Home » Lifestyle » Salute » Toscana virus, cos’è l’infezione che ha colpito Tommaso Paradiso: sintomi, pappataci e rischio meningite

Toscana virus, cos’è l’infezione che ha colpito Tommaso Paradiso: sintomi, pappataci e rischio meningite

Toscana virus, cos’è l’infezione che ha colpito Tommaso Paradiso: sintomi, pappataci e rischio meningite
MILAN, ITALY – APRIL 22: Tommaso Paradiso performs at Unipol Forum of Assago on April 22, 2026 in Milan, Italy. (Photo by Sergione Infuso/Corbis via Getty Images)

Il cantautore ha raccontato di essere stato contagiato dalla puntura di un pappatacio. Il virus non circola soltanto in Toscana e, sebbene la maggior parte delle infezioni sia asintomatica o lieve, in alcuni casi può provocare meningite o meningoencefalite

È bastata la puntura di un insetto quasi invisibile per costringere Tommaso Paradiso a fermarsi e rinunciare a due appuntamenti musicali. «Una decina di giorni fa un pappatacio ha deciso di pungermi trasmettendomi il Toscana virus», ha raccontato il cantautore attraverso le storie di Instagram, spiegando di essere in via di guarigione ma di non avere ancora recuperato completamente le energie.

Paradiso non potrà quindi partecipare agli RTL Power Hits, in programma il primo settembre all’Arena di Verona, né ai Radio Zeta Future Hits del giorno successivo. Il racconto del cantante ha riportato l’attenzione su un’infezione ancora poco conosciuta dal grande pubblico, nonostante circoli stabilmente in Italia e in numerosi Paesi del Mediterraneo e venga considerata una delle principali cause di meningite virale durante i mesi estivi.

Il nome può trarre in inganno, perché il Toscana virus non è presente esclusivamente nella regione dalla quale ha preso la propria denominazione. Può essere trasmesso a persone di qualunque età attraverso la puntura dei pappataci infetti e la sua circolazione coincide con il periodo di attività di questi insetti, che nel bacino del Mediterraneo può estendersi dalla primavera fino all’autunno inoltrato, con il picco durante i mesi più caldi.

Che cos’è il Toscana virus

Il Toscana virus, indicato anche con la sigla Tosv, appartiene al genere Phlebovirus e alla famiglia Phenuiviridae. È stato isolato per la prima volta nel 1971 da pappataci raccolti in Toscana, circostanza alla quale deve il proprio nome, mentre le prime prove della sua capacità di provocare una malattia nell’uomo risalgono agli anni Ottanta.

La sua distribuzione è oggi molto più estesa rispetto a quanto suggerisca la denominazione. Il virus è stato individuato in diversi Paesi dell’Europa meridionale, tra cui Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Grecia, Croazia, Malta, Cipro e Turchia, oltre che in alcune aree dell’Africa settentrionale. La circolazione dipende dalla presenza dei pappataci capaci di trasmetterlo e dalle condizioni climatiche ed ecologiche che ne favoriscono l’attività.

In Italia, dunque, non si tratta di un problema limitato alla Toscana. Il virus è stato segnalato anche in altre regioni e viene monitorato nell’ambito della sorveglianza nazionale delle arbovirosi. Nel corso del 2025, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, sono stati confermati 116 casi, 115 dei quali autoctoni e uno associato a un viaggio all’estero. Il numero reale delle infezioni potrebbe però essere più elevato, perché molte persone non sviluppano sintomi o presentano disturbi talmente lievi da non arrivare a una diagnosi.

Come si prende il Toscana virus

La trasmissione avviene attraverso la puntura di una femmina infetta di pappatacio, un piccolo insetto appartenente al genere Phlebotomus. Le specie riconosciute con certezza come vettori del Toscana virus sono Phlebotomus perniciosus e Phlebotomus perfiliewi, anche se gli studiosi ritengono possibile il coinvolgimento di altre specie.

Non sono state riconosciute modalità di trasmissione diretta da persona a persona e, in base alle conoscenze attuali, gli esseri umani sono considerati ospiti terminali, incapaci cioè di mantenere e amplificare autonomamente la circolazione del virus.

Il periodo nel quale il contagio è più probabile coincide con l’attività dei pappataci. Nel Mediterraneo i casi vengono segnalati indicativamente da aprile a novembre, con una concentrazione maggiore tra luglio e settembre, ma il rischio può proseguire anche in ottobre quando le temperature rimangono favorevoli. È per questo che il caso di Tommaso Paradiso, verificatosi alla fine dell’estate, rientra pienamente nella stagionalità dell’infezione.

Quali sono i sintomi del Toscana virus

La maggior parte delle infezioni è ritenuta asintomatica oppure paucisintomatica, con disturbi lievi che possono essere scambiati per quelli di una comune sindrome influenzale estiva. Quando la malattia si manifesta, il periodo di incubazione dura generalmente tra tre e sette giorni, ma può arrivare fino a due settimane.

L’esordio può essere improvviso e caratterizzato da febbre alta, mal di testa, stanchezza, dolori muscolari, nausea, vomito e malessere generale. In alcuni pazienti può comparire anche un’eruzione cutanea. La mancanza di sintomi specifici rende difficile distinguere l’infezione da altre malattie virali basandosi soltanto sul quadro clinico, motivo per cui la conferma richiede esami di laboratorio.

La maggior parte delle persone guarisce senza conseguenze, ma il Toscana virus possiede una capacità neuroinvasiva e, in una parte dei casi, può raggiungere il sistema nervoso centrale provocando meningite, encefalite o meningoencefalite. Febbre elevata associata a un mal di testa particolarmente intenso, rigidità del collo, vomito persistente, alterazioni dello stato di coscienza o altri disturbi neurologici richiede una valutazione medica tempestiva.

Il riferimento alla meningite non deve però trasformarsi in allarmismo. Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, la maggioranza delle infezioni rimane asintomatica o si limita a una malattia febbrile, mentre la mortalità è considerata eccezionale. Le forme neurologiche meritano attenzione perché, nell’Europa sud-occidentale, il Toscana virus è tra le cause più frequenti di meningite asettica insieme agli enterovirus e agli herpesvirus.

Come viene diagnosticata l’infezione

I sintomi non consentono da soli di riconoscere con certezza il Toscana virus, perché possono sovrapporsi a quelli provocati da altri agenti infettivi, compresi il virus West Nile, gli enterovirus e gli herpesvirus. La diagnosi richiede quindi specifiche indagini virologiche.

Durante la fase acuta, il materiale genetico del virus può essere ricercato nel sangue o nel liquido cerebrospinale attraverso test molecolari. La diagnosi può inoltre basarsi sulla ricerca degli anticorpi e sull’osservazione della loro comparsa o del loro aumento tra campioni prelevati in momenti diversi.

Le forme lievi possono sfuggire alla sorveglianza perché raramente portano al ricovero o all’esecuzione di test specifici. I casi ufficialmente registrati rappresentano quindi soprattutto la parte clinicamente più evidente dell’infezione, in particolare quando compaiono manifestazioni neurologiche.

Esistono una cura o un vaccino?

Al momento non esistono un farmaco antivirale specifico né un vaccino autorizzato contro il Toscana virus. Il trattamento è sintomatico e dipende dalla gravità delle manifestazioni, mentre le forme neurologiche più importanti possono richiedere il ricovero ospedaliero e, nei casi più severi, l’assistenza in terapia intensiva.

Nelle infezioni lievi l’organismo riesce generalmente a eliminare il virus e i disturbi si risolvono con il tempo. È comunque importante non affidarsi all’autodiagnosi, soprattutto quando la febbre e il mal di testa sono intensi, persistono o si accompagnano a rigidità del collo e sintomi neurologici.

Come proteggersi dalle punture dei pappataci

In assenza di un vaccino, la prevenzione dipende dalla capacità di ridurre l’esposizione alle punture. L’Ecdc raccomanda l’utilizzo di repellenti seguendo attentamente le istruzioni riportate sull’etichetta, l’impiego di indumenti che coprano la maggior parte del corpo e, durante il riposo, l’uso di ambienti dotati di zanzariere o aria condizionata e di reti trattate con insetticida.

Il Toscana virus non è dunque una nuova infezione arrivata improvvisamente in Italia e neppure una malattia confinata alla regione che gli ha dato il nome. Il caso di Tommaso Paradiso offre piuttosto l’occasione per accendere i riflettori su un virus mediterraneo ancora sottodiagnosticato, trasmesso da un insetto molto comune durante la stagione calda e capace, nella maggior parte dei casi, di provocare disturbi lievi, ma anche di determinare manifestazioni neurologiche che non devono essere sottovalutate.

© Riproduzione Riservata