compreso quello per far tornare i conti di bilancio che chiude il 30 giugno del 2023 e non entro poche settimane. Ecco perché Skriniar è ai saluti, ma il Psg dovrà arrivare a quanto chiedono gli uomini mercato dell'Inter che non hanno fretta. Ed ecco perché non ci sarà un esodo di difensori, costringendo Inzaghi a ripartire da zero, e perché Marotta può consentirsi di tenere aperta la partita di poker intorno a Paulo Dybala, il figlioccio cui lo lega un profondo affetto ma che al momento è bloccato in un incastro kafkiano di richieste, opportunità svanite, blocchi di mercato.

All'apparente chiusura definitiva ("Era un'opportunità ma adesso siamo a posto") non crede nessuno o quasi. Che la Joya non sia legata da un patto eterno con l'ex direttore che lo volle alla Juventus è possibile, che Marotta non farà di tutto per portarlo a Milano altamente improbabile. Così come per le altre tracce di mercato che si è costruito nei mesi scorsi, consapevole di attraversare una stagione diversa da quella passata.

La nuova Inter nasce così. Intorno il rumore continui su una possibile cessione societaria, le voci dagli Statu Uniti e dagli Emirati, i conti in tasca alla famiglia Zhang (con Steven sempre più in versione occidentale nei suoi week end toscani) e quelli - legittimi - per sottolineare che l'approdo in porti sicuri è ancora da conquistare. Un rumore che, almeno apparentemente, non disturba il lavoro dentro il fortino costruito intorno ad Appiano Gentile.

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