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La rinascita di Taranto passa dal food

Al centro di discussioni «negative» sull'ambiente legato al problema dell'Ilva una delle perle del sud riparte dalle sue eccellenze gastronomiche

A Taranto c’è stata la mattanza contro la natura. In nome del progresso. A Taranto grazie ad una acciaieria la terra è stata per anni battuta dai veleni. È stato un disastro ambientale e umano, in cui in tanti sono stati “tatuati dalla polvere” per citare Fulvio Colucci nel suo “Ilva Football Club”, uno che a Taranto c’è nato, ci vive e ci lavora (nel ’95 ha vinto il premio “Ilaria Alpi”): “Un impazzimento. La dimostrazione che il degrado ambientale e il degrado umano diventano la stessa cosa. Il veleno in cambio del pane. Anzi, il veleno spalmato sul pane”.

Poi il buio e nel mentre un coraggio inaudito. Della gente. Di chi è rimasto, della natura che è ripartita. Lenta. Lentamente. Oggi è il tempo della rinascita, del riscatto sociale, dei percorsi di insegnamento. Un romanzo collettivo, popolare.

Il paradosso: è il cibo, il vino, i prodotti della terra e del mare che stanno riportando la luce a Taranto.

Pizzaioli, cuochi provenienti da ogni angolo del mondo, cuochi tarantini, vignaioli, contadini, pescatori, tutti si sono dati, nei giorni scorsi, appuntamento a Taranto per Ego Festival (acronimo di Eno-Gastro-Orbite), l’evento enogastronomico dell’anno organizzato dall’Associazione Enogastro Hub, guidata da Monica Caradonna, giornalista e volto di Linea Verde Life, tarantina purosangue e da Ilaria Donateo.

Taranto, la regina della Magna Grecia veste i panni della capitale del gusto, chi lo avrebbe detto e lo fa anche grazie a Cozza in the City, il festival pop dedicato alla cozza tarantina, quella allevata tra mar Piccolo e mar Grande, presidio Slow Food che riunisce 24 mitilicoltori chiamati a rispettare un rigoroso disciplinare che parte da un sistema di acquacoltura sostenibile (si parte dall’utilizzo di reti biodegradabili e compostabili e di imbarcazioni in legno) ma tiene conto anche della necessità di tracciare il prodotto. Nel mirino l’ottenimento della certificazione DOP.

La novità di quest’anno è stato però il Festival della Pizza, alla base la voglia di far partire un messaggio importante per la valorizzazione dell’identità locale. Si parte dalla focaccia barese e laertina.

Appuntamenti enogastronomici utili per la comunità che raccontano anche il fattore umano del mare. Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci non lesina commenti: “Stiamo mettendo il massimo impegno per accelerare quel processo di rigenerazione sociale, economica, ambientale e culturale che sarà capace di trasformare Taranto da esempio di un modello industriale ormai superato ad una realtà urbana in cui tradizione, innovazione, sostenibilità ed accoglienza avranno il merito di riposizionare la sua immagine a livello internazionale”.

Nello stesso solco il vicesindaco e Assessore allo Sviluppo Economico Turismo e Sport Gianni Azzaro: “Questi appuntamenti che coinvolgono tante realtà locali ci rendono partecipi di uno sviluppo economico alternativo a quello che conosciamo e da cui vogliamo affrancarci”.

Monica Caradonna

Abbiamo incontrato Monica Caradonna, figlia di Taranto, anima di Ego Festival.

Taranto rinasce. Dice che ci riusciamo?

Assolutamente sì, non ho dubbi. Si stanno creando tutte le condizioni per cambiare la narrazione della città. Ci sono tante iniziative che stanno segnando un cambio di passo in campo, soprattutto, culturale e artistico. Per fortuna ci sono tante persone che credono in questa rinascita.

Si parte dal cibo, dalla terra. A Taranto. Sarà mica un paradosso?

Se solo ci rendessimo conto che siamo una città immersa nel mare e di quel mare prendessimo tutte le suggestioni, dal campo enogastronomico a quello ambientale, culturale, faremmo bingo. Noi di Ego Festival abbiamo iniziato dal campo enogastronomico, celebrando la cozza tarantina, dando spazio agli chef e chiamando a racconta esponenti del settore da tutto il mondo. E solo per fargli scoprire le nostre materie prime. Ma non siamo soli a lavorare sul territorio, penso ai ragazzi della Jonian Dolphin Conservation, associazione che dal 2009 svolge attività di ricerca scientifica e di tutela dei cetacei nel Golfo di Taranto-Mar Ionio Settentrionale. Stanno facendo un lavoro incredibile per tutelare il nostro mare. Per tutto quello che ho appena detto credo che la strada che abbiamo intrapreso sia quella giusta.

È da poco calato il sipario su Ego Festival. Come è andata?

Al di là di qualsiasi aspettativa, con numeri importantissimi tra i laboratori, i festival, le mostre fotografiche. Ma a parte i numeri a me interessa la sostanza e il lato culturale, non è un caso che io dica sempre che questo Festival vuole fare la differenza da un punto di vista culturale.

Quest’anno la novità è stata il Festival della Pizza.

Abbiamo messo insieme alcune tra le migliori menti del mondo della pizza pugliese e abbiamo lanciato loro una sfida. In Puglia continuiamo a sentire parlare di pizza napoletana, romana, casertana ma, con tutto il rispetto per gli amici che la fanno benissimo, abbiamo pensato di lanciare una proposta: lavorare ad un modello di pizza pugliese contemporanea. Abbiamo materie prime che possono essere un punto di partenza incredibile come l’olio.

Per la prossima edizione di Ego Festival dovremo attendere il 2026.

Vero, ma in attesa della prossima edizione di Ego Festival, che sarà tra due anni, organizzeremo una serie di eventi culturali legati all’enogastronomia, all’incontro e alla contaminazione. La prossima edizione coincide con i Giochi del Mediterraneo, ecco perché il Festival avrà come taglio il Mediterraneo. Le date? Voglio capire quando sono i giochi per non accavallarmi e magari arrivare un attimo prima. Dandoci sempre appuntamento a maggio.

Il cibo definisce l’identità di un popolo. Diamo un senso a questa espressione spesso abusata.

Noi un senso lo diamo con i fatti. Le piccole comunità sono pezzi di mondo dove si sviluppa un coacervo di biodiversità culturali pazzesco e il cibo fa parte di questo paniere che al suo interno ha storia, tradizioni, folclore, materie prime, tutte cose che noi stiamo recuperando.

A Taranto c’è un’antica tradizione sulla coltivazione delle ostriche e si stanno reimpiantando. La vera sfida per noi è stata quella di far arrivare chef da tutto il mondo per portarli al mercato rionale. Uno chef olandese ha assaggiato le cozze al mercato e le ha scelte per un suo piatto. Il nostro Martino Ruggeri, fresco delle sue due Stelle Michelin a Parigi ha presentato un piatto che ha in carta, ostrica e yuzu, preparato con le ostriche pugliesi del lago di Varano, siamo in provincia di Foggia. Hanno un sapore completamente diverso da quelle francesi. Un pastry chef, che arrivava da una cucina con due Stelle Michelin, ha assaggiato le nostre albicocche e le ha scelte per il suo gelato. Tutto questo è una vittoria perché attraverso le materie prime, noi promuoviamo il territorio. Questo tipo di contaminazione è fondamentale perché poi saranno loro, questi cuochi a farsi Ambassador della mia terra. Vince Taranto, vince la Puglia, vincono tutti quelli che hanno scelto di essere al nostro fianco a partire dai Consorzi del vino, dell’olio.

Se solo fosse più raggiungibile Taranto, meglio collegata la Puglia.

Ci sono stati degli errori. Taranto è la città più industrializzata del Mezzogiorno, c’è l’ex Ilva, c’è l’Eni, c’è il Porto Mercantile, c’è la Marina Militare; eppure, da noi non arriva l’autostrada, non arriva l’aeroporto. Questo è gravissimo perché per quanto ci si sforzi e impegni per invertire la rotta ci si scontra sempre con questi limiti. Se devo arrivare a Taranto in macchina l’autostrada mi lascia a 23 km, se devo arrivare in aeroporto arrivo a Brindisi, e poi mancano ancora 45 km. Siamo meno competitivi rispetto agli altri, però nonostante questo qualcuno è stato capace di creare delle isole felici, nel brindisino, nella zona di Fasano. Si sono aperti al mondo creando un appeal pazzesco, sono stati bravi a fare squadra e rete facendo una buona promozione del loro territorio, ma in questo caso entrano in gioco i privati, penso a Borgo Egnazia o Torre Coccaro che hanno saputo posizionare le loro strutture a livello internazionale.

ULTIMA ORA. SOSTENIBILITÀ E POLITICHE ALIMENTARI, TARANTO È UFFICIALMENTE NELLA RETE EUROCITIES/MUFPP

Proprio in queste ore una delegazione del Comune di Taranto guidata proprio dal vicesindaco Azzaro, è stata protagonista a Varsavia in occasione dell’iniziativa realizzata e promossa da Eurocities, l'organizzazione fondata nel 1986 dai sindaci di sei grandi città europee (Barcellona, Birmingham, Francoforte, Lione, Milano, Rotterdam).

L’appuntamento ha un cappello preciso, dal titolo “Innovation and resilience for urban food system”, sul tavolo la firma del “Milan Urban Food Policy Pact”, il patto internazionale che impegna i sindaci a lavorare per rendere sostenibili i sistemi alimentari, garantendo cibo sano e accessibile a tutti, preservando la biodiversità e lottando contro lo spreco alimentare. Il capoluogo ionico è ufficialmente entrato a far parte della rete più importante di città europee attive nell’applicazione di un piano di transizione significativo per quanto riguarda la sostenibilità alimentare.

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Nadia Afragola