TUTTI SPORTIVI AI TEMPI DEL COVID-19
(Virgin Active)
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TUTTI SPORTIVI AI TEMPI DEL COVID-19

Il lockdown ci ha trasformato in adepti da casa. Ma come sarà il ritorno in palestra? Per il numero uno di Virgin Active i club non si svuoteranno. Cambieranno...

L'industria del fitness è tra i settori dell'economia che ha subìto il contraccolpo peggiore dal lockdown a causa del coronavirus. Le palestre, rimaste chiuse per tre mesi, ora si interrogano su quale sarà il loro futuro con la riapertura. La grande scommessa è una rapida riconversione con l'ampliamento dei servizi digitali, in modo da consentire a chi ha paura di tornare in spazi chiusi, di continuare ad allenarsi a casa. Il fitness online è stato sperimentato in modo obbligato, con risultati strabilianti durante il periodo di restrizione della mobilità e ora potrebbe diventare un'alternativa alla classica palestra. L'interrogativo è se l'allenamento a casa in streaming arriverà a sostituire in larga parte le strutture di fitness. Molte persone che hanno sperimentato con soddisfazione il «workout» casalingo potrebbero decidere di non tornare più indietro per una questione di costi e per comodità, anche quando il virus sarà completamente regredito.

Nel 2019 le palestre italiane contavano 5,5 milioni di abbonati. Quanti di questi decideranno di rinnovare l'iscrizione ai corsi? L'International fitness observatory ha calcolato che in quattro mesi il settore delle palestre ha subito una perdita economica pari a un miliardo di euro e che oltre 200 mila posti di lavoro sono in pericolo.

Stiamo parlando di un mercato che nel periodo pre-Covid era in espansione. Nel 2019, in Europa si contavano circa 65 milioni di iscritti ai club, con ricavi totali pari a circa 28 miliardi di euro. L'Italia, con l'8 per cento del mercato, fino all'anno scorso era al quarto posto in Europa, dopo Germania (20 per cento), Inghilterra (19) e Francia (9).

Secondo le stime del Coni, lo sport in Italia vale l'1,7 per cento del Pil, ovvero 30 miliardi di euro: un valore che raddoppia a 60 miliardi se si considera anche l'indotto. Nel complesso, sono 20 milioni gli italiani che praticano attività sportive, in maniera più o meno sistematica. Questa ampia platea potrebbe decidere di proseguire ad allenarsi a casa davanti al computer. Un cambio nello stile di vita che avrebbe pesanti ripercussioni anche sul mercato immobiliare, visto che le strutture di fitness rischiano di non essere più un investimento profittevole.

L'allenamento online ha registrato un boom impensabile e tante palestre hanno cavalcato quest'onda e continuano a farlo, per non perdere gli abbonati. Il sito di analisi economica Socialbreakers nota che sono riuscite a sopravvivere meglio alla quarantena quelle realtà che hanno proposto lezioni live a pagamento sui social o dirette Facebook gratuite.

Durante la quarantena c'è stata un'impennata delle app di workout casalingo. La piattaforma Beachbody ha sfondato il tetto dei 2 milioni di iscritti. Le palestre si sono trovate davanti a un bivio: rivoluzionare immediatamente l'offerta o rassegnarsi a una chiusura certa. Secondo una ricerca di Sportclubby, sito web dell'attività fisica online che rileva anche le abitudini sportive (monitora più di 500 strutture e trainer e oltre 140 mila utenti), una palestra su tre si è prontamente riconvertita al digitale. Il 71 per cento ha proposto allenamenti in streaming e il 40 video registrati on demand.
I risultati sono arrivati subito: i nuovi utenti settimanali sono cresciuti del 91 per cento, con picchi il lunedì, e l'offerta delle lezioni di gruppo e individuali è aumentata del 101 per cento, praticamente raddoppiata.

Fra le regioni con il maggior numero di corsi online, in testa c'è la Lombardia con il 33 per cento delle strutture a organizzarli, poi il Veneto con il 27 per cento, l'Emilia Romagna con il 26 per cento, Lazio e Piemonte rispettivamente con 24 e 21 per cento. L'accesso ai corsi in streaming ha anche rivoluzionato il sistema dei pagamenti, con un incremento degli incassi da app tra marzo e aprile, addirittura del 7.300 per cento, come rileva Sportclubby.

Alcune aziende hanno intercettato l'improvviso cambiamento del mercato e hanno adeguato l'offerta. Fitprime, una start-up italiana fondata nel 2016 da quattro giovani under 30 che permette l'accesso a più di 1.300 centri sportivi tramite app, si è dovuta reinventare per fronteggiare il fermo delle palestre.
Così ha lanciato Fitprime Tv, una piattaforma di allenamenti on demand per tenersi in forma a casa con oltre 100 video. «In 40 giorni abbiamo totalizzato 70 mila iscritti. Da una settimana abbiamo aperto uno studio di registrazione dove si esibisce un pool di insegnanti qualificati. La differenza, rispetto alle numerose offerte su YouTube, è che gli esercizi vengono ripresi da diverse angolature» spiega uno dei fondatori, Matteo Musa.

C'è chi invece ha inventato la corsa digitale. Diadora sta per lanciare sul mercato il progetto One Run una competizione, a metà tra il digitale e il reale, che si svolgerà dal 21 al 30 giugno. «Gli iscritti al portale Onerun.it parteciperanno a una corsa di 10 chilometri in solitaria, in qualsiasi posto di loro gradimento, ma digitalmente saranno in gara con gli altri concorrenti. Al termine ci sarà una premiazione, trasmessa sui canali social» spiega l'amministratore delegato della società, Enrico Moretti Polegato.

Il fenomeno del workout domestico ha segnato un'accelerazione della vendita di strumenti e macchine per l'allenamento, da quelli da poche decine di euro ai più tecnologici da migliaia di euro. Lo sfratto al divano è partito e alcuni modelli sono diventati oggetti di culto. Come la Technogym bike, la cyclette ipertecnologica di Technogym dotata di uno schermo connesso al sistema digitale della società che permette di ricevere classi tenute da professionisti di tutto il mondo. Tutto esaurito anche per la piattaforma Mywellness Cloud, destinata alle palestre per dare programmi di allenamento oltre che nella struttura anche a casa.
Il sito web di comparazione prezzi Idealo segnala che negli ultimi tre mesi la categoria fitness ha registrato un balzo delle vendite del 3.909 per cento. La domanda di tapis roulant è cresciuta del 10.685,6 per cento, poco più degli strumenti per indoor cycling (+9.776). A seguire, tappeti elastici (+7.350 per cento), pesi (+6.280), ellittica (+3.912), panche fitness (+2.656), cyclette (+2.095), vogatori (+1.879) e tappetini yoga & pilates (+1.630). L'industria si è attrezzata per fornire macchinari adatti agli spazi ristretti di una casa. Su Amazon proliferano le offerte di tapis roulant, panche e vogatori pieghevoli.

Il boom della bicicletta è un altro effetto della pandemia nel fitness. La richiesta sia per il modello tradizionale sia per l'elettrico ha segnato a maggio un incremento del 60 per cento. Gran parte si deve al bonus da 500 euro, ma non solo. «Il settore è andato in tilt. Per alcuni modelli ci sono liste d'attesa di tre mesi. I magazzini si sono svuotati» dice Matia Bonato, presidente di AssoBici-Confesercenti Milano. La passione per le due ruote è diventato un fenomeno che va oltre i confini del nostro Paese. In Francia, infatti, il governo ha stanziato 8 milioni di euro per la creazione della prima Accademia francese per la preparazione di meccanici di bici.



L. Valotta (Virgin Active): «Non chiamatela palestra, ma community»

(Virgin Active)

Non è chiaro se il Covid-19 ci abbia trasformato in persone migliori. Di sicuro siamo diventati sportivi migliori: più allenati, preparati e consapevoli.

«I nostri video durante la quarantena hanno avuto 12 milioni di visualizzazioni» dice Ilario Volpe, training experience director di Virgin Active «e ben 2 milioni e mezzo di allenamenti sono stati completati. Soprattutto yoga e pilates, molto utili anche per la mente e per superare la paura delle prime settimane dell'epidemia. Oggi abbiamo davanti persone più preparate».

Talmente consapevoli da aver superato le paure del contagio e da essere pronte a tornare in uno dei 38 club di Virgin Active in Italia (quasi 180 mila iscritti) alla faccia di chi pensava che dopo mesi di allenamento in salotto avremmo fatto a meno della palestra.

«È il terzo posto dove passiamo più tempo, dopo casa e ufficio» dice a Panorama Luca Valotta, presidente e direttore generale Virgin Active Europe «anche se da qualche settimana vediamo aumentare il numero di persone che scelgono di allenarsi all'esterno. Ma non abbiamo mai temuto che i club si svuotassero a favore dell'allenamento casalingo. I nostri iscritti hanno sempre voluto tornare in un ambiente familiare per respirare quell'atmosfera speciale che solo il senso di una community di un club può dare».

Sicurezza e prenotazione sono le due regole della riapertura. Sicurezza significa rispetto delle normative richieste dal governo, molte delle quali per una società internazionale come Virgin Active erano già attive prima dell'epidemia (per esempio, sui filtri dell'aria condizionata). Prenotazione è la garanzia di poter avere un posto in un corso, o uno spazio privato per un lavoro autonomo, con le distanze richieste. Questo anche grazie al fatto che i club Virgin superano sempre i 4 mila metri quadrati.

«Il coronavirus ha accelerato due processi che avevamo già fatto nostri» prosegue Volpe. «Il primo è la digitalizzazione: con la app, il progetto Revolution ma anche con i corsi da seguire live o on demand; il secondo è il miglioramento della qualità dell'offerta. Oggi il cliente conosce molto meglio il proprio corpo e le sue necessità. Sa cosa vuole con estrema competenza».

Addio quindi alla palestra di una volta, quella del maschio alle prese con manubri e bilancieri e delle donne con la ginnastica. «Le donne cercano elasticità del corpo ma anche forza» conclude Volpe. «Lo dimostra il successo di Punch, il workout legato alla boxe. I maschi invece hanno scoperto pilates e la ginnastica posturale per avere equilibrio e controllo del proprio corpo. E, sia chiaro: uno sportivo migliore è di sicuro una persona migliore».

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