Mario Biondi, "Beyond" - La recensione
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Mario Biondi, "Beyond" - La recensione
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Mario Biondi, "Beyond" - La recensione

Il nuovo album del crooner catanese, nei negozi dal 5 maggio, è un riuscito viaggio tra funky, soul, dance e reggae

Il disco esprime la voglia di andare oltre rispetto al passato

Nel 2013 Mario Biondi, la voce più black del panorama italiano, si è affermato anche a livello internazionale con Sun, primo  album pubblicato per la Sony, grazie alla sapiente produzione di Bluey degli Incognito e a collaborazioni eccellenti con Al Jarreau, James Taylor, Omar, Leon Ware e Chaka Khan. Il crooner catanese torna domani nei negozi con Beyond, coprodotto dallo stesso cantante insieme a David Florio e a Massimo Greco, che, come ci ha raccontato al telefono, “vuole essere al di là, oltre rispetto a quanto fatto prima, alzando un po’ l’asticella delle mie possibilità musicali e vocali”. L’album suona come una rottura con il recente passato, con brani più movimentati e ballabili, senza però rinunciare alla consueta eleganza  e qualità musicale.

Vediamo insieme, cliccando le frecce, tutti i brani di questo progetto che segna una nuova, riuscita fase della sua carriera.

1) Open up your eyes

Beyond si apre con l'annuncio di un volo Air France per Parigi, chiaro segnale che  ci troviamo davanti a un nuovo viaggio musicale del crooner catanese. Un suadente funky-soul con echi di Marvin Gaye e Luther Vandross, che farà la gioia del suo numeroso pubblico femminile.

2) All of my life

Difficile rimanere fermi con questo accattivante funky-tango, nel quale sembra che gli Chic abbiano incontrato i Gotan Project. Il refrain e il coro ”la la la la la, don’t give up” entrano subito in testa, fino alla sorprendente chiusura con il torrenziale rap di Andrea D’Alessio, artista lanciato da X Factor. Chi è in grado oggi in Italia, oltre a Mario Biondi, di fare un brano così?

3) Love is a temple

“L’amore è un tempio, non darlo per scontato”, canta Biondi con voce più calda  e sensuale che mai nel primo singolo estratto da Beyond, che si caratterizza per l’ipnotico riff di pianoforte e per l'inedita cassa elettronica. La canzone, che cresce ascolto dopo ascolto, suona fresca e moderna al tempo stesso, oltre che di gran classe.

4) All I want is you

L’unica ballad dell’album, che reca la prestigiosa firma di Dee Dee Bridgewater, è un accorato appello alla persona amata affinchè non se ne vada. Se poi lei è andata via lo stesso dopo una canzone così, vuole dire che aveva cattivi gusti musicali.

5) I chose you

Si torna a ballare con il brano più dichiaratamente dance di Beyond, dove sono protagonisti la voce filtrata dal vocoder, il synth e il piano. Se non fosse per l’inconfondibile timbro baritonale di Biondi, I chose you potrebbe sembrare una canzone di Mika.

6) You can't stop this love beetween us

Se amate la disco anni Settanta, qui troverete tutti gli ingredienti che rendono quella musica sempre attuale e irresistibile: chitarra funky, un basso clamoroso, fiati prepotenti, handclap, archi barocchi e cori black. Tirate fuori dall’armadio la camicia con il colletto ad ali di gabbiano, i pantaloni a zampa d’elefante, accendete la mirrorball e godetevi la canzone al massimo del volume.

7) Blind

Lasciate accesa la mirroball, perché si continua a rimanere negli anni Settanta con un altro gustoso funky da Studio 54 di New York, che fin dalle prime battute richiama le migliori produzioni degli Earth Wind & Fire. Il testo è firmato dal cantante e produttore olandese Alain Clark, che già aveva mostrato le sue qualità nel terzo album di Mario Biondi, Due.

8) Come down

Un brano solare e coinvolgente con un bel tiro, ravvivato dagli scintillanti fiati alla Memphis Horns e da un organo vintage. Un perfetto mix tra modernità e tradizione.

9) Heart of stone

Qui c’è la mano sapiente dei Dap Kings, talentuoso collettivo funky-soul di Brooklyn che accompagna la gran voce di Sharon Jones, e si sente. Il sound caldo e vintage anni Sessanta sembra uscire direttamente dai solchi di un 45 giri della gloriosa Stax Records.

10) Fly away

Fin dal suo debutto nel 2006 con Handful of soul, Mario Biondi è stato accostato a Barry White per il suo timbro vocale, anche se musicalmente le sue produzioni sono più jazz e meno pop rispetto al compianto artista americano. In Fly away, invece, è evidente l’influenza di Barry White nell’atmosfera languida e sensuale. Il brano, scritto da Jeff Cascaro, invita metaforicamente a volare via, lanciandosi verso nuovi orizzonti.

11) Another kind of love

Il precedente album Sun, che ha aperto a Mario Biondi le porte del mercato internazionale, è stato coprodotto insieme a Bluey, che da 35 anni è la chitarra, la mente e il cuore degli Incognito. Jean-Paul Maunick, in arte Bluey, ha scritto per il suo amico italiano l'eccellente Another kind of love, scandita da un basso persistente e da sonorità acid jazz fine anni Ottanta.

12) Over the world

Composto nel 2008, questo brano è rimasto per anni nel cassetto. Oggi, grazie al testo dell'eclettico dj/performer/direttore artistico Nick The Nightfly, Over the world vede finalmente la luce. La canzone parte quasi in sordina, solo batteria, una lontana chitarra alla Spacer e un pizzico di elettronica, salvo poi aprirsi impetuosamente nel refrain, dove subentrano tutti gli altri strumenti e un godibile coro anni Settanta.

13) Where does the money go

Che cosa hanno in comune Mario Biondi e il reggae? Apparentemente nulla, eppure l’esperimento di Where does the money go, con un testo che gioca sulla facilità disarmante con la quale i soldi escono dal nostro portafoglio, funziona ed è la chiusura perfetta per un album come Beyond che vuole mostrare un lato inedito di Biondi. La voglia di riascoltare da capo il disco è segno che anche questa volta il crooner catanese, pur rischiando, ha fatto centro.

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