Tutti gli insulti a Berlusconi
ANSA/ANGELO CARCONI
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Tutti gli insulti a Berlusconi

Nel giorno delle polemiche sul paragone di Berlusconi tra la sua famiglia e gli ebrei nessuno si ricorda di quando...

Ora che è scoppiata la bufera dopo che Silvio Berlusconi ha denunciato nel nuovo libro di Bruno Vespa, con un paragone forte (uno di quei paradossi che rendono però bene l’idea) che i suoi figli si sentono come gli ebrei sotto il nazifascismo (“Ci sentiamo tutto addosso”), nessuno o quasi ricorderà che il Cavaliere è stato già a sua volta paragonato a Hitler. E perfino a Stalin. E senza che nessuno facesse un “plissè”. Zitti e mosca o risatine il 9 settembre scorso tra il pubblico radical chic a Marina di Pietrasanta (festa di “Il Fatto quotidiano”). Eppure Paolo Mieli, presidente di Rcs libri, l’ex direttore del “Corriere della sera” che fece l’endorsement per Romano Prodi, niente meno accostò Berlusconi non solo a Hitler ma anche a Stalin. Un parallelo, che le cronache (pochissime) definirono inquietante. Disse Mieli: «La storia la scrivono i vincitori, così come per Stalin e Hitler, Berlusconi passerà alla storia con una luce sinistra».

È una delle ultime «chicche» sul Cav, che di insulti in questi anni ne ha collezionati a bizzeffe, senza che nessuno, neppure il Colle, lo difendesse mai anche quando era presidente del Consiglio.

7 ottobre 2013: durante la Giunta per le Elezioni che sta per decidere la sua decadenza, Berlusconi viene ingiuriato dal Cinquestelle Vito Crimi con un post su facebook irriferibile, relativo a questioni gastroenterologiche. Ma si fanno spallucce e la “ghigliottina” della Giunta procede.

Roba forte, rispetto agli oltre 500 insulti collezionati, con un lavoro certosino, da Luca D’Alessandro, deputato Pdl, nel suo libro del 2005 “Berlusconi ti odio” (Mondadori editore).

Il deputato pdl ricostruisce, attraverso l’agenzia Ansa, tutte le frasi  contro il Cav pronunciate da esponenti di sinistra messi in ordine alfabetico: da Gavino Angius a Massimo D’Alema a Luciano Violante a Oliviero Diliberto».

Ne viene fuori di tutto: dal “portasfiga” (D’Alema) a “è una vergogna averlo come uomo di Stato” (Diliberto). Berlusconi in quel periodo era alla plancia di comando di Palazzo Chigi. 

12 settembre 2003, Romano Prodi gli dà quasi dello stalinista: «Mi inquieterò  quando Berlusconi riabiliterà Stalin…». Prodi lo disse quando Berlusconi parlò di alcune cose positive fatte da Benito Mussolini. Il web da allora è pieno di frasi del tipo: «Delinquente, fascista, ti vogliano a testa in giù». E carinerie del genere. Ma se si tratta di sproloquiare sul Cav va tutto bene. Basta solo che lui stia zitto e non si azzardi a fare paragoni storici, anche forti, su quella che però si configura come una vera e propria persecuzione nei confronti suoi e della sua famiglia. Oltre che di dieci milioni di elettori, che vedono il loro voto «incarcerato». Il Cav ha già ribadito alla Comunità ebraica, che lo ha accusato di paragone inappropriato, che la sua storia di leader nella politica internazionale testimonia la sua  amicizia per Israele e la sua consapevolezza della tragedia dell’Olocausto. Ma basterà, trattandosi di Berlusconi e non di Paolo Mieli? 

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