L’incontro tra la sensualità del funky, il calore del soul e l’irruenza del rock. È stato questo, oltre a un’ impareggiabile genialità compositiva e a una straordinaria tecnica come polistrumentista, il segreto dell’inconfondibile sound di Prince, morto il 21 aprile 2016, a soli 57 anni, per una overdose accidentale di fentanyl, un potente antidolorifico oppioide.

'Sign o’ the times' nei cinema il 21 e il 22 novembre

Ora il genio di Minneapolis rivivrà al cinema per due giorni, il 21 e il 22 novembre, con la versione restaurata digitalmente di Sign o’ the times, il film diretto dallo stesso Prince. Un appuntamento per celebrare il suo talento e per offrire ai suoi numerosi fan la possibilità di riunirsi negli stessi giorni, solo il 21 e 22 novembre (elenco delle sale a breve su www.nexodigital.it), per ricordarlo e godere ancora una volta della sua musica e della sua arte.

Ancora una volta, oggi come allora, l’invito per i fan sarà quello di vestirsi color pesca o di nero, come per i concerti dell’epoca.

L'album-capolavoro del 1987

Il 1987 è un anno impresso nella memoria di tutti i fan di Prince: l’artista di Minneapolis è infatti reduce dalla pubblicazione di tre album di grande successo a nome Prince & The Revolution, la band di incredibili musicisti e performer che lo affianca live e in studio. Si scatena allora un derby con Michael Jackson, artista assai diverso e al tempo stesso simile a lui per molti aspetti.

Dopo aver conquistato la vetta delle classifiche con la colonna sonora del film Purple rain (1984), aver pubblicato a seguire il suo album più colorato e variopinto, Around the world in a day (1985), e concluso la trilogia dei Revolution con l’album Parade (1986), colonna sonora del film Under the cherry moon nella quale è contenuta una sua hit planetaria, Kiss, Prince sorprende tutti tornando alla ribalta con un doppio album inciso quasi da solo e destinato a diventare uno dei suoi capolavori.

Sign o’ the times, preceduto dalla pubblicazione del singolo omonimo, è infatti considerato universalmente una delle pietre miliari degli anni Ottanta, tanto è creativo, visionario, avanguardistico e radicale.

Un viaggio all’interno dei segni del tempo psichedelico e futuribile, catartico e imprevedibile, in cui si alternano l’apocalittica title track, la straordinaria If I was your girlfriend, il funk torrenziale di Housequake, le deliziosamente vintage Slow Love e la malinconia di I could never take the place of your man.

Il 1987 è anche l’anno in cui Prince decide, per la prima volta, di venire a suonare in Italia e lo fa per quattro concerti, il 7, 8, 9 e 11 giugno al Palatrussardi di Milano. Il tour di “Sign o’ the times” ha un dresscode preciso: “Vestitevi tutti color pesca… o nero”, chiedere l’artista, e il suo pubblico risponde con entusiasmo alla richiesta. 

Il film-concerto per celebrare l'album

Nello stesso anno Prince realizza il film-concerto Sign o’ the times, che rivela quale fossero la carica vitale, la forza d’impatto musicale e il carisma da entertainer del “folletto di Minneapolis”, sostenuto da una band nuova di zecca in cui spiccano la ballerina Cat Glover, la tastierista Boni Boyer, il bassista Levi Seacer Jr., il chitarrista Miko Weaver, la batterista Sheila E. e il tastierista Dr. Fink, già membro dei Revolution.

Nel lungometraggio Prince propone il meglio del doppio album inframmezzandolo a jam session e omaggi (come quello al jazzista Charlie Parker) che hanno al proprio centro un amore a 360° per la musica e per la performance. Il film di Sign o’ the times lo consacra di fronte al suo pubblico come uno dei più grandi musicisti e compositori di tutti i tempi, in grado di conquistare la stima di mostri sacri della musica come, tra gli altri, Miles Davis.

Prince - Sign o’ the times è distribuito in tutto il mondo da Nexo Digital. In Italia il film evento arriva al cinema con il sostegno dei media partner Radio DEEJAY e MYmovies.it.

Un mito immortale

La musica di Prince è stata una sintesi sorprendente, in continua evoluzione e sempre aperta a nuove influenze, che ha permesso al genio di Minneapolis di rinnovarsi costantemente nel tempo, senza però snaturare il suo stile.

In un periodo in cui la visibilità televisiva e la promozione sui media impiegano oggi gli artisti in modo maggiore rispetto alle sessioni in studio, Roger Nelson ha continuato fino all'ultimo giorno della sua vita a dialogare con il suo pubblico nel modo più semplice e diretto possibile: con i suoi dischi e con i suoi concerti, vere e proprie esperienze multisensoriali, quasi dei riti collettivi officiati da questo piccolo, grande sciamano del funk elettrificato.

Nella sua immensa casa-studio registrazione di Paisley Park, Prince ha continuato a incidere brani originali, del tutto indifferente alle strategia di marketing e quasi guidato da una forza sovrannaturale, come se il bruciante demone della creatività non lo lasciasse mai riposare in pace.

I temi ricorrenti della monumentale produzione discografica di Prince, 38 album in studio, sono il sesso in tutte le sue sfumature, l’amore romantico, una spiritualità difficilmente catalogabile nei rigidi schemi di una confessione religiosa e i mali oscuri della società,  spesso tenuti nascosti come la polvere sotto il tappeto.

Nel 2016 Prince è stato l’artista che ha venduto più dischi negli Stati Uniti con 7,7 milioni di copie di album tradizionali e 5,4 milioni dai download di canzoni digitali. I suoi titoli più venduti l'anno scorso sono stati The very best Of Prince (668.000 copie), seguiti da Purple rain (498.000) e 1999 (169.000).

L’ultimo album pubblicato in vita è stato l’ottimo HITNRUN Phase Two, mentre a pochi mesi dalla sua morte la Warner Music gli ha reso giustizia con una compilation finalmente all’altezza della sua fama, Prince 4Ever, con 39 classici della sua produzione più  l’inedito Moonbeam Level, registrato da Prince nel 1982 durante le sessions di 1999, ma poi scartato dalla tracklist finale.

© Riproduzione Riservata

Commenti