Ci si sfianca solo a leggere cos’è quest’infido demone dell’Hyrox, suprema disfida per il corpo, grande agitatore della mente, che è chiamata a orchestrare un continuo, serrato, estenuante movimento.
Si tratta di una sequenza di otto esercizi che impongono acrobatiche variazioni sul tema della fatica: trainare e spingere carichi, remare da seduti e sciare in piedi con l’aiuto di un attrezzo, caricarsi cose dalle forme assortite sulla schiena, camminare sorreggendo pesi, lanciarsi in avanti e infine flettersi prima di colpire un bersaglio, finendo per assomigliare a un elastico irrequieto, a una pallina schizofrenica.
Come se già non si fosse nei territori del cimento sovraumano, ogni tappa, pardon stazione, è inframmezzata da un chilometro di corsa, così alla fine, ansimando e maledicendosi, se ne coprono otto. Il tutto avviene durante una gara a tempo, a cui all’ansia di non farcela si aggiunge quella di trovarsi attorno chi ce la fa troppo presto, con superba e trasognata leggerezza. Peraltro, l’azione si svolge davanti a un plotone di testimoni: il pubblico nei paraggi che incita, applaude, filma e posta sui maledetti social questo fiume di sudore collettivo.
Ognuno trova il suo passo

Poteva legittimamente essere l’ennesimo «Ironman», una di quelle derive per impallinati fisicati che sommano lunghe distanze in bici, sui piedi e persino a nuoto, invece è diventato l’opposto della nicchia: l’ultima mania del fitness, con oltre 1,5 milioni di partecipanti solo ai 135 eventi ufficiali organizzati in 45 Paesi, più di 15 mila centri affiliati dove allenarsi, per il gusto di competere contro sé stessi o, al massimo, per pudore, con i compagni di corso.
La ragione di tanto successo, alla luce di quanto spiegato finora, suona controintuitiva: «L’Hyrox è democratico, è aperto a tutti, a prescindere da quale sia il livello di preparazione» dice serissima Camilla Contesso, uno dei nostri orgogli nazionali, che ha all’attivo 14 podi e un curriculum da globetrotter, con presenze ai recenti mondiali di Nizza, Chicago e Stoccolma, più agli Europei di Vienna e Londra. Almeno, dunque, bisogna concederle di motivare le sue affermazioni: «Per prima cosa» afferma «anziché correre, si può camminare o assecondare il fiato. Invece di fare tutti gli esercizi, ci si può alternare con altri nelle varie stazioni, prediligendo quelli in cui si è più abili. E nessuno impone di mettere il turbo e impiegarci un’ora: si può finire anche in cinque. Io consiglio a tutti di cominciare in coppia: non solo è meno faticoso, è più divertente».
Vietato solo ai novantenni

L’Hyrox, oltre a essere diviso per fasce d’età (esiste pure quella tra gli 85 e i 89 anni: per i novantenni niente da fare, si rassegnino), si presta alle staffette della sgobbata, al diluire la tenzone, a far passare l’idea che quel che conta è riuscirci con i propri mezzi o grazie al gioco di squadra. «Arrivare fino in fondo è un potente strumento di autostima. Dà alle persone la sensazione di aver chiuso un cerchio, di aver inseguito un obiettivo ed essere riusciti a raggiungerlo» racconta Contesso, che lavora per Virgin Active, la catena di palestre che nei suoi centri in Italia e all’estero organizza classi per prepararsi al meglio a queste prove di forza, tenacia e ragion pratica dell’impegno.
«Il successo di Hyrox racconta molto bene come stia cambiando il modo di allenarsi» commenta Alessandro Garibaldi, Global Brand Director di Virgin Active. «Oggi le persone cercano esperienze che abbiano una direzione: vogliono porsi un obiettivo, seguire un percorso e condividere il viaggio con altri. È una tendenza che osserviamo ogni giorno anche nei nostri Social Wellness Club, dove l’allenamento non è più un momento isolato, ma parte di un’esperienza più ampia fatta di continuità, relazione e crescita personale. Nell’esperienza di allenamento dei nostri Club, vogliamo mettere a disposizione dei nostri soci tutti gli strumenti per affrontare questo percorso nel modo migliore, dalla programmazione al coaching qualificato, fino al recupero e a una dimensione collettiva che aggiunge all’allenamento qualcosa che a volte manca: un motivo in più per continuare».
Il piacere di stare insieme
I corsi sono molle per nuovi legami, fuori dalla cerchia dei colleghi e delle amicizie: «Si conoscono persone che altrimenti non sarebbero mai entrate in contatto. Con il mio gruppo abbiamo il piacere di stare insieme». Insomma, lo sport come social network, nel senso pieno del termine. E come moda, è inevitabile: ecco che Hyrox, non un nome generico ma un marchio, ha trovato i suoi partner nell’abbigliamento sportivo, negli accessori tecnologici, nelle proteine per nutrire i muscoli. E online si possono acquistare accessori di ogni tipo per perfezionarsi all’aperto o a domicilio, dalle corde ai kettlebell (vedi sotto).
Dal fenomeno di costume a quello di consumo il passo, al solito, è stato breve. Resta la bellezza di certe storie eccezionali che ogni tendenza scrive e si porta dietro, come quella della stessa Camilla Contesso. Lei il logo di Hyrox, una rappresentazione grafica dell’incontro tra varie attività, ha deciso di tatuarselo sulla caviglia: «Sono stata la prima al mondo a farlo». Non c’entra né il marketing né qualche sponsorizzazione pagata profumatamente: «Ero sovrappeso per un problema ormonale, avevo addosso 35 chili più del dovuto e allora ho smesso di mangiare. Hyrox mi ha cambiata: mi ha dato un’identità da atleta che nella vita non avrei mai pensato di poter raggiungere. Mi ha messo intorno una comunità di persone felici di sostenermi, di starmi vicine nei momenti davvero difficili». Che, purtroppo, non sono la sfacchinata di trascinare due pesi prima di affrontare un altro chilometro di corsa.
Kettlebell: la palestra è diventata portatile

Oltre a essere uno degli accessori necessari per portare a termine l’hyrox, il kettlebell è uno strumento parecchio flessibile per allenare il corpo, indipendentemente dal proprio livello di preparazione fisica. Come suggerisce l’assonanza del nome, può essere paragonato a una specie di palla dal peso variabile a cui è agganciata una maniglia che serve a sollevarlo e trasportarlo agevolmente.
Il suo punto di forza è l’estrema versatilità: può essere utilizzato per molteplici tipologie di allenamenti, migliorando sia la capacità di resistenza fisica che l’esplosività. Inoltre, la sua forma favorisce le rotazioni e altri movimenti più complessi, che contribuiscono a integrare una buona preparazione atletica. Si tratta, in sostanza, di una piccola palestra portatile, dall’ingombro minimo anche in uno spazio domestico, che non rischia di rovinare parquet e pavimenti, come i classici manubri a cui vengono agganciati i pesi.
Sul mercato si trovano infatti prodotti made in Italy come 24 kb – Kettlebell, ingegnerizzati con un rivestimento morbido al tatto che, in caso di urti, ritorna rapidamente alla forma originale. Sono piacevoli da maneggiare e, allo stesso tempo, assorbono le cadute, proteggendo le superfici da eventuali danni accidentali.
