Berlusconi e la democrazia in regime di libertà vigilata
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Berlusconi e la democrazia in regime di libertà vigilata
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Berlusconi e la democrazia in regime di libertà vigilata

Se i giudici stabilissero ulteriori limitazioni, l'ex premier potrebbe non poter svolgere la campagna elettorale. Lasciando il centrodestra senza diritti politici: è la democrazia che vogliamo? Uepe: come sarà stabilita la pena a Berlusconi

 

Sia chiaro. Se a Silvio Berlusconi fossero imposti gli arresti domiciliari e fosse negato l’affidamento ai servizi sociali, sarebbe difficile da parte di chiunque non riconoscere un accanimento nei suoi confronti. Come ha spiegato l’avvocato Caterina Malavenda al “Fatto Quotidiano”  (non al “Giornale”!), Berlusconi è “un soggetto di quasi 78 anni che deve espiare una condanna, la prima, di entità piuttosto modesta” (dovrebbe ridursi con i benefici a 9 mesi di reclusione). Mancherebbero le controindicazioni di legge, ossia gli elementi ostativi “che riguardano soprattutto il tipo di reato commesso”. Berlusconi non è condannato per mafia, omicidio o traffico di stupefacenti. Per qualcuno probabilmente è un aggravante che Berlusconi sia il leader di Forza Italia. La controprova è che non saranno in pochi a esultare, in pubblico o in privato, il giorno in cui scattasse per lui la pena effettiva, tanto più se fosse quella degli arresti domiciliari.

Ma al di là di questo, si pongono principalmente due problemi in vista del 10 aprile, quando la Procura sarà chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di affidamento ai servizi sociali, e qualche giorno dopo, quando il Tribunale di Sorveglianza di Milano, al termine della Camera di Consiglio, emetterà la sentenza.

Il primo problema è la cosiddetta “agibilità politica”, espressione orrenda per indicare la possibilità per Berlusconi, leader del più forte partito del centrodestra in Italia, di svolgere la campagna elettorale per le Europee di maggio. Anche affidato ai servizi sociali, interverrebbero limitazioni e/o autorizzazioni per cui la possibilità di tenere comizi, concedere interviste, incontrare persone, rischierebbe di essere fortemente ridotta. Senza contare “l’onta” di dover ogni volta sottoporre i propri interventi e spostamenti a un giudice di sorveglianza, esponente di quella categoria con la quale c’è stato un braccio di ferro tutto politico di vent’anni. Un esempio per tutti: seppur libero di muoversi fino al tardo pomeriggio, gli potrebbe essere proibito di uscire dalla regione di residenza. A questo punto è arrivata la democrazia italiana. È sufficiente il dubbio che certi giudici e pm abbiano applicato due pesi e due misure nei confronti dell’imprenditore Berlusconi rispetto ad altri (in quanto leader di un partito malvisto a sinistra), per smontare la credibilità di qualsiasi sentenza nei suoi confronti.

Ma c’è un secondo problema e questo non riguarda più Berlusconi (se non in una retrospettiva storica). Riguarda invece il centrodestra. Gli elettori di Berlusconi non sono una proprietà del Cavaliere, anche se ne riconoscono la leadership e il carisma. Gli elettori moderati e di centrodestra in Italia ci sono da sempre e sono la maggioranza. Dove andranno adesso? A chi si affideranno? Da un lato agiscono le sirene esterne: Beppe Grillo (tonalità di una protesta anti-casta e anti-Europa) e Matteo Renzi (un riformismo di governo non più assimilabile a una sinistra ideologica e ottusa). Dall’altro le sirene interne: una classe dirigente di Forza Italia che già soffre tutte le limitazioni all’agibilità politica del suo leader e non ha di suo la credibilità sufficiente per compensare il forzato ridimensionamento del leader; e poi due gruppi di fuoriusciti. Uno è quello dei Fratelli d’Italia, all’opposizione e promotori di una linea anti-Euro molto scivolosa. L’altro è quello degli alfaniani, i governativi del Nuovo Centrodestra,  che possono contare su singoli bacini di elettorato locale clientelare (e quindi voti) ma agli occhi del popolo di Forza Italia appaiono come “i traditori”.

Il dilemma è questo. Senza Berlusconi il centrodestra, potenzialmente maggioritario, è allo sbando e non si vede all’orizzonte un leader liberale che possa prendere il suo posto. Il paradosso è che l’identikit di Renzi è quello che forse più si avvicina al Cavaliere, sotto molti aspetti. Peccato che alle sue spalle vi sia il partito “sbagliato”…

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