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Il Tartufo Bianco d’Alba: la forza  ed il successo di un prodotto unico diventato brand

La Fiera di Alba chiude con numeri molto positivi a conferma della bontà delle nuove strategie commerciali e di comunicazione

Quando si parla di tartufo bianco si ha a che fare con un unicum nel panorama alimentare mondiale. Il tartufo è il più prelibato e ricercato ingrediente della cucina italiana, non si può coltivare, non si può forzare (al massimo agevolare ricreando le giuste condizioni in un bosco), sta ai ritmi della natura, le sue proprietà organolettiche non sono manipolabili. Tutti lo vogliono, pochi possono permetterselo. Altissima domanda, bassa offerta, prezzi elevatissimi.

Quest’anno solo all’Asta Mondiale del Tartufo Bianco d'Alba, giunta alla sua XXIV edizione, sono stati raccolti oltre 480.000 euro, interamente destinati a progetti benefici, con il lotto finale di vendita volato a Hong Kong e battuto alla modica cifra di 130.000 euro. Naturalmente qui entrano in gioco le dimensioni eccezionali del Tuber Magnatum Pico (Tartufo Bianco) in questione, ma anche l’esclusività dell’evento ed il prestigio nell’accaparrarsi la pezzatura migliore di fronte a un mercato mondiale.

Tornando – si fa per dire – sulla terra e volendo approcciarsi a questo fungo ipogeo con l’intenzione di acquistarlo e non solo di ammirarlo da lontano, non si può non parlare della più importante manifestazione mondiale sul tema, la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba (700 i kg di tartufo venduti quest’anno nel Cortile della Maddalena), giunta alla 93ª edizione, che ha fatto registrare 90.000 ingressi, giunti da 60 Paesi nel mondo. Qui si ha la certezza di cosa si compra, della provenienza territoriale, e si ha la possibilità di provarlo in ogni modo. Il fulcro è Alba, ma tutto intorno nelle Langhe, nel Monferrato e nel Roero, il territorio parla, all’unisono, la lingua del tartufo.

Bisogna fare a questo punto una dovuta precisazione per chi non è avvezzo alla materia: di tartufi ne esistono varie tipologie, più o meno costose, legate alle stagioni. Semplificando: il Tartufo Uncinato da ottobre a dicembre, il Tartufo Nero Pregiato da novembre a marzo, il Tartufo Bianchetto da gennaio ad aprile, il Tartufo Estivo da maggio ad agosto. E infine il Tartufo Bianco, da settembre a dicembre, che è la ragione per cui ogni anno il territorio di Langhe Monferrato Roero registra 600 mila arrivi e quasi 1.4 milioni di pernottamenti (l’intero territorio di Langhe Monferrato Roero conta poco più di 400 mila abitanti su poco più di 200 comuni).

Un evento. In grado di spostare gli equilibri di un’intera regione (il Piemonte), che finisce sotto i riflettori di tutto il mondo della gastronomia. Una regione che a dirla tutta è piuttosto abituata ai riflettori dell’alta cucina, basta dire Barolo, Barbaresco o nocciola.

Non si può negare che il tartufo sia un potente attrattore di pubblico, lo dicono i numeri. Ma come può una materia prima che arriva senza sforzi a costare 450 €/hg avere questo potere magnetico così forte? Per meglio quantificare, seduti al ristorante o in una piola, parliamo di almeno 50 € per un piatto con una grattata di tartufo (tra i 5 e gli 8 grammi) e di almeno 150 € per un percorso degustazione a base tartufo.

Eppure, i dati parlano chiaro, e nel periodo ottobre/dicembre trovare una stanza o un posto libero per mangiare ad Alba e dintorni, è un’impresa.

Stefano Mosca, Dir. Gen. Ente Fiera del Tartufo Bianco di Alba

Per Stefano Mosca, direttore generale dell’Ente Fiera Del Tartufo Bianco d'Alba, in carica dal 2018, è tutta una questione di identità: “Organizziamo una fiera per generare flussi turistici su una precisa destinazione. Per attrarre quei flussi occorre avere una identità ed essere percepiti dalla domanda in modo chiaro. Ecco perché è importante lavorare sul tema dell’identità di un territorio. Alba è la città più importante, è identificata come destinazione a livello internazionale, ha un percepito forte e la motivazione è di carattere enogastronomico. Parliamo di qualcosa che è stato costruito negli anni, a partire da ciò che è stato fatto intorno ai nostri grandi vini. Il territorio poi è cresciuto ulteriormente con il lavoro svolto dall’Ente Fiera, che ha fatto del tartufo un brand”.

Sembra che il tartufo bianco si trovi solo ad Alba ma non è così.

“Esiste anche in altre zone d’Italia è vero ma da nessun’altra parte si è creato lo stesso interesse, né tanto meno si è riusciti a generare un simile indotto. Un altro aspetto importante per l’affermazione dell’identità di cui parlavo prima è la corrispondenza tra il percepito di chi arriva nel nostro territorio e le aspettative della domanda”.

Una fiera che non è quindi solo un “mercato” del tartufo bianco.

“Ripeto, non esiste un evento come il nostro, anche perchè nessuno è riuscito a creare delle vere e proprie esperienze intorno al tartufo come ha fatto Alba, inserendolo anche nella filiera dei servizi per la ristorazione. Alba non è una piazza mercatale di tartufo bianco ma un luogo dove è possibile vivere un’esperienza e questo vuol dire avere una identità, è ciò che ti stimola a venire ad Alba piuttosto che in altri luoghi”.

Presto ufficializzare i numeri di questa edizione conclusasi in queste ore ma delle previsioni sì.

“In termini di presenza abbiamo registrato un lieve aumento rispetto allo scorso anno. C’è stato un aumento di offerta di posti letto sul territorio, un rafforzamento del mercato americano e un buon ritorno del mercato asiatico rispetto agli ultimi due anni, ai box a causa della pandemia. Abbiamo consolidato i mercati tradizionali, e la Svizzera si conferma il nostro primo mercato in assoluto. Siamo tornati al periodo pre-Covid”.

Ma come si misura l’impatto di un evento su un territorio, e qual è l’organo preposto a tirare le somme, che saranno un importante punto di partenza e di riferimento per le aziende che sceglieranno di investire sul territorio?

L’Osservatorio Langhe Monferrato Roero è nato nel 2020 proprio con questo obiettivo, ossia quello di misurare, valutare, quantificare, dare una forma e un volume all’impatto turistico ed economico che un evento come la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco di Alba ha sul territorio delle Langhe Monferrato Roero e di conseguenza sul Piemonte.

L’Osservatorio è frutto dell’unione di intenti tra VisitPiemonte, Unioncamere Piemonte, Ente Turismo Langhe Monferrato Roero, Ente Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba e Banca d’Alba e il suo lavoro di analisi è utile ad orientare gli investimenti, gli investitori e gli addetti ai lavori.

Per fare queste analisi, l’Osservatorio usa vari strumenti legati alla raccolta e studio dei dati quali: telefonia mobile, rilevazioni statistiche, recensioni on line e analisi della soddisfazione dei clienti, transazioni, occupazione posti letto e strutture ricettive. Incrociando questi dati si ottiene il prospetto che dipinge la situazione dei flussi territoriali, con la possibilità di metterli a confronto con altri brand territoriali come la Franciacorta, la Borgogna o il Chianti.

Cosa ci dicono questi dati?

A inizio 2023 l’Osservatorio ha presentato il primo bilancio del turismo 2022 da cui si evince che: sul territorio di Langhe Monferrato Roero si sono registrati nel corso del 2022 620 mila arrivi; quasi 1.4 milioni di pernottamenti con un tempo di permanenza pari a 2,2 notti; la quota dei pernottamenti esteri supera quella italiana (57% - 43%); rispetto al 2021 si registra una crescita del 30% dei movimenti turistici, i valori del 2022 superano quelli del 2019 (ritenuto anno di riferimento in fatto di analisi): +13% di arrivi e quasi +18% di presenze.

Il periodo con il maggior numero di arrivi è quello autunnale: in particolare, nel mese di ottobre si registra l’arrivo di oltre 87.000 turisti, con una crescita del 3,3% rispetto al 2021 e del 17% rispetto al 2019. Allo stesso tempo si assiste ad una crescita dei flussi turistici anche nel periodo estivo: in confronto al 2019, nel periodo giugno-settembre si registra un aumento del 20% di arrivi e del 27% di presenze.

Leggendo questi dati è evidente come la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba influisca sui flussi turistici, che registrano i maggiori numeri in termini di transazioni, arrivi, e prenotazioni, proprio in concomitanza con l’evento, con un picco nel mese di ottobre, quando nell’arco di un paio di week end si registra il 14% dei turisti di tutto l’anno. L’onda lunga dell’evento è evidente anche dal rinnovato appeal che Langhe Monferrato Roero hanno acquisito nei mesi estivi e primaverili. Segno che le persone vengono per la Fiera e tornano l’anno successivo anche con la bella stagione, creando un indotto ancora più significativo.

I dati raccolti dall’Osservatorio ci dicono inoltre che, per quanto riguarda l’estero, il primo mercato di provenienza è la Svizzera, seguono la Germania, i Paesi Bassi e la Francia. Importante anche la presenza degli Stati Uniti con oltre 20.000 arrivi e circa 59.000 presenze, con un incremento rispetto al 2019 dell’11% di arrivi e del 17% di presenze.

Negli ultimi 10 anni il settore ricettivo di Langhe Monferrato Roero è cresciuto del 24% nelle strutture e del 16% nei posti letto, e di pari passo con lo sviluppo della Fiera del Tartufo, hanno preso corpo progetti collaterali che estendono il raggio d’azione della Fiera stessa.

Un micromondo sempre più ramificato quello che si muove intorno al tartufo, un interesse che non accenna ad assottigliarsi ed un successo che è stato ben sintetizzato dalle parole della presidente dell'ente Fiera Liliana Ellena in occasione dell’ultima edizione: «Ogni grammo di tartufo (venduto in Fiera n.d.r.) genera 20 euro di spesa (sul territorio n.d.r.), con un picco di 150 milioni nella stagione autunnale. Una ricaduta positiva su ristoranti e hotel e su tutti coloro che investono in questo territorio».

Numeri importanti, che spiegano bene perché il tartufo sia considerato, a ragione, l’oro bianco delle Langhe.

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Nadia Afragola