Luca Tommassini lancia il nuovo brand «We are Dreamers»
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Luca Tommassini lancia il nuovo brand «We are Dreamers»

«Don't fuck with my dreams» è lo slogan firmato dal direttore artistico e fondatore del marchio We are Dreamers, Luca Tommassini, stampato sulla prima collezione di felpe, t-shirt e accessori, indossate da personaggi dello spettacolo, attori, modelli e sportivi.

We Are Dreamers – Siamo Tutti Nati Sognatori, sceglie di supportare Fondazione Pangea Onlus proprio al lancio del suo marchio, un progetto di sostegno alle donne e ai bambini che hanno subito violenze e discriminazioni che l'artista segue da anni e lo tocca in prima persona.

Tra i supporter che hanno indossato la t-shirt scelta per il progetto Pangea, ci sono l'attrice e showgirl Benedicta Boccoli, l'attore e ballerino Christian Roberto, l'attore e modello Andrea Preti, gli attori Francesco Ferdinandi, Giulio Shiffer, Gobbo Diaz e Joseph Altamura, lo chef Antonio Lorenzon, la modella Ema Kovac e il modello Luca Pantini, la tennista Susanna Giovanardi.

Luca Tommasini

Ed è proprio durante gli eventi di Milano Moda Uomo sulle collezioni della primavera estate 2022 che il collettivo di amici guidato da Tommassini, talent scouter e direttore creativo noto a livello internazionale, con Federico Poletti e Alfredo Fabrizio, consulenti di comunicazione e stile, edita le prime 7 t-shirt e 7 felpe, i due capellini modello baseball e la pochette, caratterizzati da grafiche optical digitali, curate nei dettagli particolari come l'apertura della sottomanica nelle felpe o gli occhielli laterali per il portachiavi.

La linea We are Dreamers prevede di uscire con due collezioni l'anno e si integrerà di volta in volta a diversi progetti speciali collegati al mondo del cinema, della musica e dello spettacolo.

Lo stesso Luca Tommassini afferma: «Don't Fuck With My Dream è una frase che mi porto dietro da tempo, un modo per difendersi e urlare al mondo di non rovinare i sogni, di non frenare e intralciare la voglia della gente di conquistare gli obiettivi personali. Questo concetto diventa esso stesso un monito a scendere in campo dopo un periodo così difficile. Mi auguro che We Are Dreamers sarà indossata da tutti i sognatori nel campo delle arti e da tutte le persone che torneranno a vivere e a cercare di conquistare con coraggio i propri sogni».

Vulcanico, appassionato ed anche timido nel parlare di un mondo che da sempre lo ha affascinato, quello della moda, prosegue nel raccontarsi.

Come è nata alle origini l'idea di entrare nel mondo dell'abbigliamento?

«Io sono vittima della moda da quando sono nato, me la inventavo e la copiavo, poi attraverso la danza, la direzione artistica e la regia, mi sono messo al servizio della moda per fare gli show televisivi (ad esempio, le sfilate a 'Piazza di Spagna' e il 'Festival di Sanremo') e la regia durante le sfilate. Ho cominciato a collaborare con gli stilisti, interessati perché vestivo le star, e abbiamo ottenuto operazioni di grande successo, penso ai progetti accanto a Fendi, Missoni e molti altri. Avevo compreso che il potere stava nel vestire quelli che lavoravano con me: se mettevo una maglietta a Kylie Minogue, il giorno dopo Dolce & Gabbana vendevano quella maglietta, o quando ho vestito Madonna con gli abiti di DSquared2 e poi ne è nata una collezione intera di Dean e Dan Caten».

Qual è il dna del brand We Are Dreamers?

«Oggi c'è la voglia di mettere in campo tutta questa mia esperienza, la voglia di difendere i sognatori, perché alla fine incontro sempre sul campo dei sognatori, quelli che hanno voglia di realizzare i propri sogni e di difendere quelli degli altri. Ho notato nel tempo che spesso nelle serate di lavoro e negli incontri importanti c'era sempre un misto di eleganza e una parte casual, ad esempio mixare la giacca con la felpa o il pantalone sportivo; anzi c'è un po' di orgoglio in queste divise da guerriero che parlano della fatica e del lavoro svolto».

I tuoi capi parlano con lo stile e anche con le scritte?

«Certo. Sono stato in silenzio troppo da piccolo e mi sono conquistato la parola piano piano, quindi adesso, tutto quello che penso sia bello, importante e possa aiutare le altre persone, lo dico. Sulle t-shirt e sulle felpe, i messaggi e le parole sono fondamentali. La linea We are Dreamers è pensata per uomo, donna e tutti i gender possibili, che amiamo, rappresentiamo e siamo. Ci piacciono gli artisti e l'arte, questa sarà la base su cui evolveranno le collezioni, centrate su coloro che sono la rivoluzione della società, che hanno quel graffio interessante che fa vedere e vivere o raccontare le cose in modo diverso».

Detto e fatto, perché con il Museo Nazionale del Cinema debutta uno spettacolo di Luca Tommassini sulla Mole Antonelliana il 24 giugno, colmo di proiezioni, mappature e danzatori verticali, vestiti tutti con una capsule speciale del brand, quando aveva appena concluso un altro speciale guardaroba per la cantante italiana Senhit e i suoi ballerini a Eurovision Song contest.

Il progetto di We are Dreamers è andare avanti a vestire attorie e cantanti, in teatro, in televisione, nelle Serie TV, nei videoclip musicali, ma dedicarsi ed arrivare anche a tutti.

Quanto svilupperete il mondo degli accessori?

«Stiamo aggiungendo le scarpe, le calze e gli zaini, oltre ai cappellini e alla pochette; la produzione è pronta ad ulteriori richieste e ad un ampliamento del segmento accessori».

Come ti vesti personalmente?

«Il mio gusto cambia spesso, come nell'amore. Ho capito che le cose a cui ero affezionato le ho dovute cambiare a fatica e oggi resto me stesso anche con abiti diversi, anzi mi piace portare dentro di me e nella mia estetica diverse contaminazioni, scoprire pezzi e abbinamenti nuovi; una rarità dato che Internet e i negozi tendono ad omologarsi e si rischia di non scoprire più niente anche su distanze di dieci ore di volo aereo. Penso che lo stile si riconosca da come le persone mettono le cose insieme, mescolano in modo personale pezzi presi nei mercati a quelli dei grandi stilisti. Abbinare è la cosa più interessante e dà un senso allo stile e al look personale».

La produzione e distribuzione dei prodotti della linea sarà in partnership con Dream Project Spa, azienda nota per il successo di brand come Gaëlle Paris e Comme des Fuckdown, sia nel mercato italiano che all'estero.

Alessandro Bosso, alla guida di Dream Project, dichiara: «Quando mi è stato proposto questo progetto non ho esitato un secondo ad accoglierlo all'interno della nostra struttura di produzione e distribuzione. L'idea nata dalla genialità di un talento come Luca Tommassini mi ha subito entusiasmato. Un modo nuovo di comunicare attraverso la moda uno stile di vita, ma soprattutto messaggi di positività in un momento storico irripetibile che tocca anche temi delicati e fotografa la contemporaneità».

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Barbara Tassara