Altro che gaffe, l'intervista di Monti con lo "Spiegel" è un disastro
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Altro che gaffe, l'intervista di Monti con lo "Spiegel" è un disastro
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Altro che gaffe, l'intervista di Monti con lo "Spiegel" è un disastro

Il premier invita i governi UE a "educare" i parlamenti. Berlino e l'Europa insorgono. E i rapporti con la Germania franano.

Un disastro pieno di conseguenze. Magari fosse stata solo una gaffe l’intervista di Mario Monti intervistato dal settimanale tedesco “Der Spiegel”. Il nostro presidente del Consiglio si è messo a dare lezioni di democrazia in Europa, in Germania, quando è l’unico a non poterselo permettere non avendo come capo del governo un’investitura personale popolare.

In un momento delicatissimo, cruciale per le nostre sorti, nel quale ansiogena in Germania e in tutta l’Europa è l’attesa per la decisione della Corte Costituzionale tedesca sulla legittimità dell’Esm, Meccanismo europeo di stabilità, il Professore entra a gamba tesa nelle suscettibilità germaniche con un’affermazione oggettivamente scandalosa per qualsiasi liberale e/o democratico. “Ogni governo ha il dovere di guidare il proprio parlamento”, di conservare “margini di autonomia”, perché se i governi seguissero “esclusivamente le decisioni dei Parlamenti, la disintegrazione dell’Europa sarebbe più probabile della sua integrazione”. Perfidamente, la Frankfurter Allgemeine Zeitung scrive: “Bene, la Corte Costituzionale ne prenderà atto”.

Pronta la reazione di destra, centro e sinistra in quello che pareva essere il paese d’elezione di Monti. “È vero il contrario”, dice il presidente del Bundestag, Norbert Lammert (Cdu). Il segretario della Csu bavarese, Alexander Dobrindt, parla di “attentato alla democrazia”. Così i liberali: “Monti non cerchi di risolvere i problemi di casa sua scaricandoli sui contribuenti tedeschi”. Idem il vice-capogruppo socialdemocratico, Joachim Poss: “Il salvataggio dell’euro è rafforzato, non indebolito, dai parlamenti nazionali”. La sconfessione decisiva arriva dal ministro degli Esteri di Berlino, Guido Westerwelle, in un comunicato che sottolinea come lo scavalco delle assemblee nazionali “è fuori discussione”.

Monti si era concesso pure di sfottere sottotraccia Berlusconi che aveva definito “cordialissimo” il rapporto con Angela Merkel, e si era sentito replicare che non c’erano più stati contatti diretti dopo le dimissioni (ma che prima la collaborazione era buona). Monti definisce ora “cordiale e amichevole” il suo rapporto con la cancelliera, e al giornalista che gli ricorda l’episodio Berlusconi-Merkel, sorride gigione: “Allora aspettiamo con calma un’altra smentita”. Che arriva, sostanziale e pungente. “Le decisioni dei governi devono avere una legittimità democratica”, dichiara infatti il portavoce della Merkel. “In Germania il cancelliere è consapevole che la legislazione dev’essere sostenuta dal Parlamento e che questo vi partecipi attivamente”.

Del resto, proprio un bel servizio ci aveva fatto il Professore a dire alla Merkel, come confidato ingenuamente allo “Spiegel”, che c’è “un crescente risentimento del parlamento italiano contro l’Europa, contro l’euro e contro i tedeschi”. E che se avesse dovuto seguire le indicazioni del parlamento (italiano) avrebbe dovuto far passare assolutamente gli eurobond. Monti ha pure incensato i tedeschi come gente ammirevole, cioè seria, rispetto a quei simpaticoni degli italiani. Gaffe, cliché.

Bene, siamo arrivati anche a questo con il Professore, che i tedeschi ci debbano dare lezioni di democrazia e abbiano ragione. Poi c’è da registrare l’imbarazzo delle stesse istituzioni europee che sanno bene quanto sia delicato il tema dei rapporti coi Parlamenti nazionali. E quando Monti, nel tentativo di rimediare al disastro, si dice sorpreso della sorpresa, perché intendeva solo riferirsi al rapporto tra i parlamenti e le istituzioni europee, tradisce la sua crisi d’identità, come fosse ancora il Commissario europeo anti-trust scelto da Berlusconi e confermato da Prodi. Allora il Professore si chiarisca le idee. Un Commissario europeo non rappresenta formalmente il paese di provenienza, ma l’Europa. Chi rappresenta Monti? L’Europa? E quale Europa? E chi rappresenta allora l’Italia? Meglio che non sia Monti, se il messaggio è che con lui l’Italia è scivolata in una deriva autoritaria sotto le sembianze di un governo tecnico, guidata o meglio educata da due dominus: un premier privo della legittimazione politica del voto popolare, e un presidente della Repubblica che un giorno sì e anche l’altro fa sapere che decide lui praticamente su tutto. Su chi deve governarci educando il parlamento, su quando si deve tornare alle urne, su quando è arrivato il momento di scandalizzarsi per la pubblicazione delle intercettazioni...

No, c’è qualcosa che non funziona nella democrazia italiana oggi. Se ne sono accorti anche in Europa.

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