Alessandro Proto: "La stampa (economica) è inaffidabile"
Alessandro Proto: "La stampa (economica) è inaffidabile"
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Alessandro Proto: "La stampa (economica) è inaffidabile"

L'uomo d'affari, condannato per manipolazione del mercato, ci spiega il "sistema", il legame "stampa-mercati" ed i suoi limiti

"Ce l'ho con i giornalisti, si perché prima dell'arresto il rapporto era ottimo. Dopo si sono scatenati. Le stesse persone che prima scrivevano tutto quello che io dicessi loro hanno comnciato a sputare sangue, dicendo cose pesanti e non vere, forse per prendere in qualche maniera le distanze da quello che avevano scritto prima"

Chi di stampa ferisce di stampa perisce verrebbe da dire ripensando a quanto accaduto ad Alessandro Proto, passato in pochi giorni da essere uno dei più brillanti uomini d'affari d'Italia a condannato per manipolazione del mercato su titoli Rcs e Tod's, ostacolo all'autorità di vigilanza (Consob) e truffa per la quale ha patteggiato una condanna a 3 anni e 10 mesi e scontato 2 mesi e 10 giorni di carcere tra San Vittore a Milano e Pavia. "La prigione ti fa passare la voglia di commettere reati..." ma ora che sta cercando di ricostruirsi una vita (una volta terminati i domiciliari che gli impediscono di fatto di lavorare a tempo pieno per quella che una volta era la sua società o per un'altra) vuole togliersi un paio di sassolini dalle scarpe. Obiettivi? La stampa, la Consob, il sistema...

"Tutto cominciò 4 anni fa, quando Clooney voleva vendere la villa di Laglio e ci diedero l'incarico di vendita. Chiesero la massima privacy e riservatezza. Io non lo feci perché vidi in quella cosa un'opportunità per far conoscere la società. Da lì usci un articolo e cominciarono i primi contatti con i giornalisti ed i clienti. Da lì è nato tutto. Il discorso del film, il "Lupo di Wall Street", acquistare azioni, fare comunicati, far aumentare il valore dei titoli con questi comunicati e guadagnarci sopra. Io non l'ho mai fatto personalmente io non ho tesori, non escludo che qualche mio cliente ci abbia guadagnato ma non io..."

Torniamo al sistema. Erano quindi tutte bugie le sue?

"In parte, controlli pure. Servivano soprattutto a gonfiare il prezzo delle azioni. Troverà notizie in cui raccontano che Proto ha acquistato percentuali di Mediobanca, Unicredit, Fiat, Rcs. Operazioni da più di un miliardo di euro, cifre assurde per uno come me. Eppure sono uscite tutte, nessuna esclusa sui principali quotidiani, soprattutto economici. Nessuno ha detto nulla, nessuno soprattutto ha verificato l'assurdità di queste comunicazioni. Io ero un signor nessuno e non avevo certo queste disponibilità economiche. Ma ho capito come usare la stampa; cosa cercano, cosa chiedono e cosa danno in cambio. Soprattutto quella economica"

In concreto come funzionava...

"Semplice. Ogni giorno ricevevo telefonate di giornali importanti di colleghi importanti (nell'informativa consob scaricabile qui sotto ci sono pagine di titoli di importanti giornali italiani) e stiamo parlando solo di finanza, non di immobiliare. Erano assolutamente accondiscendenti. Le racconto una storia: con i miei colleghi di ufficio una mattina ho scommesso 10 mila euro che se avessi fatto un comunicato per la mia candidatura alla presidenza di Unicredit, questo sarebbe stato pubblicato anche se io non avevo molti dei requisiti richiesti (età, presenza nel cda etc etc). Inutile dire che il comunicato è stato ripreso. E' stato il massimo del servilismo, per dire".

Di chi la colpa?

"Io non so come funziona il lavoro in un giornale. Io so però che mandavo una nota, qualsiasi nota potesse essere, e questi la pubblicavano. Da lì, poi, uno ci gioca un pochino sopra. Ma la cosa assurda è che il mercato stesso va dietro a queste cose. Nell'informativa della Consob si legge chiaramente che i titoli salivano del 13% giornaliero solo per una nota.... Uno che la legge, che seguiva le mie dichiarazioni, che sa che dopo una mia frase il prezzo cambia magari fa un investimento (pump and dump) e ci guadagna".

E la Consob?

"Non ho avuto alcun segnale o contatto con loro per anni. Solo quando è uscita la notizia del mio presunto acquisto di una parte di Rcs allora sono stato convocato e mi hanno chiesto conto di tutte le comunicazioni del passato. Mi chiedo però come abbiano fatto a non chiamarmi per Fiat o Mediobanca. Non sapevano? Non vedevano?"

Chiaro. Lei però parla da condannato; la sua credibilità quindi non è che brilli più di tanto. E sorge spontaneo pensare che più che una denuncia contro il sistema, il suo sia una piccola vendetta privata...

"Forse. Però io ho pagato, e sto pagando. Io. Non i giornalisti che queste notizie false e facilmente riscontrabili le hanno immesse sul mercato. Sono miei complici in questo e devono pagare come ho pagato io. Ma nessuno se lo ricorda" 

Come sarà il suo domani? O meglio: dopo questa denuncia chi crede le possa dare ancora una riga di spazio e di fiducia?

"In Italia la gente fa in fretta a dimenticare. Anche i giornalisti. Settimana scorsa tutti, ma proprio tutti hanno parlato di Lionel Messi e della sua nuova casa sul lago di Como venduta proprio dalla mia ex società. Non mi serve quindi pubblicità gratis, quella me la facevano allora e me la faranno domani. Vorrei che questo sistema cambiasse e che chi ha sbagliato come me paghi. Io sono la prova della totale inadeguatezza della stampa economica, su cui non si può fare affidamento. Anche oggi".

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