Annamaria Franzoni fuori dal carcere? Scelta incomprensibile
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Annamaria Franzoni fuori dal carcere? Scelta incomprensibile
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Annamaria Franzoni fuori dal carcere? Scelta incomprensibile

Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha prorogato la detenzione ai domiciliari per la donna condannata per aver ucciso il figlio Samuele

Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha prorogato la detenzione domiciliare per Anna Maria Franzoni, condannata per la morte del figlio Samuele, a Cogne il 30 gennaio 2002. A quanto apprende l'ANSA il tribunale avrebbe disposto la proroga del beneficio visto che la detenuta ha già scontato due terzi della pena. (ANSA)

Ripubblichiamo un articolo del mese di giugno del 2014, quando la donna ottenne di scontare la pena ai domiciliari.


Lascia perplessi in più punti la decisione del Tribunale di Bologna, che ieri (giovedì 26 giugno) ha concesso a sorpresa la detenzione domiciliare ad Anna Maria Franzoni, condannata in via definitiva nel 2008 a 16 anni di carcere per il sanguinoso assassinio di suo figlio, a Cogne. Lascia molto perplessi. Anzi, è decisamente incomprensibile. Non soltanto per i soli 6 anni trascorsi in carcere dalla donna, una pena incredibilmente mite per un reato così grave, e per una storia tanto drammatica (Franzoni, peraltro, era stata colpita anche da una seconda una condanna, sia pure secondaria, per calunnia nei confronti di un vicino di casa, che la donna aveva ingiustamente accusato di essere il vero assassino).

Insomma, non convince affatto quel che sui giornali si legge a proposito della perizia del professor Augusto Balloni, incaricato dal Tribunale di sorveglianza di Bologna (la città dove Franzoni stava scontando la pena) di valutare lo stato psichico della condannata. Scrive Balloni, sempre a quanto riferiscono i giornali di oggi, che «non esiste più il rischio» che la condannata ripeta quanto ha fatto il 30 gennaio 2002.

Secondo i tre gradi di giudizio, quel giorno Anna Maria Franzoni (che si è sempre inutilmente proclamata innocente) uccise suo figlio Sammy sdraiato nel letto della villetta di Cogne colpendolo con almeno 17 violentissimi colpi alla testa, che fracassarono il cranio del povero bambino. È evidente che la donna non potrebbe certo compiere gesti simili sui due figli superstiti, che oggi hanno 17 e 12 anni, se non aggredendoli nel sonno. Ecco, questa banale constatazione può bastare a garantire sulla sua innocuità? Viene da dirsi: speriamo in bene... 

Ma non è tanto questo che stupisce. Secondo il Corriere della sera, nella sua perizia il professor Balloni farebbe anche «un riferimento al lungo periodo di libertà vissuto da Franzoni, tra la custodia cautelare e la carcerazione quando la condanna è diventata definitiva: un periodo in cui non si sono verificati problemi». Se il riferimento è corretto, pare decisamente assurdo che questo elemento valutativo venga usato oggi per decidere sulla libertà della condannata, visto che quel periodo risale agli anni tra il 2002 e il 2008, prima dell'ingresso in carcere della donna. 

Ancora più stridente con tante diverse decisioni dei Tribunali dei minori, capaci di sottrarre i figli alla potestà genitoriale per motivi decisamente irrisori, è poi l'ordinanza con la quale il tribunale dei minori di Bologna garantisce la «capacità genitoriale» di Annamaria Franzoni. Attribuirla a una donna che la stessa giustizia penale garantisce avere ucciso un figlio di appena 2 anni sembra decisamente paradossale. Ma questa è la giustizia italiana.

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Nella foto d'archivio del 31 gennaio 2002, i carabinieri del Ris arrivano a Cogne per svolgere accertamenti di carattere scientifico sulla morte del piccolo. IORIO/ANSA/DEF
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